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    La straordinaria storia di Christopher Eppinger: il trader trentenne che ha guadagnato 250 milioni di dollari con il petrolio russo

    Christopher Eppinger, fondatore e amministratore delegato di Petrichor Energy. Credit: Petrichor Energy

    Nato in un paesino vicino ad Amburgo, sognava di arricchirsi come i grandi broker conosciuti da adolescente. Ci è riuscito in soli due anni e mezzo, muovendosi tra raffinerie di Dubai, certificazioni di comodo e un mercato reso redditizio dall'invasione dell'Ucraina. Ecco chi è e come ha fatto fortuna

    Di Giulio Alibrandi
    Pubblicato il 22 Mag. 2026 alle 17:27

    Petroliere “ombra”, raffineria “teiera” e intermediari che gestiscono miliardi. Sono i cardini di quell’economia parallela che, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si è consolidata all’ombra delle sanzioni occidentali, dirigendo il flusso di idrocarburi provenienti da Paesi avversari dell’Occidente. Un sistema per definizione opaco, fiorito tra le maglie dei divieti imposti dai Paesi occidentali, che per anni hanno ammesso limiti ed eccezioni alle sanzioni per non destabilizzare il mercato petrolifero.
    Al suo cuore una rete di intermediari che hanno sfruttato le condizioni create dal disordine geopolitico per accumulare fortune, muovendosi in una zona grigia dal punto di vista legale e soprattutto politico. Un modo di fare affari messo a rischio dalla stretta impressa negli ultimi mesi dai Paesi occidentali, che sperano di piegare Mosca e convincerla ad accettare condizioni più favorevoli all’Ucraina e ai suoi alleati. Tanto da segnare, secondo alcuni, la fine di un’epoca in cui era possibile continuare ad accumulare milioni senza varcare la soglia dell’illegalità.
    Tra questi c’è il giovane trader tedesco Christopher Eppinger, a cui il Financial Times ha dedicato un lungo articolo che offre un quadro, per molti versi inedito, di come la filiera che rifornisce le multinazionali occidentali ha reagito alle sanzioni contro la Russia e al price cap imposto dai Paesi del G7, oltre a soffermarsi sulla vita sfarzosa che il 32enne conduce nel sud della Francia.

    Un’ascesa fulminea
    In appena due anni e mezzo di attività, Eppinger è arrivato a scambiare petrolio e prodotti derivati, spesso russi, per un valore di circa 2 miliardi di dollari, guadagnandone più di 250 milioni. Denaro che ha scelto in parte di investire in una villa da 7 milioni di euro in Costa Azzurra, costata altri 14 milioni in lavori di ristrutturazione, e un’abitazione per i genitori che sta ristrutturando al costo di 5 milioni di euro. A Cannes si è anche fatto notare per una targa affissa a uno dei ristoranti più esclusivi della cittadina per ricordare la sera del suo 30esimo compleanno, quando ha ordinato 300 bottiglie di champagne Louis Roederer Cristal per i suoi invitati. Sono i frutti di un’ascesa fulminea nel mondo del trading energetico, favorita dalla sua capacità di tessere relazioni e cogliere le occasioni scaturite dall’invasione russa dell’Ucraina.
    Nato in un paesino a nord di Amburgo, Eppinger dice di aver sempre voluto fare il trader di petrolio. A ispirarlo è stato il padre di un amico di infanzia, un ex dipendente della svizzero-olandese Vitol diventato ricco nel commercio di petrolio. Tramite lui, quando era adolescente, ha conosciuto il fondatore della multinazionale mineraria Glencore Marc Rich, accusato di evasione fiscale e poi graziato da Bill Clinton. «Ho iniziato a capire che i veri avvocati, medici, ingegneri e tutte queste persone con le più alte lauree universitarie non se ne stanno seduti a St. Moritz a bere champagne», ha raccontato al quotidiano londinese. Dopo gli inizi nella compagnia petrolifera nazionale kazaka, Eppinger si è lanciato, a 23 anni, nel business delle raffinerie, per poi cercare di mettersi in proprio assieme a partner kazaki. Un progetto naufragato dopo che questi ultimi sono scomparsi con i soldi degli investitori, uno dei quali lo ha accusato di frode.

    Il primo, grande affare
    Nel 2021 ha deciso di ripartire dall’emirato di Dubai dove, allo scoppio della guerra in Ucraina, si è presentata l’occasione che aspettava. Quando ha saputo che il colosso tedesco Uniper non avrebbe più acquistato olio combustibile russo, che usava per produrre carburante per navi in una raffineria di Fujairah, Eppinger si è proposto per reperire un’alternativa. Si è così legato al commerciante pakistano Murtaza Lakhani e alla sua Mercantile & Maritime Group (M&M), che a maggio 2022 ha spedito alla neonata società di Eppinger un carico di quasi 60mila tonnellate di combustibile proveniente da serbatoi europei, fruttando al giovane trader il suo primo milione di dollari.
    Ma è bastato poco tempo per mettere in evidenza quanto queste attività potessero essere rischiose. Per le operazioni successive Eppinger aveva scelto di puntare ancora una volta sul Kazakistan, acquistando 98mila tonnellate di combustibile dal Paese dell’Asia centrale. Dopo che Uniper è venuta a sapere che il combustibile era stato spedito da un porto russo, ha rifiutato di ricevere il carico, convinta che anch’esso fosse di provenienza russa. Indebitato con il suo fornitore per 100 milioni di dollari, con la prospettiva di pagare decine di migliaia di dollari per ogni giorno che la petroliera trascorreva al largo di Fujairah, Eppinger ha deciso di rivolgersi a un noto studio legale statunitense, che è riuscito a dimostrare la provenienza kazaka del petrolio, costringendo Uniper ad accettare il carico.

