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    L’emergenza freddo minaccia 9 milioni di profughi in tutto il mondo: Unhcr Italia lancia la campagna “L’inverno non aspetta”

    Con il calo drastico delle temperature e le risorse al minimo, l'Agenzia Onu per i rifugiati lancia una raccolta fondi per portare aiuti immediati a milioni di famiglie sfollate tra Ucraina, Siria, Libano e Afghanistan

    Di Redazione TPI
    Pubblicato il 3 Nov. 2026 alle 16:47 Aggiornato il 3 Nov. 2026 alle 16:53

    «Spero di riuscire a tenere al caldo i miei figli e a dare loro da mangiare». Nelle parole essenziali di Hiam c’è tutto il peso di una quotidianità spogliata di ogni certezza. La sua è una casa lesionata, rimasta al buio, senza luce né acqua corrente. Una condizione di precarietà estrema condivisa da tantissime famiglie che si trovano a fare i conti con le ferite delle guerre e con un freddo che non concede sconti. Proprio per offrire una risposta concreta a queste sofferenze, UNHCR Italia ha lanciato la campagna di raccolta fondi “L’inverno non aspetta”, pensata per sostenere gli interventi di assistenza invernale in Ucraina, Siria, Libano e Afghanistan. L’obiettivo primario è quello di riparare le abitazioni e proteggere i nuclei familiari più fragili, perché una casa riparata e protetta può davvero fare la differenza quando il termometro scende sotto lo zero e i servizi essenziali vengono a mancare.

    Nove milioni a rischio freddo
    L’allarme dell’Agenzia Onu per i rifugiati è netto e drammatico: a causa della pesante carenza di fondi e dei costi energetici schizzati alle stelle, si stima che almeno 9 milioni di persone in quattro Paesi martoriati dai conflitti abbiano bisogno di un aiuto supplementare per riuscire a superare la stagione fredda. Per compensare i drastici tagli al bilancio istituzionale, l’organismo internazionale punta a raccogliere almeno 50 milioni di dollari da destinare agli interventi invernali nel biennio 2026-2027, con un incremento di 3 milioni di dollari rispetto alla campagna dell’anno precedente.
    La direttrice delle relazioni esterne dell’UNHCR, Dominique Hyde, ha sottolineato come le risorse scarseggino e i costi stiano aumentando vertiginosamente proprio mentre l’inverno incombe nel nord del mondo, evidenziando che milioni di persone in questi paesi fragili e colpiti dalla guerra rischiano di affrontare le intemperie senza una protezione adeguata dal freddo. Proprio per questo, ha ribadito la dirigente dell’agenzia umanitaria, serve il sostegno dell’opinione pubblica come mai prima d’ora per proteggere immediatamente chi è esposto a questo pericolo.
    I bisogni sono enormi e trasversali a tutte e quattro le aree geografiche interessate dalla campagna. Gli sfollati e le comunità ospitanti si trovano a fronteggiare l’impennata dei costi dell’energia e del cibo, sistemazioni di fortuna prive di isolamento, mancanza di combustibile per scalcolarsi e cucinare, oltre a un deficit cronico di coperte e vestiti pesanti. Una situazione resa ancora più precaria dai precedenti tagli all’assistenza sanitaria, all’istruzione e alle attività produttive. Le donazioni raccolte serviranno a finanziare interventi mirati: stufe in Afghanistan, coperte termiche in Siria e Libano, kit di riparazione rapida per gli alloggi bombardati in un’Ucraina ormai stremata dai continui black-out.

