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    Caro Putin, non ti temo

    Va a colazione col ministro degli Esteri russo Lavrov e a cena con quello italiano e D'Alema. Chi è Erkki Tuomioja? L'intervista

    Di Giulio Gambino
    Pubblicato il 16 Lug. 2014 alle 15:44 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:53

    Erkki Sakari Tuomioja, 68 anni, siede comodamente con la gamba accavallata su una sedia rivestita di pelle nera all’interno di un’elegante sala climatizzata di Villino San Giorgi, la residenza dell’ambasciatore della Finlandia a Roma, in una calda mattina di giugno.

    Sorseggia una spremuta d’arancia, non porta la giacca e la cravatta, ma indossa un comodo pullover aperto con i bottoni sul davanti.

    Per Roma si muove con un’auto blu senza i vetri oscurati e una scorta minima al seguito. Il cerimoniale che i diplomatici seguono tradizionalmente non è nelle corde di Tuomioja, che se non fosse il ministro degli Esteri finlandese e non avesse incontrato qualche giorno prima il suo omologo russo Sergej Lavrov per parlare di Ucraina, potrebbe sembrare un signore nordico qualsiasi in visita in un giorno d’estate a Roma.

    Tuomioja è membro dell’European Council on Foreign Relations, motivo ufficiale che lo ha portato in Italia. La sera precedente il nostro incontro è stato a cena con il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini e Massimo D’Alema.

    Fa parte del Partito Socialdemocratico finlandese. Renzi gli piace e vuole più Europa. Critica la finanza e sta dalla parte dei contribuenti. Da vicino di casa della Russia espansionista di Putin è, per forza di cose, anche un naturale conservatore dello status quo. Al fianco dei russi e al contempo vicino agli europei. Una sola costante: no alla adesione alla NATO. E guai a parlare di “Finlandizzare” l’Ucraina. L’ho intervistato.

    L’intervista di Giulio Gambino è in co-pubblicazione con l’Espresso (qui il link)

    Quali sono le relazioni attuali tra Finlandia e Italia?

    Direi eccellenti, a Roma ho incontrato Federica (il ministro degli Esteri Mogherini, ndr) e siamo d’accordo quasi su tutto, peraltro già in passato avevamo parlato al telefono diverse volte. Negli anni scorsi, ho avuto l’onore di lavorare con nove ministri degli Esteri italiani e con tutti loro c’è sempre stato un ottimo rapporto, fatto salvo con Berlusconi.

    Ministro, che ne pensa di Renzi?

    Sono a conoscenza delle sfide economiche e sociali che l’Italia si trova ad affrontare e so anche che il governo Renzi è determinato a risolvere diverse questioni. Quantomeno ha portato un po’ di novità e le riforme che il premier italiano vuole portare a termine non sono da poco. Ma sono fiducioso: il governo Renzi ha un forte mandato per il programma cui ambisce.

    Da presidente di turno dell’Unione Europea, Renzi pone al centro del suo programma il tema dell’immigrazione: in che modo la Finlandia pensa di poter contribuire a questa emergenza?

    Capisco bene che è una priorità soprattutto per voi italiani, così vicini ai Paesi dai quali molti degli immigrati fuggono, per diverse ragioni. In Finlandia ci sono pochi immigrati, è vero, ma il numero è in crescita: vengono prevalentemente dalla Russia dai Paesi baltici. Oggi come oggi stiamo tutti diventando Paesi di migranti e immigrati. Noi favoriamo l’immigrazione visto che la nostra popolazione sta invecchiando. Senza immigrati, la popolazione finlandese non si rinnoverebbe affatto. E senza loro, ugualmente, molti dei servizi da noi in Finlandia, come per esempio i trasporti, non funzionerebbero. In Europa dobbiamo avere una politica comune e chiara. Mi auguro uno sviluppo serio su questo tema.

    Concretamente, è giusto attuare una politica di equa distribuzione per gli immigrati tra i Paesi dell’UE?

    Entro una certa misura, sì. Il principio del libero movimento tra Paese e Paese all’interno dell’UE deve essere applicato anche per gli immigrati regolarmente registrati o per quei rifugiati in cerca di aiuto.

    Il leader dei Veri Finlandesi, Timo Soini, sarebbe d’accordo con lei su questo?

    In realtà quello su Soini è un falso mito: lui non è razzista e non ce l’ha particolarmente con gli immigrati. È invece l’ala d’estrema destra e xenofoba del suo partito che è razzista. Ma i Veri Finlandesi (che in Finlandia sono il terzo partito, ndr) sono diversi dal Front National francese o dai Democratici Svedesi: alle volte più costruttivi e soprattutto inseriti nel programma di governo.

    La Finlandia è nota per il suo rigore economico. Com’è percepito l’euro tra i finlandesi?

    Non tutti sono per abbandonare l’euro in Finlandia. Certamente è stato uno sbaglio accettare l’euro così come lo abbiamo accettato: non è stato inserito nel mercato nella giusta maniera. Detto questo, uscire ora dall’euro-zona sarebbe più dannoso che altro. Speriamo almeno ora di avere i giusti mezzi per prevenire e affrontare possibili crisi in futuro.

    Cos’è andato storto, esattamente?

    Tanto per cominciare, nessuno si aspettava la crisi. Abbiamo improvvisato dal primo giorno di questa crisi finanziaria. Ci siamo fatti lasciar prendere dal panico. Inoltre, l’idea della ristrutturazione del debito pubblico, che inizialmente era in discussione, è stata successivamente abbandonata. Il nostro debito pubblico deve essere ripagato dalla finanza, non dai contribuenti.

