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    Stellantis, la produzione in Italia resta ai minimi: ombre su Cassino e Mirafiori

    Foto AGF

    Il report trimestrale della Fim-Cisl: nei primi nove mesi dell'anno volumi in crescita del 28%, ma ancora molto lontani dai livelli del 2023 e dall'obiettivo "un milione di veicoli" dichiarato dall'azienda

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 6 Ott. 2026 alle 13:34

    Si registra una leggera ripresa nei volumi produttivi degli stabilimenti italiani di Stellantis. Nei primi nove mesi del 2026 le fabbriche hanno assemblato 340.745 veicoli, tra autovetture e veicoli commerciali: il 28,3% in più rispetto allo stesso periodo del disastroso 2025. Alla fine di quest’anno la produzione dovrebbe aggirarsi intorno alle 450mila unità, un livello ancora molto lontano non solo dall’obiettivo di un milione di veicoli dichiarato dall’azienda nei tavoli con il Governo ma anche dai numeri – già preoccupanti – dei primi anni post-Covid (nel 2023, per dare un’idea, furono sfornati 751mila mezzi, tra auto e furgoni).

    A fornire questi dati è il consueto rapporto trimestrale della Fim-Cisl sull’andamento della produzione italiana di Stellantis.

    Nello specifico, tra gennaio e settembre sono state assemblate 206.945 autovetture (+36,7% annuo) e 133.800 veicoli commerciali (+17,3%). L’incremento è trainato essenzialmente dalla nuova Jeep Compass, prodotta a Melfi, dalla 500 ibrida, lanciata un anno fa a Mirafiori, e dalla buona tenuta della Panda, realizzata dagli operai di Pomigliano d’Arco.

    L’unico stabilimento di assemblaggio che sconta una flessione rispetto al 2025 è quello di Cassino, dove i volumi sono calati del 37,1%. Nei primi nove mesi del 2026 la fabbrica ciociara ha realizzato appena 8.897 auto (Alfa Romeo Giulia e Stelvio e Maserati Grecale), a fronte delle 14.135 dello stesso periodo dell’anno passato. Ma andando un poco più indietro nel tempo il confronto è inquietante: tra gennaio e settembre 2022 le vetture prodotte furono quasi 41mila. “Con questi volumi, la situazione del sito produttivo e dell’intero sistema dell’indotto non è più sostenibile“, avverte la Fim-Cisl.

    Lo stabilimento paga la crisi di due marchi storici come Alfa Romeo e Maserati. Stellantis continua a ribadire la volontà di rilanciarli con potenziali partner (anche se Alfa Romeo è stata de-classata dal Gruppo al rango di “marchio regionale”) e l’anno prossimo a Cassino dovrebbe entrare in produzione la nuova versione del Grecale, il suv della casa del Tridente. Ma tutte le decisioni definitive sul futuro del sito sono state rinviate entro la fine dell’anno: “L’ennesimo rinvio”, lamenta il sindacato, secondo cui “non è più possibile rinviare le scelte necessarie per garantire un futuro allo stabilimento”.

    La crisi produttiva sta producendo conseguenze molto pesanti anche sul piano occupazionale. L’attività dello stabilimento – che conta complessivamente circa 2.200 addetti – si è ridotta a poco più di 5-6 giornate lavorative al mese. Nei primi nove mesi dell’anno sono state lavorate appena 56 giornate, con circa 1.400 lavoratori presenti, mentre più di 500 dipendenti sono stati sottoposti a contratto di solidarietà.

    Anche a Mirafiori, però, le cose non vanno bene. Nei primi nove mesi dell’anno la produzione è aumentata del 151% rispetto allo stesso periodo del 2025 e ci sono state 600 nuove assunzioni (a fronte di circa 2mila dipendenti in totale). Tuttavia nel terzo trimestre dell’anno la produzione della 500 ibrida ha subito un rallentamento, anche a causa della mancanza di materiale. “La situazione è in peggioramento visto la richiesta nel mese di ottobre di due settimane di cassa integrazione”, avverte la Fim: ormai “è evidente che il target di Stellantis per il 2026 (100mila vetture, ndr) non sarà raggiunto“ e ci si fermerà “intorno alle 60.000 unità”.

    L’anno prossimo è previsto l’arrivo di una 500 elettrica equipaggiata con batterie Stellantis, mentre nel 2030 dovrebbe debuttare la nuova generazione del modello. Ma secondo il sindacato “lo stabilimento torinese non può sostenersi basandosi su un unico modello, la 500”. “Pensiamo – dicono le tute blu della Cisl – sia indispensabile assegnare una seconda vettura“.

    “Preoccupante” viene definita poi la situazione del sito di Termoli, dove l’azienda ha ritirato il piano d’investimento che prevedeva la costruzione di una fabbrica di batterie. Tale rinuncia, secondo il sindacato, “rende necessario individuare una nuova prospettiva industriale e garantire la sicurezza occupazionale dei circa 1.800 lavoratori diretti dello stabilimento”.

    Attualmente nell’impianto molisano sono prodotti i motori a benzina GSE nelle versioni 1.0 e 1.5, il GME e il V6. Dall’anno prossimo, però, il GME traslocherà in America. In compenso, Stellantis ha programmato di portare a Termoli il nuovo cambio EDCT e l’adeguamento dell’attuale motore GSE ai requisiti della normativa euro 7. Secondo la Fim, però, non basta: “Consentirà solo di prolungare una parte di produzione oltre il 2030, ma non rappresenta un investimento che dà garanzie per il futuro. Abbiamo ribadito che occorre assegnare altre attività“.

    Il 15 ottobre i sindacati avranno un incontro con l’azienda per fare il punto sulla situazione complessiva delle produzioni e sullo stato di avanzamento del Piano industriale.

    La Fim, peraltro, esorta anche le istituzioni a fare la loro parte. Sia il Governo italiano, colpevole di aver tagliato il Fondo Automotive, sia l’Ue. “Serve una vera politica industriale europea, capace di sostenere la transizione attraverso un piano espansivo, finanziato anche mediante nuovo debito comune e attraverso la creazione di un Fondo europeo dotato di risorse paragonabili a quelle messe in campo con il Next Generation EU“, sottolineano i metalmeccanici della Cisl. “A questo devono aggiungersi incentivi adeguati e una strategia industriale chiara e di lungo periodo. Il piano europeo deve accompagnare la trasformazione del settore tenendo insieme i tre aspetti fondamentali della transizione: la sostenibilità ambientale, quella sociale e la tutela dell’occupazione“.

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