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    Chi ha ucciso Trayvon Martin

    La sentenza del caso Zimmerman scuote l’America

    Di Ludovico Tallarita
    Pubblicato il 17 Lug. 2013 alle 16:01 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 11:44

     

    A più di un anno dalla morte di Trayvon Martin l’uomo che l’ha ucciso è stato assolto. “Esca di qui, lei non ha più niente a che fare con questa corte”, ha detto il giudice Debra Nelson al ventinovenne George Zimmerman.

    Il verdetto ha diviso la popolazione americana, minacciando di riaccendere polemiche razziste simili a quelle che si verificarono dopo l’affare Rodney King nei primi anni novanta.

    La famiglia di Trayvon Martin, afroamericano di Miami diciassettenne al momento del decesso ha accusato le autoritá di discriminazione razziale. Tramite i propri legali la famiglia Martin esprime il loro affrangimento, affermando che se Trayvon fosse stato bianco e Zimmerman nero il verdetto sarebbe stato diverso.

    Nel frattempo migliaia di persone, afroamericane e non, hanno deciso di scendere in strada per manifestare il proprio supporto alla famiglia Martin.

    Ieri a Los Angeles, teatro dei “Race Riots” nel 1992, la polizia è stata costretta a dichiare uno stato di allerta tattica dopo che centinaia di persone si sono erano riversate nelle strade partendo dai quartieri più poveri della metropoli come quello di Crenshaw. Quattordici persone sono state arrestate dopo essersi rifiutate di sgombrare le strade.

    Sulla vicenda è intervenuto anche Obama, tentando di distendere i nervi tesi delle minoranze etniche statunitensi richiamando la popolazione ad una “calma riflessione” davanti a quella che non ha esitato a definire una tragedia.

    “Oggi più che mai” prosegue Obama, è doveroso “domandarsi se stiamo facendo tutto il possibile per far fronte all’ondata di violenza da armi da fuoco che miete vittime ogni giorno nel nostro paese”. In sostanza, l’ennesimo richiamo alla nazione per ridefinire il proprio rapporto con le armi.

    C’è infatti un colpevole in questa vicenda che non potrá essere mandato in carcere e non si tratta di George Zimmerman, bensì della legge “Stand Your Ground”. Entrata in vigore nel 2005 in Florida dopo la firma dell’allora governatore Jeb Bush e spinta dalla potentissima lobby delle armi americana, la National Rifle Association questa legge cambia sostanzialmente il paradigma legale per quanto riguarda l’autodifesa.

    Ad esempio la “Stand Your Ground” prevede che chi si trova davanti ad un pericolo possa aprire il fuoco senza avere l’obbligo di indietreggiare prima. Inoltre, e questo è un fattore decisivo per la vicenda Zimmerman, questa particolare legge fa si che sia l’accusa a dover dimostrare che non si tratti di legittima difesa.

    Un tale punto di partenza favorisce inevitabilmente la persona in possesso dell’arma. La legge è stata applicata in modo corretto, ma questo non rende la legge giusta di per se.

    Inoltre l’applicazione del principio “Stand Your Ground” rimane soggetto alla discrezione delle autorita’ competenti. Nel caso di Marissa Alexander, afroamericana trentunenne che nel 2011 ha sparato un colpo di avvertimento contro il marito che la molestava e’ stato del tutto ignorato.

    Alexander e’ stata condannata a vent’anni di carcere per aggressione a mano armata ed ha ricevuto oggi la visita del reverendo Jesse Jackson, noto pastore della comunitá afroamericana.

    “Siamo una nazione di leggi e la giuria ha parlato” ha ricordato Obama. In un caso e nell’altro.

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