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    La capsula vaginale a base di marijuana contro i dolori mestruali

    Il prodotto ha funzione antidolorifica, antinfiammatoria e antispasmodica, senza tuttavia causare alterazioni dello stato psichico

    Di TPI
    Pubblicato il 1 Feb. 2016 alle 18:12 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:18

    Esiste un nuovo prodotto, a base di marijuana ma senza effetti psicotropi, che ha l’obiettivo di porre fine ai dolori mestruali. È una supposta vaginale che contiene 60 milligrammi di Thc (l’elemento psicoattivo della cannabis) e 10 milligrammi di Cbd (l’elemento curativo). 

    La capsula in questione si chiama Foria Relief, dal nome della società statunitense che lo ha immesso sul mercato a fine gennaio 2016, ed è delle dimensioni di un tampone. Un box da quattro supposte costa 40 euro circa. Per ragioni legali, al momento sono in vendita solamente negli stati federali del Colorado e della California, negli Stati Uniti.

    Il prodotto agisce sul dolore e sull’infiammazione provocati dal dolore mestruale entro 15-30 minuti da quando viene utilizzato. Il Thc funziona da antidolorifico, senza tuttavia indurre alcuno stato di alterazione, mentre il Cbd, oltre a combattere l’infiammazione, rilassa gli spasmi muscolari.

    Matthew Gerson è il fondatore dForia, la società che ha creato l’antidoto contro i dolori mestruali. Ex aspirante monaco buddista, è anche produttore della compagnia di preservativi in lattice naturale Sir Richard’s.

    Secondo Gerson, la capsula da lui lanciata non è altro che una versione moderna di un rimedio naturale vecchio come il mondo.


    Il Journal of Cannabis Therapeutics, una rivista scientifica che ha cessato le attività nel 2004, ha pubblicato nel 2002 uno studio storico sull’impiego della cannabis nella medicina ostetrica e ginecologica.

    Le prime testimonianze di utilizzo della cannabis per alleviare i dolori mestruali risalirebbero al Nono secolo. Un testo arabo dell’epoca rivela che le donne utilizzavano il succo estratto dai semi di cannabis per il trattamento dell’emicrania e dei dolori uterini, e persino per prevenire l’aborto spontaneo.

    Testi persiani risalenti all’Undicesimo e Tredicesimo secolo, e anche un testo cinese del 1596, menzionano l’uso dei fiori di cannabis per trattare i disordini mestruali.

    Anche il medico della regina Vittoria (1837-1901), Sir John Russel Reynolds, avrebbe prescritto la cannabis alla sovrana britannica.

    Un saggio del 1928 comparso sulla pubblicazione Pharmacotherapuetics, Materia Medica and Drug Action suggerisce l’utilizzo della cannabis per le donne in travaglio grazie all’azione favorevole della cannabis sulla muscolatura uterina.

    Il saggio sostiene che la cannabis allevia il dolore delle puerpere e che, “per quanto se ne sa, un bambino nato da una madre a cui è stata somministrata la cannabis non mostrerà alcun segno di anormalità”. L’impiego di cannabis sulle partorienti sarebbe confermato anche in testi più antichi.

    Ciononostante, la scienza non ha ancora stabilito se la marijuana è realmente efficace per alleviare i dolori mestruali e da parto.

    Questioni di natura legale impediscono talvolta lo svolgimento di studi scientifici rigorosi in materia.

    Inoltre, le ricerche sull’utilizzo della marijuana da parte di adolescenti sembrano suggerire che questa possa avere un impatto negativo sui cervelli dei più giovani.

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