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    Auroville, la città utopica in cui non esistono denaro, politica e religione

    La città di Auroville

    La città è stata riconosciuta patrimonio dell'umanità dall'Unesco, si basa sulla propria collettiva ed è energicamente autosufficiente

    Di Futura D'Aprile
    Pubblicato il 22 Mag. 2018 alle 13:14 Aggiornato il 15 Dic. 2019 alle 20:49

    In India esiste una città “utopica” di 25mila abitanti chiamata Auroville, dove denaro, potere e religione non hanno valore.

    Auroville, detta anche la “città dell’unità umana” è stata fondata da Mirra Alfassa, una donna francese conosciuta all’interno della comunità con il nome di Madre.

    L’idea però è di un filosofo indiano, Sri Aurobindo, che nei suoi libri immaginava una società in cui tutti potessero vivere in armonia, senza divisioni basate su nazionalità, credo politico o religioso.

    Il 28 febbraio 1968, i rappresentanti di 124 nazioni si sono riuniti nell’altopiano sulla costa meridionale dello Stato indiano di Tamil Nadu per trasformare in realtà un’idea fino a quel momento definita semplicemente un’utopia e fondare Auroville.

    Ognuno dei presenti aveva portato con sé una manciata di terra dalla propria nazione per depositarla in un’urna di marmo a forma di fiore di loto.

    Il governo indiano ha sostenuto l’idea e nel 1966 la città è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

    Il progetto originale della città fu ideato dall’architetto francese Roger Anger, che immaginava Auroville come una “galassia” con al centro un’enorme sfera dorata utilizzata per la meditazione e chiamata Matrimandir.

    La città è divisa in 4 zone: industriale, internazionale, culturale e residenziale.

    Alla realizzazione della città hanno collaborato in tanti, tra cui l’architetto italiano Piero Cicionesi e la moglie Gloria.

    Originariamente, il luogo in cui sorge Auroville era un deserto di sabbia rossa, ma è stata trasformata in una zona rigogliosa, circondata da foreste.

    La vita nella città è regolata da quegli stessi principi che ispiravano i lavori del filosofo Sri Aurobindosi, ossia lo spiritualismo induista, il comunitarismo gandhiano, il marxismo e l’anarchismo.

    Ad Auroville, infatti, la proprietà è collettiva, ciò che viene realizzato dai suoi abitanti non può essere venduto e qualsiasi attività è basata sul volontariato. Ogni cittadino è tenuto a lavorare almeno 5 ore al giorno per sostenere la comunità, ma non esiste una precisa divisione delle mansioni.

    La città è autosufficiente a livello energetico grazie all’energia solare, si basa sull’agricoltura biologica e si dà molta importanza al riciclaggio. Per quanto riguarda l’educazione, le scuole sono gratuite e senza voti.

    Ad Auroville esiste una zona dedicata alla meditazione e alla ricerca spirituale, ma non c’è una religione ufficiale: ogni cittadino è libero di professare il proprio credo.

    L’unica forma di governo all’interno della città, invece, è costituita dal Consiglio di Auroville e dai Comitati di lavoro, eletti ogni 4 anni e che si occupano delle questioni amministrative più importanti. Altro organo è l’Assemblea dei residenti, in cui tutti possono esprimere il proprio parere o avanzare delle proposte.

    Per diventare cittadini di Auroville, però, bisogna passare per un processo di ammissione abbastanza complesso. Per prima cosa, è necessario il benestare dell’Entry Group, che si occupa di valutare il candidato.

    La prima fase della valutazione prevede lo svolgimento di un periodo di volontariato nella comunità, a cui fa seguito un anno di prova in cui il candidato non può lasciare l’India e deve provvedere da solo alle proprie spese.

    In generale, la comunità è finanziata dall’Unesco, dalla Comunità europea, dal governo indiano e dalle donazione private.

    I fondi sono gestiti dalla collettività e divisi equamente per sostenere le imprese locali e la società nel suo complesso.

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