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    Chi fornisce internet all’Isis?

    L'Isis utilizza internet e i social network per scopi propagandistici in modo efficace. Finora nessuno lo ha saputo fare così bene. Ma chi permette che questo avvenga?

    Di Nicolai Kwasniewski
    Pubblicato il 8 Dic. 2015 alle 15:30 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:16

    Nessuna organizzazione terroristica utilizza la rete internet per farsi propaganda in maniera più efficace dell’Isis. Ma come può essere in grado di farlo, considerato che il gruppo è attivo in una regione in cui le infrastrutture di telecomunicazione sono state per la maggior parte distrutte?

    La risposta a questa domanda è estremamente problematica per l’Europa, considerando il fatto che sarebbero proprio alcune compagnie europee a garantire l’accesso dell’Isis alle piattaforme che utilizza per fare propaganda.

    Ancora non è certo se queste aziende lo facciano in maniera consapevole, ma i documenti ottenuti dallo Spiegel online mostrano che le compagnie ne potrebbero tranquillamente essere a conoscenza. Gli stessi documenti provano che le aziende potrebbero senza alcuno sforzo impedire l’utilizzo della rete al sedicente Stato islamico.

    Se sei in Siria o Iraq e hai bisogno di collegarti a internet, puoi acquistare le tecnologie necessarie nella provincia di Hatay, un angolo di Turchia tra il Mediterraneo e il confine siriano.

    Nella zona dei bazar della città turca di Antiochia, al confine con il nordovest della Siria, i venditori ambulanti hanno tutto, dalle scope, alle spezie, ai melograni, agli abiti da sposa, fino ai forni, i letti e tutti i tipi di oggetti elettronici.

    Antiochia è stata per migliaia di anni lo snodo di diverse vie di commercio e le mercanzie continuano ad arrivare nella regione quotidianamente.

    Migliaia di ripetitori sono stati installati in tutta l’area per consentire l’accesso degli utenti a internet tramite il satellite. Al posto della connessione via cavo, basta essere in possesso di un modem e di una parabola in grado di trasmettere e ricevere dal satellite. Il risultato è una linea veloce, che scarica a 22 e trasmette a 6 megabyte al secondo.

    Accedere a internet dal satellite è molto semplice, ma è anche costoso. Oggi in Siria la strumentazione necessaria costa all’incirca 460 euro. Inoltre le tariffe di navigazione si aggirano intorno ai 450 euro per sei mesi e consistono in un piccolo pacchetto dati che l’utente riceve via email.

    Una benedizione

    La tecnologia è una vera e propria benedizione per le persone che vivono nelle aree rurali che mancano di infrastrutture. Consente loro di mantenere i contatti con amici, familiari e il resto del mondo tramite email, Facebook e Instagram, oltre a consentire l’accesso ai servizi di intrattenimento e di informazione.

    Per i membri dell’opposizione politica in ogni paese e gli attivisti che lavorano in stati non democratici, internet è il mezzo di comunicazione più potente. Anche i servizi umanitari utilizzano il web con accesso satellitare per coordinare il proprio lavoro.

    Il problema è che anche le organizzazioni terroristiche si affidano alla tecnologia per connettersi alla rete internet dai luoghi della terra più remoti o dalle regioni senza infrastrutture, e questo fornisce loro i mezzi per diffondere la propria propaganda, oltre che per lo scambio di informazioni utile a pianificare nuovi attacchi.

    Ad Antiochia la domanda di tecnologie satellitari al di là del confine ha creato un boom nel commercio. Due dei numerosi fornitori di rete della zona hanno dichiarato di avere ciascuno circa 2.500 utenti siriani da cui ricavano proventi pari a 100mila dollari al mese.

    Quando viene chiesto loro a chi stiano specificatamente vendendo la strumentazione e i servizi, la risposta è sempre cauta: trattano solo con partner commerciali e non conoscono i clienti finali.

    Si tratta di un’affermazione plausibile, in definitiva. In teoria, chiunque abbia il denaro necessario per acquistare e installare una parabola satellitare ha la possibilità di accedere a internet.

    Ma nelle regioni controllate dall’Isis, il sedicente Stato islamico esercita uno stretto controllo sull’accesso al web. Gli attivisti di Aleppo24 e DeirEzzor24 hanno spiegato a Spiegel online che – nelle città con una forte presenza di miliziani dell’Isis come Raqqa o Deir al-Zor – solamente ai tecnici che hanno giurato fedeltà al gruppo terrorista è permesso installare parabole satellitari.

    I leader dell’Isis, conosciuti come emiri, stabiliscono se consentire o meno ai privati cittadini di disporre della rete internet. In alcune regioni, alcune zone di varie regioni sono state completamente isolate.

