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    L’altro lato del Bangladesh

    Il turismo ecosostenibile potrebbe rappresentare l'occasione di ribaltare gli stereotipi che affliggono il Paese

    Di Matteo Garavoglia
    Pubblicato il 8 Lug. 2014 alle 05:29 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:42

    Non solo catastrofi ambientali, violenze legate a motivi politici o lo sfruttamento economico di un territorio ancora molto povero. In Bangladesh, da quindici anni a questa parte, l’ecoturismo sta cercando di ritagliarsi uno spazio sempre più importante.

    L’offerta interna non manca. Siti naturali come Sundarbans, la foresta di mangrovie più grande al mondo situata a cavallo tra India e Bangladesh, o Cox’s Bazar, città che ospita una delle più lunghe spiagge naturali del globo, rappresentano delle opportunità di crescita economica e sociale che il governo sta cercando di cogliere a pieno.

    Al confine della foresta bengalese, la possibilità di incrociare sul proprio cammino la famosa tigre del Bengala o i delfini d’acqua dolce che vivono nel Gange garantisce, agli amanti della natura, un’occasione particolare di turismo ecosostenibile. E una volta spostatisi nel sud-est del Paese, camminare lungo l’incontaminata spiaggia di Cox’s Bazar, con il privilegio di potersi godere sia l’alba che il tramonto dallo stesso posto, fa capire quanto siano unici al mondo questi luoghi naturali.

    Uno studio dell’Asian Productivity Organization (APO) ha rimarcato come negli ultimi vent’anni il governo abbia avuto un occhio di riguardo per l’ecoturismo. Dal 1992, infatti, la nascita di una politica nazionale del turismo ha identificato cinque aeree chiave di sviluppo del settore, dalla preservazione della cultura locale al mantenimento dei siti naturali.

    Successivamente, l’istituzione di una regolamentazione a favore dell’investimento privato e, nel 2000, un programma nazionale di salvaguardia delle tigri del Bengala, a rischio estinzione, hanno potenziato molto il settore turistico del Paese.

    I numeri sembrano dare ragione a questa scelta. Come sottolinea il World Travel & Tourism Council, la percentuale della popolazione impiegata nel settore è in aumento. Nel 2012 il turismo rappresentava il 3,7 per cento dell’intera industria del lavoro, nel 2023 si stima aumenterà al 4,2 per cento, con un milione in più di persone impiegate.

    Anche i visitatori internazionali sembrano seguire questo trend di crescita. Nonostante il mercato principale risulti essere quello domestico, che nel 2012 rappresentava il 97,7 per cento della spesa totale legata a motivi di viaggio, i turisti internazionali stanno aumentando. Sempre nel 2012, si attesta che fossero poco più di trecentomila. Nel 2023, probabilmente verrà abbattuta la barriera dei cinquecentomila.

    I viaggi ecosostenibili rappresentano in Bangladesh una buona opportunità di crescita, grazie anche a siti naturali che hanno soltanto bisogno di essere valorizzati.

    I problemi strutturali, tuttavia, restano e potrebbero rappresentare un serio limite allo sviluppo del settore. La tremenda condizione delle strade, le infrastrutture carenti, l’alto rischio di calamità naturali (si stima che nel 2007 il ciclone Sidr abbia causato tra le 5.000 e le 10.000 vittime) e le violenze politiche che alle ultime elezioni del gennaio 2014 hanno causato 24 morti, lasciando una lunga scia di polemiche, sono i principali aspetti che affliggono quotidianamente il Paese.

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