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    Caso Khashoggi, la Cnn: “L’Arabia Saudita si prepara ad ammettere che il giornalista è stato ucciso in un interrogatorio”

    Credit: Afp

    Secondo fonti ascoltate dalla Cnn, Riad sarebbe pronta ad ammettere che il giornalista dissidente saudita è stato ucciso in seguito a un interrogatorio finito male

    Di Marta Facchini
    Pubblicato il 16 Ott. 2018 alle 14:40 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:23

    “L’Arabia Saudita si prepara ad ammettere che il giornalista Jamal Khashoggi è stato ucciso in seguito a un interrogatorio andato male. Un interrogatorio che avrebbe dovuto portare a un suo sequestro dalla Turchia”. A riportarlo è la Cnn, citando due fonti che sostengono che l’operazione non sarebbe stata autorizzata dalle autorità, sarebbe stata condotta senza trasparenza e che i responsabili saranno giudicati.

    Secondo le indiscrezioni della Cnn, l’Arabia Saudita ammetterà anche di avere pianificato un rapimento di Khashoggi per riportarlo presumibilmente in patria.

    Questo confermerebbe quanto sostenuto finora dalla Turchia, che ammette di possedere file audio e video a conferma della tortura subita dal giornalista dissidente, in auto esilio da un anno negli Stati Uniti, che si era recato nella sede consolare saudita a Istanbul per ottenere documenti sul suo divorzio e non è più uscito.

    Secondo la Cnn, le autorità saudite prenderanno i dovuti provvedimenti contro i responsabili di quanto accaduto per mano di funzionari d’intelligence privi dei via libera necessari.

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, lunedì 15 ottobre, ha reso noto di aver parlato al telefono con il re saudita Mohammed bin Salman. Quest’ultimo aveva assicurato al Tycoon di ignorare cosa sia successo al collaboratore del Washington Post ed ex direttore del quotidiano arabo Watan.

    Lo stesso Trump ha comunicato che il segretario di Stato Mike Pompeo si recherà presto a Riad per avere un confronto con Salman sulla sorte di Khashoggi.

    Il Regno Unito, la Francia e la Germania si sono detti “gravemente preoccupati”. In un comunicato congiunto, i ministri degli Esteri dei tre paesi – il britannico Jeremy Hunt, il francese Jean-Yves Le Drian e il tedesco Heiko Maas – hanno affermato che trattano l’incidente “con la massima serietà” e che hanno chiesto l’apertura di un’indagine.

    Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stanno inoltre valutando l’ipotesi di boicottare la “Davos nel deserto”, il summit dei giganti della finanza e dell’economia organizzato da Riad. I numero uno di Blackstone, Stephen Schwarzman e di BlackRock, Larry Fink, hanno già fatto sapere che non si recheranno al vertice. La stessa cosa ha fatto il capo di JP Morgan, Jamie Dimon.

    Reagendo alle minacce di sanzioni internazionali, l’Arabia Saudita ha promesso azioni verso qualsiasi ritorsione.

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