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    Gangster, vodka e Cremlino: chi è Alisher Usmanov, l’oligarca russo della Sardegna

    credit: ansa foto
    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 12 Mar. 2022 alle 11:59

    «Vuoi che ti racconti la mia storia? Bene, allora ci serviranno almeno due bottiglie di vodka». Alisher Usmanov si presentò così al giornalista del Financial Times che due anni fa lo aveva raggiunto in un lussuoso albergo sulle Alpi innevate della Baviera apposta per intervistarlo. Usmanov non parla frequentemente con i giornali, anche se ne possiede uno. Ma l’alcol non gli occorreva certo per sciogliere la lingua dall’emozione: «Il fatto è che, se non c’è la vodka, che senso ha parlare fra uomini? Na sdarovie!». E giù il primo bicchiere. Questo omone di 69 anni con occhi da uzbeko è uno dei più ricchi oligarchi spuntati fuori dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, sebbene lui preferisca farsi chiamare «filantropo». Tramite la holding Usm controlla il colosso dell’alluminio Metalloinvest e la rete telefonica MegaFon ed è in prima persona proprietario del quotidiano economico-finanziario russo Kommersant, nonché azionista di Facebook e Alibaba, oltre ad avere interessi nel calcio inglese. Se a tutto questo si aggiungono ville principesche, yacht da Guinness dei primati e un aereo privato da 300 posti, si ottiene un patrimonio stimato da Forbes in 16,6 miliardi di dollari. Roba da far girare la testa per davvero, altro che la vodka. E non dimentichiamo le svariate onorificenze internazionali, tra cui quella di Commendatore della Repubblica Italiana conferitagli nel 2017 al Quirinale direttamente dal presidente Mattarella.

    Chi l’avrebbe mai detto negli anni Ottanta, quando Usmanov fu condannato a 8 anni di carcere per «furto di proprietà socialista»? Eppure, secondo qualcuno, è proprio grazie alle frequentazioni criminali fatte dietro le sbarre che il suo impero è improvvisamente decollato.

    Il magnate è amico di vecchia data del presidente russo Vladimir Putin, ma il rapporto tra i due oggi è messo a dura prova dalle sanzioni economiche imposte dai governi occidentali per tentare di fermare l’invasione dell’Ucraina. Usmanov è tra gli “oligarchi dello zar” finiti nel mirino di Unione europea, Regno Unito e Stati Uniti: Bruxelles in particolare lo accusa di aver «attivamente sostenuto i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina». Da parte sua, il Signore dell’alluminio ha definito le sanzioni «ingiuste» e frutto di accuse «diffamatorie», ma alcuni suoi “colleghi” oligarchi, come Mikhail Fridman e Alexei Mordashov, hanno già pubblicamente preso le distanze dall’iniziativa militare di Putin. Quella delle sanzioni economiche è una forma moderna di guerra, combattuta con il denaro anziché con i missili. E in questo caso mira a fare il vuoto intorno al leader del Cremlino.

    Nell’ultima settimana Usmanov si è visto confiscare, fra le altre cose, la mastodontica residenza da 17 milioni di euro in Costa Smeralda dove – parole sue – trascorre un terzo del suo tempo: la stessa che nel 2012 ospitò una festa esclusiva per la sorella di Putin con tanto di concerto privato di Sting e partecipazione (per nulla straordinaria) di Silvio Berlusconi. Sempre come conseguenza dell’invasione ucraina, la scorsa settimana l’oligarca è stato costretto a dimettersi dalla presidenza della Federazione Internazionale Scherma, di cui era padrone incontrastato da 14 anni in qualità di appassionato (ma poco talentuoso) sciabolatore. Non solo: l’Everton, società calcistica di Liverpool di proprietà del suo socio in affari Farhad Moshiri, ha sospeso il contratto di sponsorizzazione con la Usm come gesto di solidarietà al popolo bersagliato dalle bombe russe.

    Nella vita e negli affari di Alisher Usmanov lo sport ha sempre giocato un ruolo centrale. Prima di sponsorizzare l’Everton, per una decina d’anni il magnate è stato azionista di peso dell’Arsenal, leggendario football club della North London. E più volte il suo nome è stato fatto come possibile acquirente del Milan. Sua moglie, Irina Viner, è da trent’anni l’inflessibile capo allenatrice della gloriosa Nazionale russa di ginnastica ritmica: con i suoi modi severi, la signora ha plasmato decine di campionesse, tanto che nel 2015 è stata insignita dell’Ordine olimpico (ringraziò ricordando che «lo sport è l’unica guerra che ha una fine pacifica»). Lei ebrea e lui musulmano, Usmanov e consorte non hanno figli: «La mia eredità andrà per metà alla famiglia e per l’altra metà al management della Usm», ha già stabilito lui.

