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    È arrivato l’Antropocene, l’era geologica dell’uomo

    Secondo gli scienziati riuniti a Città del Capo per il Congresso Internazionale di Geologia, l'impatto dell'uomo sul mondo ha dato luogo a una nuova fase per il pianeta

    Di TPI
    Pubblicato il 30 Ago. 2016 alle 09:14 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:08

    Si è svolto lunedì 29 agosto a Città del Capo, in Sudafrica,
    il 35esimo Congresso Internazionale di Geologia, durante il quale alcuni tra i
    più prestigiosi studiosi della Terra hanno pressoché unanimemente annunciato
    che il nostro pianeta è entrato in una nuova era geologica: l’Antropocene.

    Se infatti fino ad oggi le classificazioni scientifiche ci
    hanno detto che da circa 12mila anni (un periodo brevissimo quando si tratta di
    ere geologiche) la Terra viveva l’era dell’Olocene, iniziata con il
    ristabilimento del clima dopo l’ultima glaciazione e con lo sviluppo delle
    prime civiltà umane, a detta del gruppo di geologi riuniti in Sudafrica è ormai
    tempo di considerare quell’epoca terminata.

    La nuova era è fin dal nome (Antropos è in greco vuol dire “uomo”) l’epoca segnata in tutto e
    per tutto dall’impatto dell’umanità sul pianeta, e il suo inizio viene datato
    intorno al 1950, con la dispersione di elementi radioattivi a causa dei primi
    test nucleari, l’inquinamento da plastica, il proliferare del cemento e molte
    altre tracce, non propriamente positive, lasciate dalle ultime generazioni di
    terrestri.

    Perfino la proliferazione del pollo domestico può essere
    considerata una prova scientifica di una nuova era, visto che è solo dalla metà
    del Ventesimo secolo che questo è diventato l’uccello più comune del mondo, ha
    aumentato le sue dimensioni rispetto al passato e i suoi resti sono disseminati
    ovunque come futuri fossili.

    Il termine Antropocene è stato coniato nel 2000 dal premio
    Nobel Paul Crutzen, riferendosi alla grande accelerazione del grado dell’impatto
    umano sul pianeta, e negli anni in molti hanno sposato la sua linea.

    Nonostante la proposta degli scienziati andrà ora ulteriormente
    vagliata affinché la nuova denominazione possa essere universalmente accettata,
    in molti sembrano concordare che dalla metà del Ventesimo secolo le emissioni
    di anidride carbonica, l’aumento del livello del mare, l’estinzione di alcune
    specie e la deforestazione siano tutti segnali che annunciano l’inizio di un
    cambiamento mai visto nei millenni precedenti e così radicale da “meritare” un
    nuovo nome.

    Martin Rees, astronomo reale britannico e ex presidente della Royal
    Society, ha dichiarato che per il prossimo millennio questi cambiamenti, in
    alcuni casi irreversibili, potrebbero da un lato portare a immense catastrofi
    per l’umanità, ma se l’uomo sarà in grado di cambiare rotta, sarà possibile
    approdare a un futuro sostenibile.

    Qui sotto un’infografica del quotidiano britannico The Guardian sulle ere geologiche universalmente riconosciute che
    si sono succedute fino a oggi:

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