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    Gli Iaioflautas, i nonni indignati della Spagna

    In gioventù hanno affrontato il franchismo, ora aiutano i nipoti nella lotta contro la crisi del lavoro. Ecco i nuovi Indignados

    Di Angelo Attanasio
    Pubblicato il 5 Nov. 2012 alle 08:00 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:31

    Iaioflautas nonni indignati della Spagna

    Si riconoscono subito, con la pettorina fosforescente e i capelli argentati. Hanno solo un anno, ma non manca loro l’esperienza. Nelle sempre più frequenti manifestazioni di protesta tutti li vogliono accanto, per ascoltare la loro opinione o solo per sentirne l’appoggio. Sono gli Iaioflautas, i nonni ribelli, la nuova avanguardia del movimento degli indignati spagnoli. “Sono qui affinché le nuove generazioni vivano meglio di noi”, afferma orgoglioso Adrián Rizquez, 76 anni portati con leggerezza. Lui si è unito al gruppo fin dal primo giorno, per lottare per i diritti dei suoi nipoti adolescenti e per quelli di tutti gli altri. “O per tutti o per nessuno”, scandisce, e nella sua voce riverbera l’eco delle sue battaglie contro il franchismo, condotte tra le file dell’allora clandestino Partito Comunista. Un messaggio che ora equivale a uno stendardo per gli oltre 350 membri di questo movimento, nato quasi per scherzo attorno al tavolo di un ristorante cinese di Barcellona il 27 ottobre di un anno fa.

    Alcuni di loro, davanti a un piatto di involtini primavera, avevano appena ascoltato l’ex presidente della regione di Madrid, Esperanza Aguirre, apostrofare i giovani indignados con l’appellattivo spregiativo di perroflautas, cioè perditempo, fannulloni. E loro, che sono nonni – in catalano, affettivamente, iaios –, hanno deciso per ripicca di battezzarsi Iaioflautas e di lottare a fianco dei loro nipoti. Un’idea che si è rapidamente diffusa nelle altre città più importanti della penisola iberica.

    “Ti va di occupare una banca?”. “Certo!”, rispose al telefono Rosario quella mattina. Sapeva che la sua amica Antonia non stava scherzando e non ci pensò due volte. Si ritrovarono poco dopo in piazza Catalunya con una decina di altri nonni. Il loro obiettivo era occupare la sede centrale del Banco Santander, nell’elegante Paseo de Gracia di Barcellona, per protestare contro le condizioni imposte dalle banche a chi non riesce a pagare il mutuo della casa. Alcuni ragazzi che si erano uniti a loro iniziarono a raccontare via Twitter la protesta e di lì a poco l’hashtag #iaioflautas si trasformò in trending topic. Era la loro prima azione, anche se a loro piace chiamarle “marachelle”. Da allora ne hanno organizzate più di 20: hanno occupato la borsa di Barcellona, alcuni centri di salute, il consolato tedesco e perfino il Dipartimento dell’Interno della regione catalana, sempre in maniera pacifica.

    Rosario Cunillera adesso è la tesoriera del gruppo e Antonia Jover è una delle coordinatrici. “Ma a me non piace personalizzare. Tutti siamo coordinatori”, dice Antonia con la voce sicura di chi si definisce una niña del franchismo. Nata subito dopo la guerra civile da genitori repubblicani, entrò in carcere con sua madre quando aveva due mesi. Suo padre lo conobbe per la prima volta a 16 anni. Anche per questo non ha mai abbandonato la lotta politica. “Quando ero giovane lottavo contro la dittatura. Adesso contro il potere delle banche e della finanza. L’unica differenza è che oggi almeno non c’è bisogno di entrare in clandestinità”, nota con un sorriso divertito. Si capisce come sia stata sua l’idea di far stampare sulle pettorine giallo fosforescenti la scritta “Sì alla memoria storica. Chi non riconosce il passato non ha identità”.

    L’identità del movimento degli Iaioflautas invece è ben definita. Nel loro manifesto esprimono il rifiuto della nuova riforma del lavoro approvata dal Parlamento, condannano la politica dei tagli alla sanità e all’educazione pubblica portata avanti dal governo conservatore di Mariano Rajoy e si oppongono agli sfratti forzosi da parte delle banche. Ma nelle assemblee mensili, sempre più frequentate, l’argomento principale attorno a cui converge il dibattito è il lavoro. La Spagna ha raggiunto un tasso di disoccupazione del 25 per cento e le politiche di tagli alla spesa pubblica promosse dal Pp, al potere dallo scorso dicembre, non hanno permesso al Paese di uscire dalle secche della drammatica crisi in cui è incagliato da più di 4 anni. Le frange sociali più colpite sono quelle dei giovani, che registrano i tassi di disoccupazione più alti (fino a un 50 per cento nella fascia tra i 16 e i 24 anni), e dei lavoratori del settore privato, in particolare quelli impiegati nell’edilizia.

    Lo scoppio della bolla immobiliare ha investito le imprese del settore e dell’indotto, e a cascata tutte le altre, fino a intaccare seriamente il sistema finanziario e quello delle banche, che hanno ristretto al minimo il credito privato. La politica di austerity imposta dalla Ue ha stretto ulteriormente la morsa su un’economia già boccheggiante e non si prevedono miglioramenti a corto e medio termine. Le conseguenze sociali di questo panorama sono sempre più evidenti e il malcontento cresce di pari passo all’impossibilità di trovare una via d’uscita. I sindacati più importanti hanno indetto per il prossimo 14 novembre il terzo sciopero generale in poco più di due anni. Un numero significativo se si pensa che dal 1977 – anno del ritorno della democrazia in Spagna – fino al 2010 ne sono stati indetti in tutto sei.

    Toni Sala ha 60 anni e, sebbene non sia ancora diventato nonno, ha deciso di unirsi al movimento degli iaios e di apportare la sua esperienza maturata all’interno del sindacato Cc.oo. Proprio la sua dimistichezza con le lotte sindacali gli fa intrevedere i punti deboli del movimento degli indignados. “Mi piace molto questo spontaneismo. È un sintomo di vitalità. Ma c’è il rischio che rimangano delle fiammate isolate”. Sala critica in particolare il rifiuto da parte dei numerosi movimenti di far confluire le loro proposte nei canali tradizionali dei partiti e dei sindacati. L’altissimo tasso di astensionismo nelle ultime tornate elettorali ne è una prova evidente.“Essere solo ‘anti’, a lungo andare, diventa una zavorra”, afferma Sala. “È invece molto più importante ciò che ci unisce da quello che ci divide”.

    In attesa che le rivendicazioni degli indignados maturino, le “marachelle” degli Iaioflautas continuano. L’ultima l’hanno organizzata qualche giorno fa, per festeggiare il loro primo anniversario. Facendosi passare per turisti sprovveduti hanno cercato di occupare la sede del governo catalano, ma un dispiegamento di polizia in tenuta antisommossa li ha bloccati con la forza prima che entrassero. Per niente intimoriti, hanno deciso di leggere il loro manifesto. E di pensare già alla prossima “marachella”.

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