    Scappatoia legale
    Nonostante l’esito positivo, Eppinger ha dovuto cercare altri operatori a cui affidarsi per non dover trattare più direttamente con Uniper, con cui i rapporti si erano ormai logorati. Si è così rivolto a un’altra azienda di Fujairah, la Gulf Petrol Supplies (Gps), che a sua volta si occupava di rivendere la merce alla multinazionale tedesca. Gli scambi coinvolgevano anche un’altra azienda, la Tejarinaft, registrata in una delle zone di libero scambio di Dubai, che forniva alla società di Eppinger combustibile già presente negli Emirati, tramite trasferimento tra serbatoi (“inter-tank transfer”). Il prodotto, che veniva per la maggior parte inviato alla Gps per poi essere ceduto a Uniper, proveniva originariamente dalla Russia. Questo non era un problema però: quando arrivava alla CE Energy di Eppinger era accompagnato da una certificazione che ne attestava la miscelazione negli Emirati. Tanto bastava per soddisfare i legali della sua società ed evitare problemi con i clienti. Oltre a Uniper, secondo quanto riporta il Financial Times, il combustibile ricevuto da CE Energy arrivava anche al colosso svizzero-olandese Vitol, che ha una raffineria a Fujairah.
    Neanche l’introduzione del price cap, il tetto ai prezzi imposto dai Paesi del G7 sul commercio di petrolio russo è stato un ostacolo agli affari ma anzi, secondo Eppinger, ha reso più chiari i limiti entro cui operatori come la sua società potevano muoversi. Da febbraio 2023, quando il tetto ai prezzi è entrato in vigore, sostiene che tutti i carichi con un certificato di provenienza russo sono stati acquistati a prezzi inferiori al cap. In altri casi, i carichi acquistati da Eppinger avevano certificati che ne accertavano la provenienza, o la miscelazione, in Paesi diversi dalla Russia. I suoi avvocati, secondo quanto riporta il Financial Times, gli avevano assicurato che in base alle norme sulle sanzioni non era necessario verificare la documentazione. Bastava avere il certificato emesso da un’autorità, accettato dal governo. «Allora», secondo Eppinger, «è un dato di fatto».

    Acquisti a credito
    Un fattore significativo nel successo della CE Energy è stato anche il particolare contesto in cui si è trovata ad operare dopo l’invasione dell’Ucraina. La riluttanza della maggior parte delle banche ad avere rapporti con la Russia aveva infatti costretto i produttori russi a vendere a credito agli intermediari, consentendo a tutti i componenti della filiera di posticipare il pagamento fino a quando non avessero ricevuto i fondi dal cliente finale. Un’opportunità per una nuova arrivata come CE Energy che ha potuto allargare il suo giro d’affari in breve tempo, movimentando miliardi di dollari.
    Dal 2022 CE Energy è arrivata a scambiare 3,3 milioni di tonnellate di petrolio e prodotti derivati, prima di abbandonare il mercato a febbraio 2025. Una decisione maturata a seguito dell’annuncio del presidente statunitense Joe Biden, che prima di lasciare la Casa bianca aveva annunciato sanzioni contro diversi operatori con sede a Dubai. I rischi per Eppinger erano diventati troppi per poter continuare a gestire nello stesso modo la sua attività, che non avrebbe neanche più potuto beneficiare delle condizioni di pagamento favorevoli. Per questo ha deciso di puntare verso approdi meno rischiosi e giocare la carta della trasparenza, sperando di acquisire credibilità agli occhi delle banche e degli investitori che dovranno finanziare la sua prossima impresa.

    Un’economia in difficoltà
    Per la Russia la stretta alle sanzioni si sta accompagnando a un forte rallentamento dell’economia, su cui pesano allo stesso tempo i tassi a doppia cifra imposti dalla banca centrale per contrastare l’inflazione. Nonostante l’impennata dei prezzi del greggio seguita allo scoppio della guerra con l’Iran, le stime per la crescita di quest’anno sono poco rassicuranti per il Cremlino, passando dall’1,3 per cento annunciato da Mosca lo scorso settembre allo 0,4 per cento previsto nelle scorse settimane, dopo che a inizio anno è stata registrata la prima contrazione trimestrale dal 2023. Secondo alcune stime, nei primi due mesi dell’anno i proventi dalle esportazioni energetiche russe si sono dimezzati. Effetto anche del calo degli acquisti da parte delle raffinerie indiane, dopo mesi di pressioni da parte di Washington su Nuova Delhi, che dopo l’invasione dell’Ucraina era diventata il principale acquirente di greggio russo trasportato via mare.
    Per aumentare ulteriormente la pressione su Vladimir Putin, i Paesi europei stanno preparando un nuovo pacchetto di sanzioni, il 21esimo, per colpire la flotta ombra che ha trasportato il petrolio russo in tutto il mondo, oltre che istituti finanziari e aziende militari russe. Secondo quanto riporta Politico, la Commissione europea potrebbe anche riesaminare la proposta di vietare i servizi marittimi alle navi russe, un’iniziativa finora osteggiata da Malta e Grecia.

    Il prossimo passo
    Un contesto che lascia meno spazio di manovra a intermediari come Eppinger, il quale ha annunciato nelle scorse settimane che la sua società, rinominata Petrichor, sbarcherà in Guyana. Nel Paese sudamericano, diventato protagonista di una corsa all’oro nero dopo la scoperta di maxi-giacimenti offshore nel 2015, Petrichor intende acquistare una cava e partecipare a gare d’appalto per il trasporto di petrolio e prodotti derivati, investendo più di 60 milioni di dollari nei prossimi tre anni. Al petrolio russo invece Eppinger non è più interessato, perché «bisogna saper lasciare il casinò quando si vince».

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