    Quinto inverno sotto le bombe
    In Ucraina ci si prepara al quinto inverno di guerra su vasta scala, con le temperature che rischiano di crollare fino a 20 gradi sotto lo zero. Gli attacchi della Federazione Russa contro le infrastrutture civili e gli operatori umanitari non accennano a fermarsi, aggravando la condizione di circa 4 milioni di sfollati interni. Soltanto lo scorso inverno gli impianti energetici del Paese sono stati colpiti almeno 423 volte. Per rispondere a tale emergenza, il piano dell’agenzia ONU prevede di distribuire aiuti in denaro a circa 310mila persone e di garantire l’isolamento termico delle case per altre 80mila.
    Un recente monitoraggio dell’UNHCR ha rivelato che il 75% delle persone che hanno lasciato l’Ucraina tra dicembre 2025 e febbraio 2026 ha indicato proprio l’assenza di elettricità, riscaldamento e acqua, unita alle rigidità del clima, come causa diretta del proprio sfollamento. A Dnipro, il dramma ha il volto di Svitlana, che ha raccontato la sua paura dopo che un drone ha centrato il suo appartamento lo scorso inverno. Pochi secondi prima dell’esplosione era riuscita ad afferrare il figlio Yosyp e a correre nel seminterrato. Tornata su, ha visto tanti vetri sparsi ovunque, consapevole che se il figlio fosse stato nella stanza in quel momento le sue possibilità di sopravvivere sarebbero state molto basse. Fuori, tra le macerie, ha scorto i mattoncini Lego con cui il bambino stava giocando sul davanzale della finestra e i binari del trenino rimasti all’ingresso del palazzo: solo allora si è resa conto che non avevano più le finestre.

    La situazione drammatica in Asia
    L’Afghanistan si ritrova ad affrontare un altro inverno drammatico, segnato da rientri di massa, enorme fabbisogno umanitario e severe contrazioni nei finanziamenti. I dati delle Nazioni Unite indicano che tra gennaio 2025 e luglio 2026 quasi 4 milioni di persone sono rientrate nel Paese dal Pakistan e dall’Iran, gran parte delle quali priva dei mezzi minimi per ricostruirsi un’esistenza. Per il 2026 si calcola che 4,2 milioni di persone avranno bisogno di un supporto per l’alloggio, mentre circa un terzo delle famiglie intervistate ha dichiarato di non possedere neppure abiti invernali adeguati.
    La scarsità di risorse ha drasticamente ridotto la capacità di distribuire sussidi in denaro, kit di riparazione per alloggi, coperte e stufe. Come spiegato da Dominique Hyde, le famiglie si trovano oggi a dover fare scelte difficili tra riscaldamento, cibo e assistenza sanitaria, al punto che lo scorso inverno in molti hanno bruciato cartone, carta o rifiuti di plastica per riscaldarsi perché il carbone e la legna da ardere erano diventati troppo costosi. Una pratica dannosa che espone soprattutto i bambini a gravi pericoli di polmonite e infezioni respiratorie.
    La situazione in Siria ha mostrato segnali di speranza con il rientro di milioni di persone dai Paesi vicini nei due anni successivi alla caduta del regime di Assad, ma l’assenza di aiuti rischia di arrestare questo processo. Nelle aree prioritarie saranno 2,4 milioni le persone con bisogno di assistenza invernale, ma le risorse attuali dell’UNHCR consentiranno di raggiungerne appena 230mila, ovvero meno della metà rispetto al passato.
    Scenario analogo in Libano, dove a fronte di 300mila persone bisognose di aiuti per l’inverno, l’assenza di fondi permetterà di coprire solo la metà delle richieste. A peggiorare la stabilità economica delle famiglie è l’impennata dei costi del gasolio, quasi raddoppiati rispetto al periodo precedente all’escalation regionale di marzo 2026: un contributo finanziario che prima copriva gran parte della stagione fredda oggi rischia di esaurirsi nel giro di pochissime settimane.

    Come donare
    La campagna “L’inverno non aspetta” dell’UNHCR Italia ha l’obiettivo di raccogliere fondi urgenti per l’assistenza invernale dei rifugiati e degli sfollati in Afghanistan, Ucraina, Siria e Libano. Tutti possono donare e sostenere la campagna attraverso:

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