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    La storia dei 43 studenti messicani scomparsi nel 2014 e di cui si sa ancora troppo poco

    Il documentario girato a Città del Messico da Iacopo Luzi nel 2016, per riassumere tutta la vicenda su cui non è ancora stata fatta chiarezza

    Di Iacopo Luzi
    Pubblicato il 26 Set. 2016 alle 10:08 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:08

    CITTÀ DEL MESSICO – Tre  anni sono trascorsi dalla notte del 26 settembre 2014, quando 43 studenti della Scuola normalista di Ayotzinapa scomparvero a Iguala, nello stato messicano di Guerrero, dopo essere stati attaccati dalla polizia.

    Secondo la ricostruzione dei fatti, un centinaio di studenti normalisti, provenienti da una scuola rurale che forma maestri e che da sempre è una delle più reazionarie del paese, si erano recati nella città di Iguala per sequestrare alcuni autobus. I mezzi sarebbero poi stati utilizzati per recarsi successivamente a Città del Messico, dove avrebbe avuto luogo una grande manifestazione prevista per il 2 ottobre 2014.

    L’usanza di prendere “in prestito” alcuni autobus, vista la povertà degli studenti, era nota a tutti e tollerata dalle forze dell’ordine, eppure nella notte del 26 settembre qualcosa andò storto e portò a una reazione feroce e aggressiva da parte della polizia locale e regionale.

    Le forze dell’ordine attaccarono i diversi autobus sequestrati, sparando ai mezzi e causando la morte e il ferimento di diversi studenti. Anche persone totalmente estranee, come i calciatori di una squadra locale che stava rientrando dopo una partita con il proprio pulmino, vennero coinvolte nell’attacco. I calciatori furono attaccati perché scambiati per gli studenti di Ayotzinapa.

    Dopo l’assalto della polizia, mentre molti studenti furono in grado di scappare, 43 studenti vennero arrestati e da allora non si sa più niente della loro sorte. Secondo le varie investigazioni della Procura Generale del Messico, la polizia avrebbe consegnato gli studenti a dei membri di un cartello della droga locale, i quali avrebbero ucciso e incenerito i corpi dei 43.

    Nella versione del governo, chiamata da molti “Verità storica”, si parla di un’affiliazione della polizia e della politica nello stato di Iguala con potenti cartelli della droga locali. Secondo quella versione dei fatti, gli studenti sarebbero stati fermati e uccisi per evitare di recare danno al sindaco di Iguala, José Luis Abarca Velázquez, che quella sera stava tenendo un comizio in città insieme alla moglie.

    Al contrario, secondo investigazioni internazionali, gli studenti sarebbero arrivati ad Iguala solo dopo che il comizio era terminato. Di conseguenza, le motivazioni dell’attacco e della scomparsa di questi 43 studenti sono altre. Il caso ha suscitato molto clamore in Messico, numerose manifestazioni di migliaia di persone hanno avuto luogo, chiedendo giustizia per ciò che è accaduto, eppure la verità ancora rimane incerta.

    A partire da novembre 2014, un gruppo di esperti internazionali chiamato Giei (Gruppo interdisciplinare esperti internazionali), composto da rinomati investigatori di fama mondiale, ha iniziato a indagare sul caso.

    Il gruppo è nato a seguito di numerose pressioni internazionali e dei genitori degli studenti scomparsi fatte al governo messicano, il quale ha autorizzato questi investigatori a indagare sul caso Ayotzinapa.

    Dopo un anno e mezzo, il Giei ha dimostrato come la versione dei fatti proposta dal governo non sia plausibile e come sia fisicamente impossibile che gli studenti siano stati bruciati fino a trasformarli in cenere.

    Nonostante il contratto del Giei sia scaduto nell’aprile 2016 e il governo abbia fatto di tutto per non rinnovarlo, il caso resta aperto.

    Secondo il GIEI, che comunque ha affrontato la questione con cautela vista la mancanza di prove, un’ipotesi che potrebbe giustificare l’attacco agli studenti di Ayotzinapa è che si siano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ovvero che abbiano sequestrato l’autobus sbagliato, un mezzo che si suppone trasportasse un grosso carico di droga diretto a Chicago, negli Stati Uniti.

    Sebbene non ci siano prove che questa droga fosse veramente all’interno di uno degli autobus, dato che lo stesso mezzo contenente droga sarebbe scomparso dopo il 26 di settembre, l’attacco si potrebbe spiegare come un tentativo finito male da parte della polizia locale, complice dei narcotrafficanti, di recuperare il prezioso carico.

    Secondo diversi esperti, il caso Ayotzinapa è un esempio lampante di una grande complicità a tutti i livelli fra il governo, la polizia, l’esercito e i narcotrafficanti e la scomparsa dei 43 studenti sarebbe stato solo un goffo e inutile tentativo di nascondere l’evidenza dei fatti.

    Una complicità conclamata e da anni nota a molti, ma che con il caso Ayotzinapa avrebbe raggiunto il suo apice più alto.

    Tuttavia sono solo supposizioni, nulla è dimostrato al cento per cento e lo stesso GIEI ha incontrato numerosi ostacoli durante la sua investigazione.

    A tre anni di distanza, il caso Ayotzinapa resta ancora da svelare e, sebbene più di cento persone, tra cui numerosi membri della polizia, siano già state arrestate, in quanto coinvolte nel caso, la verità sembra ancora lontana dall’essere scoperta.

    Iacopo Luzi si è recato in Messico nel maggio 2016, a due anni dalla scomparsa, per investigare sul caso e per intervistare diverse persone, fra cui la madre di uno degli studenti scomparsi, per cercare di capire a che punto sia il caso e quale potranno essere i suoi sviluppi futuri. Dal suo viaggio è nato 731 giorni, un breve documentario per parlare del caso e dell’investigazione fatta dal Giei:

     

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