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    Gli skilift di Kim Jong-Un

    Un giornalista della Associated Press racconta l’ultimo mega-progetto di Kim Jong Un

    Di Ludovico Tallarita
    Pubblicato il 21 Ott. 2013 alle 09:52 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:20

    Il turismo è un’industria che su scala globale genera oltre 740 miliardi di euro, una cifra che ultimamente sembra aver invogliato anche uno dei Paesi più chiusi al mondo a rinegoziare il proprio rapporto con l’esterno. In molti ricorderanno la storica visita della stella del basket americano Dennis Rodman a Pyongyang lo scorso marzo, affiancato dagli Harlem Globetrotters al gran completo. O l’annuncio della compagnia di viaggi spagnola Destinia che pubblicizzava tour organizzati in otto città nordcoreane. Ebbene, il “rebranding” della dittatura rossa guidata da Kim Jong Un sembra procedere anche attraverso la creazione di un impianto sciistico di lusso, come racconta Eric Talmadge, giornalista dell’Associated Press.

    Da dieci mesi a questa parte, una buona parte della forza lavoro nordcoreana è stata concentrata nell’area vicino al passo di Masik, nella provincia di Kangwon, situata sul versante orientale della penisola coreana. Per Talmadge sarebbero “centinaia se non migliaia” i giovani soldati in uniforme che si possono vedere all’opera nel complesso di Masik. C’ è chi porta blocchi di cemento sulle spalle, chi scava la terra con le pale o spacca pietre a colpi di martello. Tutto quanto mentre nelle valli rimbombano gli slogan politici del regime, emessi dagli altoparlanti montati su alcuni pullmini che viaggiano su e giù per le strade.

    Nel resort di Masik ci sono piste da sci e per gli slittini, chalet e due alberghi principali. Il primo, destinato agli stranieri, è una costruzione di otto piani e 250 stanze e fornito di un ampio parcheggio sotterraneo. Il secondo, riservato ai nordcoreani, di stanze ne avrà 150. Tuttavia, gli alberghi sembravano poco più che “conchiglie vuote” durante la visita di Talmadge. Una frase che porta alla mente il triste destino del famoso hotel Ryugyong – l’edificio più brutto al mondo secondo la rivista Esquire – la cui costruzione era cominciata a Pyongyang nel 1987 e che rimane tutt’oggi privo di pavimenti, tubature e allacci per l’elettricità come dimostrato da una recente visita di alcuni giornalisti della BBC.

    Certo è che la realizzazione di questo resort sciistisco ha comportato alcune difficoltà per il governo nordcoreano. In particolare, l’aspetto più arduo si è rivelato essere l’acquisto degli ski-lift. Secondo le ultime sanzioni imposte dall’Unione Europea, infatti, ai Paesi membri è vietata la vendita di beni di lusso alla Corea del Nord. Proprio per questo il governo svizzero ha posto il veto su una trattativa che per 8 milioni di dollari avrebbe consegnato gli skilift ai nordcoreani. Le interferenze del governo svizzero hanno mandato su tutte le furie Pyongyang, che tramite l’agenzia stampa nazionale KCNA ha definito una tale decisione “un serio abuso dei diritti umani che politicizza lo sport e discrimina i coreani”. Una scelta di parole quantomeno paradossale da parte di una nazione che si trova spesso sotto la lente d’ingrandimento della comunità internazionale per quanto riguarda i diritti umani in generale.

    Secondo Talmadge, le ragioni che hanno spinto la Corea del Nord a investire in questo progetto sono almeno due. Da un lato ci sono ragioni di orgoglio nazionale: la Corea del Sud ospiterà le olimpiadi invernali del 2018 e Kim Jong Un non avrebbe alcuna intenzione di sfigurare davanti a quello che considera un governo fantoccio degli americani. Dall’ altro ci sono questioni ben più pragmatiche. Il governo nordcoreano da tempo promette di risollevare gli standard di vita dei propri cittadini, in parabola discendente soprattutto dagli anni Novanta, e sembra aver puntato sul turismo per risanare almeno in parte l’economia nazionale.

    Quest’ultima interpretazione è corroborata dalle stime riguardanti il numero totale di sciatori in Corea del Nord fornite a Talmadge dal capo della federazione sci nordcoreana, Kim Tae Yong. Secondo Yong, infatti, gli sciatori in tutto il Paese sarebbero solo 5500, che in una nazione di circa 24 milioni rappresenta un mero 0,02 per cento.

    Nonostante la stagione sciistica coreana abbia inizio a dicembre, gli impianti sono stati aperti lo scorso giovedì per celebrare il sessantottesimo anniversario della fondazione del partito dei lavoratori di Corea. Chissà se riusciranno anche a far nevicare in anticipo. Quel che è sicuro è che i due ski-lift –che i nordcoreani hanno comprato non si sa dove – ancora non funzionano e i turisti come Talmadge devono raggiungere le vette in macchina.

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