    Come la moglie, l’oligarca è di origine uzbeka. Nacque a Chust, gelido villaggio eurasiatico sulle montagne vicino al confine con il Kirghizistan, nel 1953, pochi mesi dopo la morte di Stalin. Il padre era magistrato, Alisher sognava invece di diventare diplomatico. Così andò a studiare a Mosca, all’Istituto statale di Relazioni Internazionali, dove imparò in fretta le lingue: inglese, francese, arabo. Ma quel progetto di carriera naufragò nel 1980, quando il 27enne futuro tycoon fu arrestato per frode e «furto di proprietà socialista» (con la fedina penale sporca, l’ambasciatore non lo puoi fare). Di quelle accuse si sa poco o nulla, eccetto che nel 2000 la Corte suprema uzbeka le cancellerà bollandole come «fabbricate ad arte». Condannato a 8 anni, Usmanov ne trascorse in carcere 6. «Uscito di prigione, trovai un Paese cambiato», racconta. La Perestrojka di Michail Gorbaciov stava aprendo alla libera impresa nell’Urss e il protagonista della nostra storia si reinventò come venditore di sacchetti di plastica.

    Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, durante l’era anarchica di Boris Eltsin, Usmanov si specializzò nel campo finanziario: «Nel 1994 in Russia nessuno sapeva cosa fosse una quota azionaria», racconterà ridendo di gusto qualche anno dopo. Si mise in affari con Andrej Skoch, futuro membro della Duma e ritenuto dalle autorità degli Stati Uniti legato a doppio filo con la mafia russa. Insieme i due fondarono la Metalloinvest, poi Usmanov divenne un importante manager della Gazprom, arricchendosi – secondo alcuni – anche grazie alle ricche commesse affidate proprio alla Metalloinvest. Nel 2007 l’eurodeputato britannico Thomas Wise ha accusato Usmanov di vicinanza con il capo della mafia uzbeka e signore dell’eroina Gafur Rakhimov: «Insinuazioni senza fondamento», ha replicato l’oligarca.

    Oggi Usmanov figura al 99esimo posto tra le persone più ricche del mondo secondo Forbes. Ufficialmente residente a Mosca, possiede palazzi in ogni angolo d’Europa: Liscia di Vacca, Losanna, Monaco, Monaco di Baviera, un maniero del XVI secolo nel sud-est dell’Inghilterra. Ma la sua gemma immobiliare è Beechwood House: 4,5 ettari di terreno nel sobborgo londinese di Highgate, comprata nel 2008 dall’allora emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani per 48 milioni di sterline. Quando non è in casa o in un albergo di lusso, Usmanov è in mare, sul suo mega-yacht Dilbar, così chiamato in onore della madre. Con 156 metri di lunghezza e 30 di altezza è lo yacht a motore più grande del mondo: a bordo c’è spazio sufficiente per una piscina enorme, una sauna, un salone di bellezza, una palestra, due elicotteri e mille cuscini per divani. Acquistato nel 2016 per 600 milioni di dollari, all’inaugurazione parteciparono fra gli altri il cantante italiano Andrea Bocelli e la top model, nonché ex première dame francese, Carla Bruni. In queste settimane l’imbarcazione si trova nel cantiere navale di Amburgo per lavori di manutenzione e sembra essere sfuggita alle sanzioni anti-Putin perché è registrata alle Isole Cayman e non appartiene direttamente a Usmanov, ma a una holding.

    Se il nome dello yacht è un omaggio alla madre, quello dato al suo aereo personale –   Bourkhan – è dedicato al padre. Il velivolo in questione è nientemeno che un Airbus A340 in grado di trasportare fino a 300 passeggeri: registrato all’Isola di Man, si ritiene sia costato 500 milioni di dollari.

    Più che miliardario, però, Usmanov ama definirsi «filantropo». E in effetti è lungo l’elenco delle spese per beneficenza e per finanziare opere d’arte. Se è stato nominato Commendatore della Repubblica Italiana è perché ha donato 2 milioni di euro al Comune di Roma per il restauro del Foro di Traiano, della Fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale e della sala degli Orazi e Curiazi nei Musei Capitolini. Nel 2020, inoltre, ha staccato due assegni da mezzo milione di euro alla Regione Sardegna per far fronte all’emergenza Covid («Grato per la calorosa accoglienza che da circa trent’anni ricevo in questa bellissima isola»). Il Comune di Arzachena, sulla Costa Smeralda, lo ha nominato cittadino onorario: onorificenza confermata dal sindaco Roberto Ragnedda anche a dispetto delle sanzioni occidentali.

    A proposito di sanzioni, l’Unione europea accusa Usmanov di aver «limitato la libertà della redazione» nel suo giornale Kommersant, che dopo essere finito nelle sue mani «ha assunto una posizione manifestamente favorevole al Cremlino»: Bruxelles cita anche «un articolo propagandistico anti-ucraino di Dmitry Medvedev, in cui l’ex presidente russo sosteneva che era inutile avviare colloqui con le autorità ucraine in carica, che a suo parere erano sotto il controllo diretto dell’estero». Nell’annunciare le sanzioni contro la Russia, l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Josep Borrell ha pubblicato un tweet – che poi, per le polemiche suscitate, è stato costretto a rimuovere – in cui avvertiva gli oligarchi amici di Putin: «Niente più shopping a Milano, party a Saint Tropez, diamanti ad Anversa». Basterà per fermare la guerra?

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