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    Spariti nel nulla come Regeni: dove sono i due 25enni egiziani Hassan e Mostafa?

    Da domenica 4 febbraio si sono perse le tracce di due ragazzi, un giornalista e un ricercatore. Potrebbero essere stati rapiti dai servizi segreti egiziani

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 12 Feb. 2018 alle 17:40 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:59

    Hassan al-Banna e Mostafa al-Aasar viaggiavano insieme la mattina di domenica 4 febbraio sul tragitto che congiunge il Cairo con Alessandria quando improvvisamente si sono perse le loro tracce.

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    Quel tratto di strada è un percorso tristemente noto anche per gli italiani, lo stesso lungo il quale venne ritrovato il cadavere di Giulio Regeni, proprio in questo periodo dell’anno, nel 2016.

    Leggi anche: SPECIALE: Dentro l’affaire Giulio Regeni, la verità mancata

    Mostafa e Hassan, l’uno ricercatore, l’altro giornalista, hanno 25 anni, sono amici oltre che coinquilini e da quella mattina nessuno sa che fine abbiano fatto.

    Le famiglie hanno controllato tutti gli ospedali e le stazioni di polizia per ritrovarli, ma la pista sembra essere soltanto una: quella delle sparizioni forzate organizzate dai servizi segreti egiziani nei confronti delle persone “scomode”.

    Hassan lavora come correttore di bozze per il giornale indipendente al-Shorouk e Mustafa per il “centro regionale dei diritti e delle libertà”, dove si occupa di libertà di espressione e violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti dei giornalisti.

    I familiari dei due ragazzi sono riusciti ad ottenere informazioni sui tabulati telefonici dei loro cellulari: il telefono di Hassan è stato acceso per 15 minuti nel “Campo di sicurezza centrale di Giza” e il giorno seguente nella sede del servizio segreto a Sheikh Zayed City-Giza.

    Il centro è tristemente famoso per le torture e la fabbricazione di accuse false ai danni delle vittime.

    TPI ha contattato il fratello di Hassan, Abdelrahman Fares, giornalista per il quotidiano arabo Alaraby, che alcuni anni fa, per motivi di sicurezza, ha dovuto lasciare l’Egitto e trasferirsi in Qatar, dove ora vive e lavora.

    “L’ultima volta che abbiamo avuto loro notizie erano le 11.20 del mattino di domenica 4 febbraio mentre erano fuori in strada insieme”, racconta Abdelrahman.

    Le famiglie non hanno dubbi e considerano le autorità egiziane “direttamente responsabili dell’incolumità fisica e psicologica” dei due giovani.

    Hassan al-Banna

    “Non sappiamo per quale motivo siano stati fatti sparire. Hassan non ha mai avuto un richiamo dal servizio segreto egiziano e anche se Mustafa aveva ricevuto visita dai servizi segreti un mese fa per alcuni suoi presunti post su Facebook, non c’erano motivazioni forti per sequestrarlo”, racconta Abdelrahman.

    Eppure, secondo il fratello di Hassan, “i servizi segreti riusciranno a trovare o a inventare qualche buon pretesto per tenerli in prigione, di modo da poterli pressare per ottenere informazioni, anche quelle che invece i due ragazzi non hanno”.

    “È il metodo dei servizi segreti: non si è mai visto che una persona venga fatta sparire e poi semplicemente rilasciata”, spiega Abdelrahman.

    Mostafa al-Aasar

    In un rapporto di Amnesty International del luglio 2016 viene rivelato che gli arresti di dissidenti o presunti tali in Egitto sono stati più di 34mila dal 2013. Soltanto nei primi sette mesi del 2017 le sparizioni forzate sono state oltre 250.

    Il modo in cui si sono perse le tracce dei due ragazzi e il luogo della loro sparizione ricordano la triste vicenda del ricercatore italiano Giulio Regeni, scomparso in Egitto il 25 gennaio 2016 e trovato morto il 3 febbraio, con evidenti segni di tortura sul corpo.

    “Conosciamo bene la storia di Giulio e ne siamo terrorizzati. Purtroppo questo è il regime di Al-Sisi, questo è il paese in cui chiunque può essere arrestato senza motivo, anche solo per un sospetto. Le carceri sono piene di persone innocenti”.

    “La nostra famiglia ha un passato in politica”, prosegue Abdelrahman, “mio zio Hassan Yossef è stato parlamentare ed è stato arrestato due volte. Ora risulta condannato a 15 anni di carcere perché oppositore del governo, e spero che la sparizione di Hassan non abbia legami con questa vicenda”.

    Ciò che desta preoccupazione sono anche le condizioni di salute di Hassan, che come racconta il fratello “è debole, ha problemi di salute e ha bisogno di alcune medicine. Non sappiamo cosa può accadergli in quel carcere”. 

    Hamada al-Aasar, il fratello dell’altro ragazzo sparito nel nulla, ha raccontato a TPI che Mostafa “è una persona a cui piace aiutare la gente, è generoso, un ragazzo altruista. Non ci sono motivi per tenerlo in carcere, sono pretesti”.

    Questo è il clima che si vive in Egitto a poco più di un mese dalle prossime elezioni presidenziali.

    Eliminati tutti i possibili avversari politici, l’attuale presidenteAbded Fattāḥ Al-Sisi si appresta a correre quasi da solo. L’unico altro candidato sarà Mousa Mostafa Moussa, leader del partito centrista liberale El-Ghad.

     

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