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    La bufala della bambina intrappolata sotto le macerie dopo il terremoto a Città del Messico

    Nelle operazioni di soccorso alla scuola “Enrique Rebsamen” di Città del Messico, hanno lavorato almeno 700 tra soldati, membri della marina e poliziotti. Credit: Afp, PEDRO PARDO

    Dopo giorni di dirette televisive e dichiarazioni, la storia della dodicenne Frida Sofìa si è rivelata falsa. La notizia è stata confermata dal sottosegretario della Marina messicana

    Di Giuseppe Loris Ienco
    Pubblicato il 24 Set. 2017 alle 14:29 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:03

    La storia di Frida Sofìa, una bambina di 12 anni intrappolata sotto le macerie della scuola “Enrique Rébsamen” di Città del Messico, crollata dopo il violento terremoto del 19 settembre scorso, ha fatto trattenere il respiro a tutti gli abitanti del paese dell’America centrale. La notizia però si è rivelata completamente falsa.

    I network televisivi hanno fatto a gara per dare gli ultimi aggiornamenti sui soccorsi alla giovane. Gli uomini della Marina messicana, impegnati negli aiuti, hanno fornito numerosi dettagli sulla sua posizione e sulle sue condizioni.

    Frida Sofìa però non esiste: la conferma è arrivata da Enrique Sarmiento, sottosegretario della Marina del Messico, che ha annunciato ufficialmente che tutte le persone bloccate sotto i resti dell’edificio scolastico sono state tratte in salvo.

    “Ci teniamo a sottolineare che non avevamo conoscenza del resoconto in cui figurava il nome di una ragazza” ha specificato Sarmiento. “Non è vero nulla”.

    Alle parole di Sarmiento è seguita la reazione dei messicani, che si sono sentiti presi in giro dai giornalisti e dai soccorritori che fino a poco tempo prima continuavano a dare aggiornamenti sulla situazione.

    L’indignazione della cittadinanza nei confronti dei media e delle autorità ha trovato il proprio sfogo su internet. A venire duramente criticata è stata soprattutto l’emittente messicana Televisa, nota per essere il più grande produttore di programmi in lingua spagnola al mondo, che ha seguito costantemente gli sviluppi relativi alla vicenda di Frida Sofìa.

    In molti hanno paragonato l’episodio a un altro caso simile avvenuto dopo il devastante terremoto che colpì Città del Messico nel 1985: all’epoca i media diedero ampio spazio alla storia di Monchito, un bambino di nove anni rimasto bloccato sotto i detriti. Anche in quel caso, la notizia si rivelò assolutamente priva di fondamento.

    I giornalisti e i dirigenti di Televisa hanno espresso frustrazione e scaricato la responsabilità sulle istituzioni. Durante le fasi di soccorso sono stati impiegati sensori e microfoni in grado di rilevare segnali di vita sotto le macerie della scuola della capitale messicana. Dalle persone impegnate negli aiuti era arrivata la conferma del ritrovamento di Frida Sofìa ancora in vita.

    “Il governo ci ha sempre detto che c’era una ragazza e stavano per salvarla. Adesso hanno cambiato versione”, ha scritto su Twitter Carlos Loret de Mola, un giornalista di Televisa.

    In realtà, i dubbi riguardanti l’esistenza della dodicenne non sono mai mancati. Nessun superstite, infatti, ricordava una bambina con tale nome. Oltre a questo, le autorità non erano riuscite a entrare in contatto con alcun suo familiare.

    L’episodio ha scatenato l’indignazione dei messicani nei confronti delle istituzioni e dei media, spesso accusati di falsificare statistiche e di minimizzare i problemi che affliggono il paese.

    La scuola crollata a Città del Messico

    In totale, il terremoto avvenuto in Messico il 19 settembre, ha provocato la morte di almeno 318 persone, causando gravi danni ad almeno 3mila edifici.

    Soltanto a Città del Messico sono morte 180 persone e almeno 700 sono rimaste ferite. I soccorritori hanno continuato per giorni le operazioni di scavo e ricerca di eventuali sopravvissuti, estraendo dalle macerie i corpi delle vittime e diverse persone ancora vive.

    Città del Messico conta 20 milioni di abitanti e diversi palazzi della città sono stati danneggiati gravemente dal sisma. In totale sono 38 gli edifici crollati nella capitale messicana per il terremoto.

    Tra questi anche una scuola, la “Enrique Rébsamen”, che è crollata a Coapa, un quartiere meridionale della capitale, uccidendo almeno 32 bambini e quattro adulti, mentre altre 20 persone risultano ancora disperse.

    I soccorritori hanno scavato tra le macerie della struttura in cerca delle persone che mancano all’appello. Una folla si è radunata per giorni intorno alla scuola, pregando e sperando che qualcun altro fosse sopravvissuto.

    Le persone presenti hanno più volte applaudito i soccorritori quando sono riusciti a estrarre qualcuno ancora vivo dalle macerie:

    I media messicani riportano che almeno 11 bambini e tre adulti sono già stati estratti vivi dai resti della scuola. Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, gli uomini impegnati nelle operazioni di soccorso hanno anche rinvenuto, tra le macerie, il corpo senza vita di un’insegnante.

    I funerali della maggior parte delle giovani vittime si sono tenuti a Città del Messico nella giornata di giovedì 21 settembre. Alla scuola “Enrique Rébsamen” hanno lavorato almeno 700 tra soldati, membri della marina e poliziotti messicani.

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