Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump estende il cessate il fuoco con l’Iran, ma Teheran fa sapere che non si siederà al tavolo dei negoziati in Pakistan finché continuerà il blocco navale imposto dagli Usa sullo Stretto di Hormuz, un punto sul quale la Casa Bianca non intende retrocedere. Prosegue dunque la fase di stallo tra i due Paesi.
Trump è intervenuto con un messaggio sul suo social Truth nella notte italiana tra martedì 21 e mercoledì 22 marzo, poco prima della scadenza della tregua sancita due settimane fa: “Considerato il grave stato di spaccatura del governo iraniano, circostanza non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”, ha scritto il presidente. “Ho pertanto ordinato alle nostre forze armate di proseguire il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non si saranno concluse, in un modo o nell’altro”.
Poco dopo, sempre su Truth, Trump ha minacciosamente ribadito che non intende rimuovere il blocco navale su Hormuz. “L’Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz venga chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è quindi la cifra che perde se rimane chiuso!)”, ha scritto: “Dicono di volerlo chiuso solo perché io l’ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente ‘salvare la faccia’. Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendo: ‘Signore, l’Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente’. Ma se lo facciamo, non ci potrà mai essere un accordo con l’Iran, a meno che non facciamo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!”.
Dalla Repubblica islamica, però, l’ambasciatore iraniano all’Onu Amir-Saeid Iravani insiste: “Gli Stati Uniti – dice al media iraniano Shargh – devono cessare la loro ‘violazione del cessate il fuoco’ prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati”. E assicura: “Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo round di negoziati si terrà a Islamabad”. “L’Iran – avverte il diplomatico – è preparato a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l’aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l’Iran è pronto anche a quella”.
L’agenzia di stampa iraniana Mehr riferisce che le Guardie Rivoluzionarie si sono dette pronte ad affrontare qualsiasi nuova aggressione e promettono di infliggere “colpi devastanti” alle “risorse rimanenti del nemico” in caso di ripresa dei combattimenti.
Il portavoce delle forze armate iraniane, Ebrahim Zolfaghari rimarca: “In risposta alle ripetute minacce del presidente degli Stati Uniti e dei comandanti dell’esercito aggressivo e terroristico di quel Paese, avvertiamo che le nostre potenti forze sono da tempo in stato di massima prontezza e terranno il dito sul grilletto, in modo che in caso di aggressione o azione contro l’Iran”. “In caso di aggressione – aggiunge – le forze iraniane attaccheranno immediatamente gli obiettivi prestabiliti e impartiranno un’altra lezione agli aggressivi Stati Uniti e al regime sionista assassino di bambini, in modo più severo di prima”.
Secondo i media statali iraniani, martedì sera l’Iran ha mostrato quello che ha definito un missile balistico durante una manifestazione filo-regime in piazza della Rivoluzione, a Teheran. Le immagini trasmesse dall’emittente statale iraniana Irib mostrano manifestanti che sventolano bandiere accanto a quello che la Repubblica islamica ha identificato come il suo missile balistico a medio raggio Khorramshahr 4. Secondo quanto riportato dai media statali, razzi sono stati esibiti anche durante manifestazioni in altre città.
Intanto, secondo l’Organizzazione britannica per il controllo del traffico marittimo (Ukmto), nelle prime ore di oggi una nave portacontainer nei pressi dello Stretto di Hormuz è stata attaccata da un elicottero da combattimento iraniano, che ha causato “gravi danni al ponte di comando”.
Oggi Regno Unito e Francia hanno convocato a Londra i responsabili della pianificazione militare di oltre 30 Paesi per discutere la riapertura dello Stretto, che – chiuso da quasi due mesi – sta generando una crisi senza precedenti nei flussi commerciali globali di petrolio, gas naturale e fertilizzanti. Nel vertice londinese, che durerà due giorni, si discuterà delle capacità di intervento dei rispettivi Paesi, delle strutture di comando e controllo, nonché di “come le forze militari possono essere dispiegate nella regione”. “Il compito, oggi e domani, è quello di tradurre il consenso diplomatico in un piano comune per salvaguardare la libertà di navigazione nello Stretto e sostenere un cessate il fuoco duraturo”, ha dichiarato John Healey, ministro della Difesa britannico.
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