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    A che punto è la guerra in Ucraina di cui nessuno più parla

    Nel mese di febbraio, le tensioni nel conflitto sono aumentate a livelli che non si vedevano da diversi mesi. Eppure, se ne è parlato molto poco. Che succede?

    Di TPI
    Pubblicato il 23 Feb. 2016 alle 17:15 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:37

    La guerra nell’est dell’Ucraina è iniziata nell’aprile del 2014 in seguito al rovesciamento del presidente Viktor Ianukovich e l’uscita del paese dall’orbita della Russia, con conseguente avvicinamento ai paesi della Nato.

    Il conflitto, che ha visto contrapposti l’esercito ucraino e i ribelli delle province di Donetsk e Luhansk, a maggioranza russa, ha causato finora oltre 9mila morti.

    Gli scontri si sono raffreddati a partire dal febbraio del 2015, con il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco fra la Russia, che ha sempre negato di partecipare al conflitto nonostante il sostegno politico ai ribelli, e i rappresentanti di Ucraina, Francia e Germania in un incontro a Minsk. 

    Nel settembre del 2015, inoltre, un nuovo accordo per una tregua raffreddava ulteriormente la situazione sul fronte dell’Ucraina orientale.

    Da quel momento in poi gli scontri sono proseguiti, seppur in maniera decisamente minore. Questo ha spinto anche i media a occuparsi meno del conflitto ucraino, ridimensionato ancora di più dall’intervento della Russia e dei paesi della Nato nel conflitto in Siria. 

    Nonostante la stampa abbia dedicato sempre meno spazio al conflitto in Ucraina, la guerra è proseguita e si è intensificata nel febbraio del 2016, ma il numero delle vittime registrato è rimasto invariato rispetto al settembre del 2015, quando l’ultima tregua è stata raggiunta. 

    La situazione attuale non ha raggiunto i livelli di massima tensione avuti in precedenza, e nessuna delle due parti coinvolte ha utilizzato l’artiglieria pesante, secondo quanto riportato dal New York Times, ma vede numerosi elementi preoccupanti.

    Il capo della missione di monitoraggio in Ucraina dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), Alexander Hug, ha rilasciato una testimonianza al quotidiano americano affermando di aver notato la presenza di 88 carri armati tra le fila dei ribelli filorussi al fronte. 

    Hug non ha specificato da dove provenissero questi mezzi corazzati, e la Russia ha negato di aver fornito degli armamenti ai ribelli. 

    Secondo l’opinione di diversi analisti, i separatisti russi stanno aumentando la propria attività al fronte al fine di rafforzare la propria posizione in caso di possibili negoziati di pace in Ucraina. 

    “Tutti i fattori analizzati portano alla conclusione che la Russia non sia preparata per una soluzione della crisi nell’est dell’Ucraina, almeno non nei termini considerati ragionevoli da Kiev” ha scritto Steven Pifer della Brookings Institution in una sua analisi.

    Pifer  ha aggiunto anche che l’interesse della Russia è quello di tenere basso l’interesse verso il conflitto in Ucraina, ma al tempo stesso permettere che si verifichino momenti di particolare tensione, in modo che Mosca possa così esercitare diverse pressioni sul governo di Kiev. 

    L’analista ha inoltre notato come l’intervento militare della Russia in Siria abbia contribuito a rafforzare la posizione del presidente Bashar al-Assad.

    In Ucraina un’escalation da parte dei filorussi potrebbe esattamente avere conseguenze diplomatiche simili.

    Secondo Andreas Umland, dell’Istituto per la cooperazione Euro-Atlantica di Kiev, la Russia non ha alcun interesse a una vera e propria pace in Ucraina, ma piuttosto vuole mantenere uno stato di sostanziale congelamento del conflitto.

    In questa maniera, le zone controllate dai ribelli cadrebbero in una situazione di isolamento e radicalizzazione e, prima o poi, finirebbero definitivamente nell’orbita di Mosca.

    Dall’altra parte, la Francia e la Germania stanno compiendo diversi sforzi perché l’Ucraina possa mettere in atto ciò che potrebbe garantire il rispetto dell’accordo di febbraio del 2015, dove Kiev si è impegnata a garantire una maggiore autonomia ai territori dell’est del paese. Ma il provvedimento non è ancora stato messo in atto. 

    Per il prossimo Eurovision Song Festival, in rappresentanza dell’Ucraina canterà Jamala, artista originaria della Crimea che si esibirà sul palco con la canzone “1944”, che racconta il dramma degli oltre 240 mila tatari, deportati da leader sovietico Stalin dalla Crimea all’Asia centrale. 

    Il brano non fa alcun riferimento alla situazione attuale dell’Ucraina, poiché il regolamento del festival proibisce riferimenti politici d’attualità. Ma in molti hanno notato nel testo della canzone un riferimento velato alla situazione recente del paese. 

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