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    Italia-Spagna: due Paesi simili con traiettorie opposte

    Credit: AGF

    Crescita, occupazione e transizione energetica: nonostante la stessa base strutturale, ecco perché Madrid accelera, Roma rallenta

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 24 Apr. 2026 alle 10:52

    Tra le principali nazioni europee che si affacciano sul Mediterraneo, Spagna e Italia sono Paesi con problemi strutturali simili ma con traiettorie assai ben diverse. Se si guarda al Pil (Prodotto interno lordo), lItalia resta uneconomia più grande in termini assoluti, ma è la Spagna a correre più veloce. Il nostro Paese, infatti, rimane la terza economia dellEurozona, davanti a Madrid, ma è la dinamica di crescita a fare la differenza tra le due nazioni. Dal 2009 al 2025, infatti, la Spagna ha superato la media dell’Eurozona, con una crescita cumulata del 9,8%. L’Italia, invece, nello stesso periodo è cresciuta di circa il 3%. Nel 2026, il Pil iberico dovrebbe crescere tra il 2,1% e il 2,3%, in lieve rallentamento rispetto al 2025, mentre quello italiano dovrebbe assestarsi al +0,5%. Il divario tra Roma e Madrid è ancora più evidente per quello che riguarda il lavoro. La Spagna, infatti, registra un aumento dell’occupazione e una diminuzione della precarietà. L’esecutivo Sanchez, inoltre, ha di recente aumentato il salario minimo legale, misura che in Italia non c’è, dove i salari sono stagnanti da oltre un decennio. Nel nostro Paese, inoltre, si registra un aumento dell’occupazione ma con una maggiore diffusione di lavoro precario e part-time involontario.
    Molte delle differenze tra i due Paesi sono dovute anche a una gestione diversa dei fondi della Next Generation Eu. Nonostante Roma e Madrid siano stati i principali beneficiari del programma, gli approcci sono stati diversi. La Spagna ha usato i fondi in modo più centralizzato e strategico mentre lItalia ha incontrato maggiori difficoltà attuative e diversi ritardi. La più grande differenza, in tal senso, si è palesata nel campo dell’energia. Gli investimenti nelle energie rinnovabili e la transizione energetica permettono oggi alla Spagna non solo di essere meno dipendente dal gas ma anche di ridurre drasticamente i costi. Dal 2020 al 2025, il Paese iberico ha aggiunto oltre 40 gigawatt di nuova capacità eolica e solare, raddoppiando in appena cinque anni la potenza installata. Nel 2024, il 57 per cento dell’elettricità prodotta in Spagna è arrivato da fonti rinnovabili, l’Italia, la cui energia primaria italiana deriva dal gas, invece, si è fermata al 41%. Le differenze si sono rese evidenti durante la guerra in Iran e la crisi conseguente alla chiusura dello stretto di Hormuz. Come sottolineato dallo stesso Sanchez, infatti, a marzo 2026 la Spagna, in alcune giornate, è arrivata a pagare l’elettricità 14 euro per megawattora mentre Italia, Francia e Germania superavano i 100 euro. Il confronto tra Italia e Spagna racconta due modelli diversi: uno che punta su salari più alti, investimenti pubblici e stabilità del lavoro per sostenere la crescita, e un altro che, pur mantenendo maggiore prudenza, fatica a ritrovare lo stesso dinamismo economico.

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