    L’accesso al web è riservato agli sportelli per il cambio valuta, agli internet café e ad alcune aree che dispongono addirittura di wi-fi. Ma l’accesso a internet è assolutamente vietato senza il permesso da parte dell’Isis.

    Gli attivisti siriani denunciano che in quelle zone le parabole satellitari sono installate ovunque, dai tetti dei centri media dell’Isis fino a quelli delle case private dei membri della milizia terrorista. Senza questo tipo di strumentazione, il sedicente Stato islamico rimarrebbe completamente tagliato fuori dal mondo.

    Un business redditizio

    La maggior parte delle parabole satellitari vendute in Medio oriente passa da Rotterdam, il terzo porto più importante al mondo. È da qui che la tecnologia satellitare e i modem arrivano in Europa. La maggior parte dei produttori si trova nell’estremo Oriente, mentre le compagnie clienti hanno sede a Parigi, Londra e in Lussemburgo. 

    Diverse compagnie di distribuzione sono coinvolte nella catena di vendita delle tecnologie necessarie per ottenere l’accesso satellitare a internet. In cima a questa catena ci sono i principali operatori satellitari europei, capeggiati dalla Eutelsat francese, dall’Avanti Communications britannica e dalla SES lussemburghese. Tra i più importanti marchi ci sono Hughes di Avanti e soprattutto Tooway di Eutelsat.

    La compagnia francese domina questo business da anni e offre una copertura satellitare globale quasi del tutto completa.

    Sono poi le imprese di distribuzione a comprare i servizi e la copertura satellitare dalle grandi compagnie e rivenderli ad aziende o privati. Queste aziende lavorano con altre compagnie come la Sat Internet Services tedesca che ha sede nella città di Neustadt am Rübenberge, in Germania.

    È un business remunerativo per l’amministratore delegato della compagnia Victor Kühne, che ha esteso la distribuzione alla Turchia, qualche anno fa. Il suo problema è: il mercato della distribuzione satellitare della rete internet nell’Unione europea è quasi del tutto saturo a causa della copertura fornita dai broadcast standard presenti nel continente. 

    Anche le vendite in Turchia sono rallentate perché le connessioni satellitari sono molto più costose di quelle tradizionali. 

    Gli operatori satellitari non forniscono dati in relazione al numero dei propri clienti, ma ci sono delle evidenze a riguardo. In Turchia, per esempio, le persone che desiderano avere accesso a internet tramite le parabole satellitari devono registrarsi presso l’agenzia governativa di telecomunicazione BTK. Secondo i dati più recenti forniti dalla BTK, nei primi tre mesi del 2015, erano 11mila gli utenti registrati per l’utilizzo della rete internet satellitare in Turchia, solo 500 in più rispetto all’anno precedente.   

    Ma durante il 2013 e il 2014, la Sat Internet Services ha esportato più di 6mila parabole in Turchia, come mostrano i documenti della compagnia ottenuti da Spiegel online. È quindi probabile che la maggior parte delle parabole trasportate non sia rimasta in Turchia e sia invece stata trasportata in Siria. Il mercato siriano può essere molto promettente per le compagnie che vendono i servizi satellitari perché non c’è alcuna alternativa alla rete diffusa tramite le parabole, quindi possono essere fissati prezzi molto più alti che altrove. 

    Quello che le aziende potrebbero sapere o sanno

    È molto improbabile che queste aziende stiano deliberatamente provando ad aiutare o supportare l’Isis e non è chiaro se siano a conoscenza di quali potrebbero essere i destinatari ultimi dei servizi che forniscono. Una fonte che ha osservato le vendite ad Antiochia descrive alcune delle transazioni, dicendo che alcuni uomini con la barba e le infradito frequentano spesso il negozio della città.

    Queste persone ordinano dozzine di parabole satellitari alla volta pagando in contanti e acquistano anche strumentazioni utili alla comunicazione di ampio raggio via radio. 

    Sarebbe dunque questa la prova che l’Isis utilizza intermediari per comprare le parabole in Turchia?

    Lo Spiegel online ha contattato tutte le aziende coinvolte, sollecitandole a commentare questi fatti, ma ha ottenuto risposta soltanto da SES ed Eutelsat.

    I portavoce della lussemburghese SES hanno affermato di vendere i propri servizi unicamente a intermediari commerciali e non agli utenti finali, e di non essere a conoscenza di utenti nelle aree della Siria controllate dal sedicente Stato islamico. La compagnia ha affermato che se mai si dovesse scoprire qualcosa del genere, utilizzerebbe tutti i mezzi a propria disposizione per bloccare immediatamente gli accessi alla rete.

