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    La frutta incolta ai tempi della Brexit

    Migliaia di tonnellate di prodotti agricoli vengono buttati per mancanza di personale durante il perido della raccolta dopo il referendum sulla Brexit e l’incertezza che ne consegue

    Di Maurizio Carta
    Pubblicato il 7 Nov. 2017 alle 15:59 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:48

    Nel settore agricolo del Regno Unito, la mancanza di lavoratori sta iniziando a colpire in maniera fortissima il comparto. Buona parte dei lavoratori stagionali, i cosidetti “raccoglitori”, sono provenienti da paesi dell’Unione europea. Secondo il ministero competente, si tratta di un “esercito” di circa 67mila persone che lavorano solo nei periodi della raccolta.

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    A lanciare l’allarme è la National Farmers Union, che lamenta come l’assenza di lavoratori nel settore stia facendo in modo che enormi quantità di frutta e verdura non raccolta (o non raccolta in tempo) stia andando persa.

    L’associazione nata nel 1908, che rappresenta il settore nelle quattro nazioni del Regno Unito con circa 90mila membri, sottolinea come il problema si stia facendo sempre più serio, specie dopo il referendum sulla Brexit.

    La National Farmers Union evidenzia come nel solo mese di settembre c’è stato un ammanco di personale di quasi il 30 per cento, con effetti devastanti.

    Un esempio su tutti quello delle mele Gala, uno dei prodotti d’eccellenza dell’agricoltura britannica, che se non raccolte per tempo fanno in modo che la loro vendita venga “ripiegata” sull’industria della spremitura per essere trasformate in succo.

    Tale operazione danneggia il produttore enormemente, poichè il prezzo di vendita è di circa 1/5 rispetto alla vendita fatta come prodotto di altà qualita da esporre nel supermercato. La buccia leggermente più asciutta o l’aspetto non perfetto ne precludono la destinazione verso i banchi dell’ortofrutta.

    Il “bere” una mela anzicchè “mangiarla”, quindi, abbassa il guadagno per il produttore di cinque volte.

    Un grosso agricoltore scozzese ha dovuto buttare via quasi 100 tonnellate di mirtilli su un totale di 350 prodotti per non essere riuscito a raccoglierli per tempo per mancanza del numero di lavoratori necessari.

    Nel Kent invece un altro agricoltore non è stato in grado di raccogliere per tempo 100 tonnellate su 2.000 prodotte. Tonnellate di vero e proprio “spreco” anche fra cavolfiori, zucche e broccoli.

    Quello del lavoro stagionale è uno strumento fondamentale per il settore agricolo britannico, ma il voto referendario del giugno 2016 ha fatto si che il Regno Unito non sia più una meta ambita fra i lavoratori comunitari, specialmente per quelli provenienti dall’est europeo.

    Altro importante motivo è senz’altro quello della progressiva perdita di valore della sterlina nei confronti dell’Euro che ha scoraggiato di molto la migrazione, seppur migrazione stagionale appunto.

    Il Regno Unito, al momento sta negoziando il divorzio dall’Unione europea, che avverrà nel marzo del 2019. Sino a tale data sarà un membro effettivo europeo con la possibilità di poter usufruire dei lavoratori non britannici senza nessun limite di natura amministrativa o burocratica.

    Tutto ciò si aggiunge alle crescenti preoccupazioni degli agricoltori e degli allevatori britannici sul dopo-Brexit, che non potranno più beneficiare degli oltre 3 miliardi di sterline annue che provengono dall’Ue, come sovvenzioni facenti parte della Pac, la Politica agricola comune.

    Gli aiuti di Bruxelles contano per circa il 55 per cento del guadagno totale di un farmer britannico, secondo il ministero dell’Agricoltura.

    L’incertezza su quelli che saranno gli accordi per il futuro è sempre maggiore, e l’incertezza si sà, non va d’accordo con il business, frutta compresa.

     

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