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    Le bufale sul terremoto a cui non dovete credere

    Alessandro Amato dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia spiega a TPI la natura del sisma che ha colpito la costa del Messico, smontando alcune false credenze che gravitano intorno al tema dei terremoti

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 8 Set. 2017 alle 20:06 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:04

    Nella serata di giovedì 7 settembre, un terremoto di magnitudo 8.1 è stato registrato a largo della costa del Messico, causando la morte di almeno 32 persone. Il bilancio non è ancora definitivo.

    Abbiamo chiesto ad Alessandro Amato, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), di spiegare nel dettaglio la natura del fenomeno sismico, considerato tra i peggiori avvertiti nel Messico da oltre un secolo. Con il suo aiuto, TPI ha anche smontato alcune false credenze che gravitano intorno al tema dei terremoti.

    “Il terremoto è avvenuto nella zona di confine tra due placche: quella oceanica, chiamata placca di Cocos, e quella a est, situata a nord degli Stati Uniti. Il sisma si è verificato in una regione sismicamente molto attiva, dove i terremoti sono frequenti a causa dello scorrimento della placca oceanica di Cocos sotto le placche del nord-America e dei Caraibi. Diversi terremoti sono stati infatti registrati in quella zona negli ultimi anni, e anche di forte entità, questo però è il più importante da decenni”, spiega il geologo Amato.

    Placche di Cocos, nord America e Caraibi. Credit: Ingv

    La magnitudo così alta poteva far pensare a uno tsunami di enorme portata. Fortunatamente non è stato così. Ci spiega il motivo?

    Considerando che sulla magnitudo non ci sono mai misure perfette, poiché dipendono dagli strumenti utilizzati e dalle approssimazioni fatte nei calcoli, si può però confermare che l’intensità sia stata almeno pari a 8. Il terremoto ha interessato la parte più profonda della placca di Cocos, dove questa si piega e poi si approfondisce.

    L’ipocentro è stato localizzato a 72 chilometri di profondità, ma l’ipocentro è solo un punto della faglia che si estende, in lunghezza e profondità, per decine e decine di chilometri e arriva a deformare il fondale. Ciò significa che, in questo caso, grazie alla profondità dell’evento, non c’è stata una deformazione violenta del fondale, che avrebbe altresì provocato uno tsunami di enormi dimensioni.

    Lo tsunami però, anche se di piccole dimensioni c’è stato e sta viaggiando nel Pacifico. L’allerta non è finita ma non è dannoso come avrebbe potuto svilupparsi.

    Cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni?

    Già in queste ore sono stati registrati terremoti di entità inferiore, avvertiti anche sulla costa. Dal momento che tra le placche coinvolte ci sono altre faglie e altre zone di contatto, si potrebbero avere nuovi terremoti anche forti, ma non si sa certo stabilire quando.

    La violenza del terremoto ha scatenato anche la formulazione di tesi su un possibile nesso tra il test nucleare condotto dalla Corea del Nord lo scorso 3 settembre e il terremoto che ha colpito il Messico. Sono tesi con qualche fondamento?

    Mi sembra veramente improbabile. Se ci fosse stato un terremoto in Corea forse si poteva discutere della possibilità che l’esplosione avesse stuzzicato una faglia nelle vicinanze, destinata comunque a muoversi, e che l’energia sprigionata dall’esplosione ne avesse accelerato il processo. Ma per distanze di questo tipo, ossia di migliaia di chilometri, non esiste un meccanismo fisico per cui un’esplosione possa generare terremoti dall’altra parte del mondo.

    Facciamo chiarezza dunque: cosa si intende quando si dice che “un esperimento nucleare ha provocato un terremoto”?

    I terremoti sono provocato da uno sprigionamento di energia, che può essere naturale, come il movimento delle placche, o artificiale, come un’esplosione nucleare. Questa energia provoca delle vibrazioni che si propagano nel terreno tramite le onde sismiche. La distanza delle onde dipende dalla potenza dell’energia.

    Nel caso del test nucleare della Corea del Nord, si è stimata un’energia sprigionata pari a un terremoto di magnitudo 6.3.

    Le onde sismiche si sviluppano quando c’è un’esplosione di quel tipo o quando c’è un terremoto molto forte, e si propagano in tutte le direzione nella Terra, fino addirittura ad arrivare agli antipodi del globo: l’esplosione coreana è stata registrata in Europa e negli Stati Uniti. Passata l’onda sismica non succede più niente.

    È possibile che un’esplosione nucleare possa svegliare i terremoti naturali?

    Potrebbe succedere nelle vicinanze del luogo dove è avvenuto il test, ma parliamo di poche decine di chilometri. Il meccanismo è il medesimo di quando un terremoto di quella magnitudo deforma le rocce intorno alla faglia che si è attivata. Se c’è una faglia nei pressi che è vicina alla rottura e che ha energia sufficiente per attivarsi, un ulteriore carico dato un terremoto o da un’esplosione potrebbe accelerare il processo. Ma il più delle volte non capita.

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