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    Msf denuncia: a Gaza una crisi di malnutrizione “artificiosamente provocata da Israele”

    Palestinesi sfollati in una tendopoli all’interno di una scuola trasformata in rifugio vicino a una discarica a Gaza. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

    Tra il giugno scorso e il gennaio di quest'anno, più della metà delle donne ha sofferto di denutrizione nel corso della gravidanza e il 25% era ancora denutrito al momento del parto. Inoltre il 90% dei figli di madri affette da malnutrizione è nato prematuro e l'84% presentava un basso peso alla nascita. La mortalità neonatale era doppia tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione rispetto a quelli nati da madri non malnutrite

    Di Redazione TPI
    Pubblicato il 7 Mag. 2026 alle 09:23 Aggiornato il 7 Mag. 2026 alle 16:15

    La crisi di malnutrizione “artificiosamente provocata da Israele” a Gaza ha avuto conseguenze “devastanti sulle donne incinte e su quelle che allattano, sui neonati e sui bambini di età inferiore ai 6 mesi”. La denuncia proviene dall’ong Medici Senza Frontiere (Msf), che ha pubblicato oggi un’analisi dei dati medici raccolti nella Striscia durante i periodi di intense ostilità e assedio, come quello di metà 2025.
    Tra il giugno scorso e il gennaio di quest’anno, secondo i dati raccolti da 201 madri di neonati in cura nelle unità di terapia intensiva neonatale degli ospedali Al Nasser e Al Helou, a Khan Younis e Gaza City e analizzati da Msf, più della metà delle donne ha sofferto di denutrizione nel corso della gravidanza e il 25% era ancora denutrito al momento del parto. Inoltre il 90% dei figli di madri affette da malnutrizione è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita. La mortalità neonatale era doppia tra i neonati nati da madri affette da malnutrizione rispetto a quelli nati da madri non malnutrite. Almeno 4.176 minori di 15 anni, di cui il 97% di età inferiore ai 5 anni, risultavano affetti da malnutrizione acuta nei programmi ambulatoriali e di ricovero fino a febbraio 2026, oltre a 3.336 donne in gravidanza e in allattamento. Tra ottobre 2024 e dicembre 2025, i team di Msf hanno inoltre preso in carico 513 neonati di età inferiore ai sei mesi in programmi ambulatoriali di alimentazione terapeutica a Khan Younis: il 91% presentava un rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo, e un 32% ha interrotto il trattamento a causa degli sfollamenti e dell’insicurezza. “La crisi di malnutrizione è interamente artificiale”, ha denunciato Mercè Rocaspana, referente medico dell’organizzazione umanitaria internazionale per le emergenze. “Prima della guerra, la malnutrizione a Gaza era praticamente inesistente. Da 2 anni e mezzo, il blocco sistematico degli aiuti umanitari e delle merci commerciali, unito all’insicurezza, ha fortemente limitato l’accesso al cibo e all’acqua potabile. Le strutture sanitarie sono state costrette a chiudere e le condizioni di vita sono gravemente peggiorate. Di conseguenza, le persone più vulnerabili sono esposte a un rischio maggiore di malnutrizione”.
    La situazione è precipitata ulteriormente nella primavera del 2025. Con la fine del cessate il fuoco a gennaio, i punti di distribuzione alimentare attivi nella Striscia sono crollati da circa 400 a soli quattro, quelli gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un’organizzazione privata sostenuta da Stati Uniti e Israele, nata per sostituire le Nazioni Unite e le ong nel coordinamento degli aiuti, poi sciolta nel novembre dell’anno scorso. Quei pochi punti rimasti, ha ricordato José Mas, capo dell’unità di emergenza di MSF, “erano militarizzati e pericolosi, funzionavano a malapena o con orari sfalsati”. Non a caso, nelle strutture supportate da Msf si è registrato un forte aumento di pazienti che cercavano cure non solo per la malnutrizione, ma anche per le violenze subite proprio mentre cercavano di procurarsi del cibo.
    A questo si aggiunge una distorsione nella distribuzione interna alle famiglie: le donne, secondo quanto riferito da molte madri ai team di Msf, cedevano la parte più consistente del cibo disponibile ai mariti e ai figli, arrivando al parto in condizioni di denutrizione grave. I team di Msf hanno inoltre osservato un numero elevato di aborti spontanei durante questo periodo, identificando nell’alto livello di stress, legato ai bombardamenti, agli sfollamenti e ai rischi corsi dai familiari nei siti GHF, un fattore determinante. Ma il peggio è arrivato in autunno. Tra il 16 ottobre e il 30 novembre 2025, secondo la Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (Ipc), che ad agosto aveva dichiarato una carestia, la prima in assoluto nella regione mediorientale, si stima che circa 3/4 della popolazione di Gaza abbiano dovuto affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.
    Una catastrofe testimoniata da chi quella realtà la vive ogni giorno. Mona, 23 anni, racconta che il suo figlio più piccolo è morto a cinque mesi per grave malnutrizione: “Anche io ho sofferto di malnutrizione durante la gravidanza. Mio marito era un pescatore, ma i bombardamenti israeliani hanno distrutto la sua barca. Non abbiamo un reddito fisso.” Samar Abu Mustafa, 32 anni, vive stipata con altre quattro famiglie in un magazzino: “Non c’è nulla a parte i pacchi alimentari del World Food Program e delle mense comunitarie. Ogni sei mesi, forse, riceviamo un pacco. Il bambino non riceve abbastanza latte da me, ma non ho i soldi per comprare il latte artificiale.” Mahmoud, 29 anni, sfollato da Rafah, descrive i mesi della carestia con parole semplici e durissime: “Ogni giorno mangiavamo lenticchie. Non c’era pane, né farina, nulla”.
    Nonostante il cosiddetto cessate il fuoco in vigore dall’ottobre scorso, Msf avverte che la situazione rimane “estremamente fragile”. “Le restrizioni sistematiche imposte da Israele all’ingresso di cibo, la militarizzazione dei corridoi umanitari e dei siti di distribuzione, nonché gli attacchi mirati alle infrastrutture essenziali di Gaza hanno creato un contesto in cui la fame viene deliberatamente utilizzata come strumento di controllo sulla popolazione”, ha dichiarato José Mas. “I nostri team continuano a ricoverare nuovi pazienti per malnutrizione, poiché la popolazione di Gaza è costretta a sopportare condizioni di vita deliberatamente indegne e non ha accesso all’assistenza, al reddito e alle risorse di base.” L’organizzazione chiede pertanto alle autorità israeliane di consentire immediatamente un ingresso adeguato e sostenuto degli aiuti umanitari, per “ripristinare livelli accettabili di salute, nutrizione e dignità” per la popolazione civile della Striscia.

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