In un articolo pubblicato sul The Guardian, lo storico e scrittore olandese Rutger Bregman ha spiegato perché bisognerebbe boicottare ChatGPT, il modello di intelligenza artificiale conversazionale sviluppato da OpenAI. Secondo Bregman bastano 10 secondi per accelerare il declino del chatbot e mandare “un segnale forte alla Silicon Valley”. Un’iniziativa alla quale hanno aderito celebrità del calibro di Mark Ruffalo e Katy Perry e che è già stata sostenuta da un milione di persone. Il motivo del boicottaggio è molto semplice: Greg Brockman, presidente di OpenAI, ha donato 25 milioni di dollari a Maga Inc, il principale Super PAC di Donald Trump. Questo lo ha reso “il più grande donatore di Trump nell’ultimo ciclo elettorale”. Secondo quanto dichiarato da Brockman, le donazioni servivano alla missione della sua azienda di “beneficiare l’umanità”. Eppure, come è noto, ChatGPT è stata utilizzata dall’Ice come strumento di selezione del personale. “In altre parole – scrive lo storico – l’azienda dietro il vostro chatbot amichevole sta aiutando il governo a decidere chi assumere per le operazioni di deportazione”.
OpenAI, inoltre, ha lanciato un’iniziativa di lobbying da 125 milioni di dollari per assicurarsi che nessuno Stato americano possa regolamentare l’intelligenza artificiale. In poche parole, l’azienda attacca i politici che cercano di approvare leggi sulla sicurezza pretendendo che sia Trump, e solo Trump, a scrivere “le regole per la tecnologia più potente sulla Terra”. Bregman scrive che “ogni mese, i soldi degli abbonamenti degli utenti di tutto il mondo confluiscono in un’azienda che si sta integrando nelle infrastrutture repressive dell’amministrazione Trump”. La settimana scorsa è accaduto forse l’episodio più rilevante, ovvero quando l’amministrazione Trump ha chiesto alle aziende di IA di concedere al Pentagono accesso illimitato alle loro tecnologie. Anthropic, società rivale di OpenAI, ha però rifiutato. Il risultato? Trump ha ordinato a tutte le agenzie federali di smettere di usare la tecnologia di Anthropic. OpenAI, invece, ha fatto l’esatto contrario: mentre il suo concorrente prendeva una posizione di principio, Sam Altman, co-fondatore e Ceo dell’azienda, ha firmato un accordo con il Pentagono per prendere il posto di Anthropic.
Ecco perché sta spopolando la campagna #QuitGpt (abbandona chatGPT). Un’iniziativa di boicottaggio che, secondo Rutger Bregman, può andare a buon fine per una serie di fattori che rendono vulnerabile l’azienda. OpenAI, infatti, sta bruciando denaro a un ritmo enorme, la sua quota di mercato è scesa dal 69% al 45% in un anno e gli investitori osservano attentamente il numero di abbonati. “A differenza di campagne come #DeleteFacebook o i boicottaggi contro Amazon — spesso falliti perché troppo difficili — smettere di usare ChatGPT è semplice. Bastano pochi secondi, e ci sono molte alternative” spiega lo storico, secondo cui “i piccoli gesti, ripetuti da molte persone, possono diventare un terremoto politico”.