L’Amministrazione degli Stati Uniti ha cancellato le sanzioni contro l’italiana Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. L’avviso è stato pubblicato sul sito web del Dipartimento del Tesoro statunitense quando in Italia era la sera di mercoledì 20 maggio.
La rimozione di Albanese dall’elenco delle persone sottoposte a sanzioni arriva a una settimana esatta dall’ordinanza del Tribunale del distretto Columbia che aveva intimato al governo di Washington di “astenersi” dall’attuare le sanzioni. Secondo il giudice Richard Leon di Washington, infatti, i provvedimenti contro la relatrice Onu violavano il diritto alla libertà di parola previsto dal Primo Emendamento della Costituzione degli Usa.
In seguito a tale pronuncia, l’Ufficio statunitense per il controllo dei beni esteri (Ofac) aveva fatto sapere che non avrebbe attuato né applicato le sanzioni contro Albanese finché l’ordinanza fosse rimasta in vigore. Ieri però il nome della cittadina italiana è stato depennato tout court dalla lista dei sanzionati.
Le misure contro Albanese prevedevano il divieto di ingresso negli Stati Uniti e l’impossibilità di fatto di usare le principali carte di credito o l’effettuazione di ogni transazione bancaria.
L’Amministrazione Usa aveva adottato tali provvedimenti nel luglio 2025: il segretario di Stato Marco Rubio aveva accusato la relatrice Onu di “antisemitismo sfacciato”, di “sostegno al terrorismo” e di “disprezzo nei confronti degli Stati Uniti, di Israele e dell’Occidente”.
Washington si era mossa dopo che Albanese, nell’esercizio delle sue funzioni, aveva condannato le atrocità commesse da Israele, utilizzando il termine “genocidio” per le “violazioni dei diritti umani” commesse nella Striscia di Gaza, e segnalando alla Corte Penale Internazionale alcuni funzionari israeliani, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu.
La scorsa settimana il giudice del distretto di Columbia aveva bloccato le sanzioni accogliendo il ricorso presentato dal marito e dalla figlia di Albanese, che è cittadina statunitense, i quali sostenevano che stavano “di fatto privando” la donna “dell’accesso ai servizi bancari, rendendole quasi impossibile far fronte alle esigenze della vita quotidiana”.
Il Governo italiano non ha mai mosso passi ufficiali (né informali) in difesa di Albanese. L’unico leader europeo che si è esposto in suo favore è stato il premier socialista spagnolo Pedro Sánchez.
La notizia della cancellazione delle sanzioni da parte degli Usa arriva poche ore dopo che il Consiglio comunale di Parigi ha respinto la proposta di conferire alla relatrice Onu la cittadinanza onoraria della città. La proposta è stata bocciata con 76 voti contro 48: a sostenere l’iniziativa è stato il gruppo di sinistra La France Insoumise, appoggiato da Verdi e comunisti. Si sono espressi contro la proposta invece i gruppi MoDem, Renaissance, socialisti e repubblicani.
Nel dibattito in aula è intervenuto anche l’italiano Sandro Gozi, consigliere di Parigi in quota MoDem ed eurodeputato di Renew Europe: “La cittadinanza onoraria di Parigi non può diventare uno strumento militante né un simbolo di radicalizzazione politica”, ha dichiarato, accusando Albanese di “dichiarazioni partigiane e provocazioni ideologiche”.
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