    I responsabili di Eutelsat, invece, non hanno escluso la possibilità che le strumentazioni vengano usate a scopo illecito, dato che i moderni terminali satellitari sono molto piccoli, compatti e facilmente trasportabili. La compagnia ha comunque precisato che nessuna delle aziende che acquistano i suoi servizi ha sede in Siria e che Eutelsat non ha alcun contatto diretto con i clienti finali.

    I legali della compagnia Avanti hanno riferito di saper poco riguardo a questi dati e hanno riferito di non poter rilasciare dichirazioni alla stampa. Le modalità di lavoro dell’azienda, comunque, non sembrano differenti da quelle della SES e di Eutelsat.

    Di sicuro la maggior parte delle informazioni si perde nella lunga catena di distribuzione. Secondo le compagnie, quando un commerciante di Antiochia o della città siriana di Aleppo conclude una vendita, non è possibile determinare quale sia l’azienda che ha fatto sì che i servizi fossero stai trasportati dall’Europa alla Turchia.

    Ma è vero? Gli operatori satellitari e i loro partner, nel processo della distribuzione, generalmente possono determinare in che località vengono utilizzati i servizi che stanno offrendo. Quando le parabole vengono installate e si effettua il primo accesso a internet, all’utente viene chiesto di fornire le proprie coordinate GPS. Se vengono comunicati dati falsi, la connessione diventa impossibile o la potenza della rete viene ridotta considerevolmente. 

    I dati dei GPS raccolti dallo Spiegel online mostrano con chiarezza come effettivamente tra il 2014 e il 2015 molte parabole sono state installate proprio nel territorio controllato dal sedicente Stato islamico.

    Diverse parabole vengono utilizzate ad Aleppo, la seconda città della Siria, che non è completamente sotto l’egida dell’Isis, ma altre sono state installate in luoghi come Raqqa, la capitale de facto del sedicente Stato islamico in Siria, al-Bab, Deir al-Zor, fino ai territori sul fiume Eufrate che portano verso l’Iraq e la città occupata di Mosul.

    Perché le compagnie non stanno facendo nulla per eliminare questo problema?

    Visti gli alti costi di investimento necessari per ottenere le infrastrutture, gli operatori satellitari cercano di ottenere più clienti possibili in poco tempo. Nonostante la maggior parte delle aziende non diffonda il proprio bilancio, gli analisti industriali sostengono che costruire un satellite e lanciarlo in orbita costi all’incirca 300-400 milioni di euro.

    Inoltre, anche rendere operativo il satellite ha un suo prezzo. C’è un ulteriore fattore da considerare: il tempo di vita medio di un satellite è di soli 15 anni, quindi i soldi spesi nell’investimento devono essere recuperati più in fretta possibile.

    Questo spiegherebbe perché alcuni operatori satellitari potrebbero ritenere accettabile fornire le infrastrutture necessarie a comunicare, fare propaganda e pianificare possibili attacchi a un gruppo terroristico?

    Per gli operatori satellitari è relativamente semplice interrompere l’accesso ai servizi agli utenti.

    Usando il portale web OSS, basta un click per rimuovere un cliente della rete. Inoltre, nel caso si nutrissero dei sospetti su alcuni utenti, gli operatori potrebbero verificare il tipo di dati che viene trasmesso o ricevuto attraverso il satellite.

    Può darsi che le compagnie vogliano semplicemente utilizzare le proprie tecnologie per accrescere la ricezione delle stazioni televisive, così come recentemente dichiarato dall’amministratore delegato di Eutelsat Michel de Rosen a Spiegel Tv.

    Oppure le aziende vogliono invece solo raggiungere i propri obiettivi di vendita senza verificare precisamente chi sta utilizzando i servizi che offrono.

    Probabilmente le compagnie sanno perfettamente chi sta usufruendo della rete e trasmettono le informazioni che ricevono ai servizi segreti, visto che quando è stata fatta loro questa domanda, sia le aziende che i servizi segreti si sono rifiutati di rispondere.

    Questo però significherebbe che il sedicente Stato islamico sta continuando a crescere, nonostante i servizi segreti da anni dispongano di indicazioni precise in questo senso.

    In definitiva non sarebbe difficile per i servizi segreti entrare nella rete, soprattutto dato che le stazioni di terra usate per alimentare i segnali satellitari sono situate in paesi europei come Cipro (per Avanti) e l’Italia (Eutelsat).

    Se dovessero risultare connessioni esistenti tra Eutelsat e la Siria, la questione potrebbe rivelarsi particolarmente sconveniente per il governo francese che detiene indirettamente una quota del 26 per cento delle azioni dell’operatore satellitare tramite la banca Caisse des Dépôts, di proprietà statale.

    L’articolo è stato originariamente pubblicato qui (traduzione a cura di Diana Maltagliati)

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