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    Francia, il sindaco di Saint-Denis in piazza con gli studenti: chi è Bally Bagayoko | VIDEO

    Credit: AGF

    Il primo cittadino, esponente de La France insoumise, ha partecipato alla manifestazione di Parigi

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 7 Ott. 2026 alle 10:45 Aggiornato il 7 Ott. 2026 alle 10:45

    Giacca scura, cravatta rossa, le braccia aperte mentre intorno a lui cresce la tensione. Da una parte gli studenti, dall’altra gli agenti. In mezzo Bally Bagayoko, sindaco di Saint-Denis, che prova a evitare che la situazione degeneri. È una delle immagini simbolo della nuova giornata di mobilitazione che martedì 6 ottobre ha portato nuovamente in piazza gli studenti francesi. Bagayoko non si è limitato a esprimere solidarietà ai ragazzi: ha deciso di partecipare personalmente al corteo di Parigi, come aveva già fatto nei giorni precedenti davanti ai licei della sua città. Durante i momenti di maggiore tensione, il primo cittadino di Saint-Denis si è interposto tra alcuni manifestanti e le forze dell’ordine, cercando di calmare gli animi. Una presenza tutt’altro che casuale: già nei giorni precedenti Le Monde aveva raccontato come Bagayoko fosse intervenuto durante i blocchi studenteschi anche per spegnere incendi e frapporsi tra ragazzi e polizia. Poi, nel corso della manifestazione parigina, lo stesso sindaco è stato raggiunto dai gas lacrimogeni utilizzati dalle forze dell’ordine. Le immagini lo mostrano mentre viene assistito e riceve soluzione fisiologica agli occhi. RTL ha riferito che Bagayoko è stato temporaneamente allontanato dal corteo dalla sua squadra.

    Poche ore prima di scendere in piazza, Bagayoko aveva spiegato pubblicamente le ragioni della sua presenza al fianco degli studenti. “L’urgenza è ormai la de-escalation, ma soprattutto una risposta politica, non una risposta poliziesca”, aveva dichiarato a RTL, invitando il governo ad ascoltare le richieste provenienti dalle scuole. Allo stesso tempo aveva chiesto ai ragazzi di manifestare pacificamente e aveva affermato di “disapprovare totalmente la violenza”. Il movimento studentesco francese è nato nelle settimane precedenti a partire dai licei della regione parigina, per poi allargarsi al resto del Paese. Al centro della protesta ci sono soprattutto la carenza di insegnanti e personale, le classi sovraffollate, lo stato di numerosi edifici scolastici, la mancanza di risorse e le critiche a Parcoursup, il sistema che gestisce l’accesso all’istruzione superiore. Il 6 ottobre la mobilitazione ha raggiunto dimensioni nazionali: il ministero dell’Interno ha contato oltre 250mila partecipanti in Francia, 56mila dei quali a Parigi, mentre le organizzazioni promotrici hanno fornito numeri più alti, parlando di 450mila manifestanti in tutto il Paese e 100mila nella capitale. Bagayoko ha scelto fin dall’inizio di schierarsi al fianco dei ragazzi. “Assumo il fatto di essere dalla parte dei miei abitanti, e gli studenti sono miei abitanti”, ha dichiarato.

    La sua presenza nelle proteste ha però provocato anche un duro scontro politico e istituzionale. Il 30 settembre il prefetto di polizia di Parigi, Patrice Faure, ha trasmesso alla procura di Bobigny una segnalazione ai sensi dell’articolo 40 per presunti fatti di “provocazione a commettere un reato”. Al centro della vicenda ci sono alcune dichiarazioni pronunciate da Bagayoko davanti al liceo Paul-Éluard di Saint-Denis. Parlando delle tensioni tra studenti e forze dell’ordine, il sindaco aveva sostenuto che, in determinate circostanze, “la violenza può essere legittima”, aggiungendo però che sarebbe stato comunque preferibile evitarla. Secondo la prefettura, quelle parole potevano rappresentare una giustificazione delle violenze avvenute durante le proteste. Bagayoko ha respinto questa interpretazione, sostenendo che la polemica fosse basata su “citazioni tronche e video distorti” e ribadendo che la violenza non rappresenta il suo metodo d’azione. Intervistato nuovamente il 6 ottobre, non ha ritirato la frase sulla possibile legittimità della violenza in determinati contesti storici, ma ha contemporaneamente ribadito di disapprovare gli scontri e ha invitato alla de-escalation.

    Chi è Bally Bagayoko
    Bally Bagayoko ha 53 anni ed è nato il 31 luglio 1973 a Levallois-Perret, alle porte di Parigi. Cresciuto a Saint-Denis in una famiglia numerosa di origine maliana, ha studiato all’Università Paris 8 e prima di diventare una figura politica della città ha avuto un lungo rapporto con lo sport, in particolare con il basket. Ha giocato fino a livello semiprofessionistico, ha conseguito il diploma statale da allenatore e si è impegnato nel Saint-Denis Union Sport. Parallelamente ha lavorato come dirigente alla RATP, l’azienda che gestisce gran parte del trasporto pubblico dell’area parigina. È sposato e padre di quattro figli. La sua carriera politica comincia nel 2001, quando entra nella squadra dell’allora sindaco comunista di Saint-Denis Patrick Braouezec. Negli anni successivi ricopre diversi incarichi nelle istituzioni locali. Nel 2012 aderisce al Front de gauche di Jean-Luc Mélenchon e successivamente entra nell’orbita de La France insoumise. Nel 2020 tenta per la prima volta la conquista del municipio, senza riuscirci. Sei anni dopo ci riprova e questa volta il risultato è completamente diverso. Alle elezioni municipali del 15 marzo 2026 Bagayoko conquista Saint-Denis già al primo turno con il 50,77 per cento dei voti, battendo il sindaco socialista uscente Mathieu Hanotin e consegnando a La France insoumise una delle vittorie più significative delle amministrative francesi. Una vittoria particolarmente simbolica anche per il profilo della città: Saint-Denis, alle porte settentrionali di Parigi, è uno dei principali centri popolari dell’Île-de-France e una realtà segnata da forti disuguaglianze sociali e da una popolazione molto giovane e multiculturale. Non sorprende quindi che proprio il tema delle nuove generazioni sia diventato uno dei terreni sui quali il nuovo sindaco ha deciso di esporsi maggiormente.

    È anche per questo che, quando la protesta dei liceali è esplosa, Bagayoko ha scelto una linea diversa da quella di molti amministratori: non osservare il movimento dal municipio, ma andare personalmente davanti alle scuole e nei cortei. Una scelta che gli ha attirato accuse durissime da parte dei suoi avversari politici e della prefettura, che gli contesta un atteggiamento troppo ambiguo nei confronti degli episodi di violenza. Bagayoko sostiene invece che la propria presenza serva proprio a evitare che gli scontri degenerino. Le immagini del 6 ottobre mostrano plasticamente questa contrapposizione. Il sindaco è in mezzo alla manifestazione, parla con gli studenti, si avvicina alle forze dell’ordine e, quando la tensione aumenta, prova a interporsi. “Siamo qui per calmare”, aveva spiegato poche ore prima. Poi era tornato su quello che considera il cuore della questione: “La forma di rispetto è riconoscere la legittimità della loro parola”. Poco dopo, quella scelta di stare fisicamente in mezzo al corteo lo avrebbe portato a respirare gli stessi lacrimogeni dei ragazzi che era andato a sostenere.

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