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    Gli aiuti USA all’Egitto non saranno più condizionati dal rispetto dei diritti umani

    La proposta di bilancio dell'amministrazione Obama vuole rimuovere le condizioni imposte al governo egiziano per la fornitura di sussidi ed equipaggiamento militare

    Di TPI
    Pubblicato il 11 Feb. 2016 alle 16:53 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:17

    L’amministrazione Obama ha presentato martedì 9 febbraio 2016 una controversa proposta di bilancio che invaliderebbe le restrizioni poste dal Congresso sugli aiuti al regime militare egiziano e sulla vendita di armi “per il controllo della folla” alle cosiddette “democrazie emergenti”.

    Per le norme vigenti, il 15 percento degli aiuti all’Egitto può essere trattenuto a seconda della situazione relativa al rispetto dei diritti umani nel paese. Tuttavia, questa limitazione può essere elusa per ragioni di sicurezza nazionale (degli Stati Uniti), come è accaduto lo scorso anno.

    In altre parole, Obama potrebbe presto stabilire che il rispetto dei diritti umani da parte del governo egiziano non sarà più un requisito vincolante affinché gli Stati Uniti possano erogare aiuti e sussidi a favore dell’Egitto.

    Cole Bockenfeld, vice direttore per le politiche del Project on Middle East Democracy – istituzione non-governativa che si occupa di valutare come si possano sviluppare vere democrazie in Medio Oriente e quale possa essere il ruolo degli Stati Uniti a sostegno del processo – ritiene che probabilmente il governo non vuole più affrontare il processo di motivazione della richiesta d’esenzione. 

    “Dovevano fare una valutazione,” spiega Bockenfeld “Come se la cavano in materia di prigionieri politici, come se la cavano sul diritto di assemblea, eccetera”. 

    Il rapporto dell’anno scorso “ha fatto infuriare gli egiziani […] era una valutazione piuttosto onesta di come le cose siano deteriorate in Egitto”.

    Per esempio, il rapporto redarguiva l’Egitto per l’“impunità” nella quale operano le forze di sicurezza e le restrizioni imposte al regolare svolgimento dei processi.

    “Ritengo che stiano cercando di evitare che si verifichi nuovamente questa situazione”, prosegue Bockenfeld, “visto quanto ha disturbato gli egiziani, dovremmo cercare di gestire queste cose in modo privato”.

    “Di solito, il governo desidera avere quanta più libertà di manovra può ottenere. Vuole il minor numero possibile di impedimenti legali sui programmi di assistenza”, ha commentato invece Michele Dunne del Carnegie Endowment for International Peace.

    Nel bilancio proposto, c’è anche una richiesta perché sia rimossa una clausola che proibisce la fornitura di gas lacrimogeni e altre armi per il controllo della folla a paesi che “stanno affrontando una transizione democratica”.

    Bockenfeld ha detto che questa norma, che è entrata in vigore nel 2012, è stata una reazione alle proteste della Primavera araba.

    Se il governo avrà successo nell’eliminare la norma sul controllo delle folle, “di fatto [l’equipaggiamento antisommossa] potrà essere fornito a chiunque”, ha detto Husain Abdulla, direttore esecutivo di Americans for Democracy and Human Rights in Bahrain, movimento per la democrazia e i diritti umani in Bahrein e nel Medio Oriente. 

    “Un paese che fornisce a un altro paese degli strumenti per sopprimere le proteste pacifiche di persone che non fanno altro che chiedere diritti universali non può fare un appello credibile per la democrazia”.

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