La Francia aumenterà le dimensioni del suo arsenale atomico e intensificherà la cooperazione sulle armi nucleari con otto Paesi europei, tra cui non figura l’Italia. Lo ha annunciato ieri, lunedì 2 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron in un discorso pronunciato dalla base sottomarina nucleare di Île Longue, in Bretagna.
Il piano di allargamento agli alleati dell’ombrello nucleare francese prevede che, in presenza di determinate circostanze non meglio specificate, le “risorse strategiche” di Parigi possano essere dispiegate in altri Paesi europei (ma la decisione circa il relativo utilizzo resterebbe in capo all’Eliseo). Macron ha inoltre aperto alla possibile “partecipazione convenzionale delle forze alleate” alle “attività nucleari” della Francia. Il presidente ha spiegato che i colloqui per questa cooperazione rafforzata sono già iniziati con Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca.
La Francia dispone attualmente di 290 testate nucleari stimate, un numero invariato dal 1992, che costituisce il quarto arsenale nucleare più grande al mondo, dopo Russia, Stati Uniti e Cina. Il leader dell’Eliseo non ha specificato di quanto dovrà essere potenziato l’arsenale. E, anzi, ha avvertito che nei prossimi anni Parigi non renderà pubbliche le informazioni circa il numero di testate nucleari in suo possesso.
L’obiettivo di questo nuovo indirizzo, spiega Macron, è “complicare i calcoli dei nostri avversari”: “È essenziale – dice il presidente – che i nostri avversari, o la loro combinazione, non possano nemmeno intravedere la possibilità di colpire la Francia senza la certezza di subire danni da cui non si riprenderebbero”.
Secondo Macron, “i prossimi 50 anni saranno un’era di armi nucleari”. Tuttavia il presidente francese sostiene che le iniziative annunciate ieri non configurino “una corsa agli armamenti”.
Tra gli otto Paesi che intensificheranno la cooperazione con la Francia sul fronte nucleare, non c’è l’Italia. Parigi “aveva invitato anche il nostro Paese a partecipare, ma il Governo di Giorgia Meloni ha deciso di non aderire”, ha spiegato Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe, nonché ex collaboratore di Macron. “Non è un dettaglio tecnico, è una scelta politica precisa”, aggiunge Gozi: “Nel momento in cui si rafforza il pilastro europeo della difesa, l’Italia sceglie l’assenza. E quando l’Europa accelera, restare fermi significa arretrare”.
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