«Ti sei chiesto perché il 75% dei carcerati vota per te?». «Voglio il 100%, incluso tuo padre». È uno dei botta e risposta più accesi del primo dibattito televisivo tra il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e il suo sfidante Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex capo dello Stato Jair Bolsonaro, andato in onda domenica 18 ottobre sull’emittente brasiliana Band, a una settimana dal ballottaggio delle elezioni presidenziali. Un confronto durissimo, caratterizzato da accuse reciproche, provocazioni personali e continui riferimenti alle vicende giudiziarie delle rispettive famiglie, che ha mostrato ancora una volta le profonde divisioni politiche del Brasile.A scatenare uno degli scambi più rilanciati sui social è stato il tema della sicurezza e del voto nelle carceri. Flávio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale (PL), ha chiesto al presidente uscente come spiegasse l’elevata percentuale di consensi ottenuti tra i detenuti nel primo turno delle presidenziali.
Lula non si è lasciato sfuggire l’occasione per rispondere con una provocazione rivolta direttamente alla famiglia del suo avversario. Il presidente ha dichiarato di volere il voto di tutti i detenuti, compreso quello dell’ex presidente Jair Bolsonaro, padre di Flávio. Un riferimento alla situazione giudiziaria dell’ex capo dello Stato, condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per il tentativo di colpo di Stato seguito alla sconfitta elettorale del 2022 e attualmente agli arresti domiciliari. La battuta di Lula ha provocato l’immediata reazione del suo sfidante, che ha accusato il presidente di ricevere il sostegno di criminali e detenuti condannati per reati gravi. Una polemica che, tuttavia, richiede una precisazione: in Brasile il diritto di voto è riconosciuto ai detenuti in custodia cautelare, mentre viene sospeso per le persone condannate con sentenza definitiva durante l’esecuzione della pena.
Quello sul voto dei detenuti è stato soltanto uno dei numerosi scontri che hanno caratterizzato il confronto televisivo. I due candidati si sono attaccati ripetutamente sui presunti scandali di corruzione che coinvolgono persone vicine alle rispettive famiglie. Flávio Bolsonaro ha chiamato in causa il figlio del presidente, conosciuto come Lulinha, citando le indagini che lo riguardano. Lula ha risposto sostenendo che spetta alla magistratura accertare eventuali responsabilità e ha accusato il suo avversario di essere stato protetto politicamente dal padre.
Il presidente uscente ha poi sollevato interrogativi sui rapporti tra Flávio Bolsonaro e il banchiere Daniel Vorcaro, coinvolto in uno scandalo finanziario, chiedendo al senatore di chiarire la propria situazione patrimoniale. Bolsonaro ha respinto le contestazioni e ha rilanciato le accuse di corruzione contro il Partito dei Lavoratori (PT). Non sono mancati gli attacchi sulla sicurezza pubblica. Bolsonaro ha accusato Lula di non aver contrastato efficacemente la criminalità e ha promesso una politica più severa nei confronti dei responsabili di reati. Il presidente, dal canto suo, ha contestato i rapporti politici del suo avversario e ha richiamato alcune vicende controverse del suo passato. Il dibattito si è esteso anche all’economia e alla politica estera. Lula ha criticato l’impostazione economica del suo sfidante, evocando il modello del presidente argentino Javier Milei, e ha accusato la famiglia Bolsonaro di essere troppo vicina agli interessi degli Stati Uniti. Particolarmente duro il riferimento a Eduardo Bolsonaro, fratello di Flávio, che vive negli Stati Uniti e che Lula ha accusato di aver cercato di favorire pressioni dell’amministrazione Trump sul Brasile.
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