    Mi dice due problemi seri in Finlandia al giorno d’oggi?

    La disoccupazione (quasi al 18 per cento, ndr) e la competitività. Non stiamo facendo abbastanza. Dobbiamo rivitalizzare la nostra economia.

    E come vede l’Italia oggi?

    Ho una visione positiva del vostro Paese. Ci sono ampi margini di miglioramento, è vero, ma le cose qui funzionano. Siete meglio di Spagna o Grecia.

    L’Ue va bene così com’è?

    Non mi piace il diktat di un Paese o dei soliti noti all’interno dell’Unione. Ciascuno deve dire la sua e, possibilmente, avere un peso equivalente a quello della Germania, la Francia o la Gran Bretagna. Dobbiamo fare uno sforzo e raggiungere un accordo anche sulla politica estera europea, attualmente assente, prova ne sia l’assenza di una visione comune in Ucraina. Diversamente, nessuno prenderà mai seriamente l’Europa.

    È giusto parlare di “Finlandizzare” l’Ucraina?

    No, per nulla. Non mi piace affatto quella espressione. È una denominazione impropria, usata dal politologo Zbigniew Brzezinski e proposta da Henry Kissinger in un articolo sul Washington Post. Intanto, la Finlandia oggi è un membro dell’Ue (e l’Ucraina non lo è, ndr). L’Ucraina ha bisogno di buone relazioni con l’Europa, con la possibilità di perseguire il processo d’adesione all’Ue, ma anche con la Russia, per ragioni politiche, culturali e storiche. La Finlandia, quando iniziò la sua politica di partnership con l’Europa, non voleva costruire sfere di influenza che prescindessero dalla Russia. Nessuno vuole problemi con i propri vicini.

    Tradotto?

    Intendo dire che credo sia vantaggioso se gli ucraini scegliessero di stare al di fuori di una qualsivoglia alleanza militare, proprio come la Finlandia.

    Pochi giorni fa lei ha incontrato il ministro degli Esteri russo.

    Ho l’impressione che la Russia attualmente stia cercando una soluzione. La Crimea non tornerà indietro all’Ucraina, almeno nella forma in cui eravamo abituati a riconoscerla. Rimarrà più verosimilmente terreno conteso per un lungo periodo. Ma credo che ci siano gli elementi per raggiungere un’intesa in Ucraina. C’era già in realtà un accordo ed era stato accettato lo scorso febbraio, ma è poi svanito con la fuga di Janukovyč da Kiev.

    Che succederà prossimamente?

    C’è un problema serio in Ucraina: e cioè il fatto che i russi, con la loro azione, hanno in realtà messo in moto ulteriori tensioni interne che non sono di certo pronte a placarsi una volta raggiunto l’accordo formale tra Russia e Ucraina, sempre che si arrivi a raggiungerne uno. Penso per esempio ai separatisti nell’est dell’Ucraina che i russi hanno armato e finanziato, nonostante ora ne abbiano perso parzialmente il controllo.

    La Finlandia non ha paura della vicina Russia? Putin, visto quanto messo in pratica in Ucraina, potrebbe invadervi quando meglio crede.

    No, per nulla. Non ce n’è motivo. La Finlandia e la Russia collaborano e hanno una storia differente (nel 1940 l’Unione Sovietica, approfittando dello scoppio della seconda guerra mondiale, annesse la Finlandia durante la guerra d’inverno, proseguendo il sogno di Pietro il Grande di fare del Baltico un lago russo, ndr).

    Può spiegarsi meglio? La vostra neutralità si traduce a tutti gli effetti in una inclinazione pro-Russia?

    Noi non siamo neutrali dal momento che facciamo parte dell’Ue. Non siamo alleati militarmente.

    Mi scusi se insisto: in termini commerciali, energetici e molto altro dipendete in larga parte dalla Russia. Non crede che questo possa in qualche modo creare un evidente conflitto d’interessi geopolitico tra voi e Mosca?

    È certamente vero che cooperiamo ampiamente con la Russia, ma siamo un Paese europeo, quindi facciamo quello gli altri Paesi europei fanno. Siamo geograficamente vicini alla Russia, ma niente più.

    L’esercito finlandese non è un tema su cui dibattete in Finlandia?

    Ne discutiamo, ma non è una questione centrale. È più importante a livello nazionale che altro. Abbiamo presentato in parlamento una revisione del nostro piano di sicurezza e difesa che è stato approvato.

    Ci sono possibilità che aderiate formalmente e appieno alla NATO?

    Io non sono a favore e non vedo una seria ragione per cui dovremmo entrare a far parte della NATO.

    L’Ucraina entrerà a far parte dell’Ue?

    Non è da escluderlo: l’Ucraina è un Paese europeo e se deciderà di farne parte sarà benvenuto. Ma personalmente vedo alcune difficoltà: l’Ucraina è uno fra i Paesi più corrotti in Europa, quindi non ha una reale chance di accedere all’Ue prima di vent’anni. Non dobbiamo forzarne l’adesione. L’associazione all’Ue non equivale a esserne membri a tutti i costi, quanto piuttosto sviluppare la propria economia e migliorare altri aspetti nazionali, a prescindere che ci si veda parte o meno dell’unione.

    Hanno collaborato Anna Ditta e Laura Lisanti.

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