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    È vero che esistono gruppi virtuali che spingono gli adolescenti a suicidarsi per un gioco?

    Circola da mesi la notizia del Blue Whale, che sarebbe responsabile di decine di suicidi tra i giovani in Russia. Cosa c'è di vero e in cosa consiste?

    Di TPI
    Pubblicato il 21 Mar. 2017 alle 17:23 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:04

    Circola da mesi la notizia di un gioco chiamato Blue Whale, che sarebbe responsabile di decine di suicidi tra gli adolescenti in Russia. Recentemente è stato ripreso da alcuni siti italiani come Il Corriere della Sera, Il Messaggero e lI Giornale.

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    Eppure nessuno di questi articoli sembra avere una fonte attendibile, che verifichi il reale collegamento tra il Blue Whale e gli effettivi suicidi. Il gioco riguarda alcuni gruppi del social network russo VKontakte accusati di spingere i giovani a suicidarsi attraverso 50 sfide. Secondo i media che hanno riportato la notizia, sarebbero oltre cento gli adolescenti russi vittime di questo gioco. 

    Che cos’è il Blue Whale

    Il gioco è semplice: ci si iscrive e ci si impegna a seguire le istruzioni per 50 giorni, durante i quali si devono portare a termine una serie di sfide assegnate da un amministratore. Il giocatore vince quando completa anche la 50esima prova: il suicidio. 

    La notizia dell’effettivo suicidio degli adolescenti, secondo alcuni siti di debunking, pare abbia avuto origine da una imprecisione contenuto in un articolo del sito Novaya Gazeta, risalente al maggio 2016.

    L’articolo in questione riferiva che vi erano stati decine di suicidi in Russia nei sei mesi precedenti e che alcune delle vittime facevano parte della comunità virtuale sul social network VK.com.

    Secondo Novaya Gazeta, almeno ottanta suicidi erano collegati al gioco del Blue Whale, ma una successiva inchiesta di Radio Free Europe ha verificato che non vi era nessuna prova del collegamento tra le morti degli adolescenti e le sfide, in nessuno dei casi.  

    Un altro sito russo, Meduza, ha criticato la conclusione a cui era giunta Novaja Gazeta, sostenendo che la relazione sarebbe stata piuttosto quella inversa. È più ragionevole pensare che non è il social network che induce i giovani al suicidio, ma sono gli adolescenti depressi o tendenti al suicidio che sono attratti da determinati gruppi sui social network.

    Nonostante il fatto che i bambini che si erano suicidati fossero iscritti allo stesso social network, è impossibile stabilire un nesso causale, non avendo prove sufficienti.

    I gruppi in questione comunque esistono. Un caso simbolo è quello della morte di Rina Palenkova, un’adolescente russa che si era tolta la vita dopo aver pubblicato una sua foto su Vk.com.

    L’immagine è stata ossessivamente condivisa sul social e Rina è diventata presto la figura centrale di uno strano culto di gruppo. Si è iniziata a spargere la voce che la ragazza facesse parte di una sorta di setta del suicidio. Numerosi gruppi hanno usato la sua immagine per promuoversi e indirizzare il traffico verso le loro pagine. 

    La polizia russa ha fermato un ragazzo, Phillip Budeikin, che sarebbe stato tra gli ideatori del macabro gioco. Budeikin ha ammesso che non avrebbe indotto nessuno al suicidio, ma che piuttosto voleva portare traffico alla sua pagina. 

    Secondo i dati della Procura generale russa, il 62 per cento dei suicidi tra gli adolescenti sono associati a disagi familiari, a conflitti con insegnanti, compagni di classe e amici. Secondo un rapporto dell’Unicef l’aumento del numero di suicidi “si verifica in tempi di crisi economica e di cambiamento sociale”.

    Per esempio, in Russia c’è stato un aumento del numero di suicidi dal 1987 al 1994, in concomitanza con il crollo dell’Urss.

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