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    Ho ucciso mia madre perché mi aveva chiesto di abbandonare l’Isis

    Lena al-Qasem è stata giustiziata dal figlio Ali nella piazza di fronte all'ufficio postale di Raqqa con l'accusa di apostasia. La storia

    Di Sabika Shah Povia
    Pubblicato il 8 Gen. 2016 alle 19:45 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:15

    Lena al-Qasem aveva paura. Negli ultimi cinque anni di guerra civile in Siria aveva assistito a diverse tragedie. C’era chi era morto per mano dei soldati di Assad e chi per mano di quelli dell’autoproclamato califfo Al-BaghdadiChi era stato massacrato dai ribelli e chi ucciso dalle bombe dell’Occidente. Ma nessuno, prima di lei, era mai morto per mano del proprio figlio.

    Ali Saqr, 21 anni, ha ucciso sua madre Lena davanti a centinaia di persone nella piazza di fronte all’ufficio postale di Raqqa, roccaforte dell’Isis in Siria.

    Le ha sparato in testa con un fucile, di fronte a tutti, perché lei aveva osato chiedergli di abbandonare l’organizzazione del sedicente Stato islamico. Perché lei, che altro non era che una madre preoccupata per il figlio, gli aveva chiesto di fuggire insieme, via da Raqqa.

    “La coalizione internazionale ucciderà tutti i membri dell’organizzazione,” gli aveva detto.

    Ali non aveva esitato un attimo a riferirlo ai suoi superiori dell’Isis, che gli avevano ordinato di ucciderla.

    Apostasia.

    Questa, l’accusa ufficiale.

    Forse, con la morte di Lena, i combattenti dell’Isis volevano lanciare un messaggio agli abitanti di Raqqa, a coloro che osano sfidarli, a quelli che non si sottomettono al volere del Califfo: sono pronti a tutto.

    Nulla può fermarli. Non temono niente e nessuno, ma soprattutto, non perdonano. Volevano ribadirlo. Lo hanno fatto con l’esecuzione pubblica di Lena, per mano di suo figlio, di fronte all’edificio in cui ha lavorato per anni.

    Nel gesto di Ali Saqr non c’è nulla di civile, nulla di islamico, nulla di umano. Altro non è che l’ennesima prova della violenza senza precedenti dei sicari di Al-Baghdadi.

    Raqqa è sotto il totale controllo dell’Isis dal 13 gennaio 2014 (qui abbiamo raccontato cosa vuol dire viverci). Almeno mezzo milione di civili vivono ancora intrappolati all’interno della città.

    (Qui sotto Ali Saqr, il combattente dell’Isis che ha ucciso sua madre) 

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