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    Australia, 5 piattaforme social sotto indagine: “Violato il veto per gli under 16”

    Credit: Unsplash

    A quattro mesi dall'entrata in vigore del divieto, due terzi degli adolescenti possiedono ancora un account. Nel mirino Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e Youtube

    Di Giovanni Macchi
    Pubblicato il 7 Apr. 2026 alle 16:56

    Cinque piattaforme di social media sono state messe sotto indagine dalle autorità dell’Australia con l’accusa di aver violato la norma, introdotta quattro mesi fa, che vieta l’accesso ai social per gli utenti di età inferiore ai 16 anni. Le cinque piattaforme in questione sono Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e Youtube.

    L’inchiesta è stata avviata dalla Commissione per la sicurezza online (eSafety), un’agenzia governativa indipendente incaricata di regolare e migliorare la sicurezza su Internet allo scopo di proteggere le persone dai rischi che corrono in rete.

    Secondo la Commissione, alcune piattaforme social consentono agli utenti minorenni di tentare ripetutamente la verifica dell’età fino a quando non la superano e non fanno abbastanza per impedire ad adolescenti e bambini di aprire nuovi account dopo essere stati bannati. Inoltre, alcune di queste società non avrebbero introdotto meccanismi chiari ed efficaci per consentire ai genitori e ad altre persone di segnalare gli utenti under 16.

    In particolare, la legge australiana vieta ai minori di 16 anni di possedere un account sui social e impone alle aziende digitali di adottare misure ragionevoli per impedire ai bambini di aprire o mantenere un account.

    Lo scorso gennaio, a un mese dall’entrata in vigore della norma, il Governo aveva reso noto che oltre 4,7 milioni di account erano stati disattivati ​​nei primi due giorni di divieto. Adesso, però, il quadro si presenta molto diverso. Un sondaggio condotto alla fine di gennaio su 898 genitori dalla Commissione eSafety ha rilevato che circa un terzo dei bambini possedeva ancora un account sui social media, a fronte del 50% circa che si registrava prima della nuova legge. Inoltre, tra i minori di 16 anni che possedevano un account prima del divieto, circa due terzi erano riusciti a rimanere attivi su Facebook, Instagram, Snapchat e TikTok, mentre poco meno del 50% aveva ancora un account su Youtube.

    “Avremmo voluto vedere un calo di queste cifre e il fatto che non stiamo assistendo a un calo è il motivo per cui sono qui a dirvi che stiamo passando dalle indagini all’applicazione delle norme, perché le grandi aziende tecnologiche devono fare di meglio”, ha affermato commissaria per la sicurezza online Julie Inman Grant. “Queste piattaforme sono già in grado di rispettare le normative e ci aspettiamo che le aziende che operano in Australia si conformino alle nostre leggi in materia di sicurezza”, ha aggiunto.

    La commissaria ha sottolineato, peraltro, che raccogliere prove sufficienti a dimostrare che le aziende non hanno adottato misure ragionevoli per conformarsi al divieto richiederà tempo. Una volta che saranno state raccolte prove in tal senso, la Commissione dovrebbe rivolgersi alla Corte Federale australiana.

    Un portavoce di Meta, gruppo che controlla Facebook e Instagram, ha dichiarato che determinare con precisione l’età di un utente rappresenta “una sfida per l’intero settore”, ma che l’azienda si impegna a rispettare le leggi. “L’approccio più efficace, che tuteli al contempo la privacy e sia coerente, consiste nel richiedere una solida verifica dell’età e l’approvazione dei genitori a livello di app store e di sistema operativo prima che un adolescente possa scaricare un’app o creare un account”, ha aggiunto il portavoce.

    Per la ministra delle Comunicazioni Anika Wells, “quello che stiamo vedendo è la prova che le aziende dei social media si limitano al minimo indispensabile,una strategia tipica delle grandi aziende tecnologiche”. “Cercano di confondere le acque, di gettare dubbi su qualsiasi forma di regolamentazione”, ha affermato la ministra. “Vogliono che oggi tutti voi riferiate che le leggi stanno fallendo. Questo li aiuta nel loro intento di ridurre la regolamentazione, di minimizzarla in tutto il mondo. Quindi non sono sorpreso da niente di tutto ciò. Ce lo aspettavamo”.

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