Il costoso cambio di strategia annunciato da Stellantis nelle scorse settimane non avrà il suo epicentro in Europa, bensì nel Nord America. È scritto nero su bianco nel documento, pubblicato oggi, che sintetizza i risultati finanziari del 2025 del gruppo automobilistico.
Stellantis ha chiuso l’anno con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro: perdita che – come precisa la stessa azienda – è tutta da imputare alla decisione del nuovo amministratore delegato, Antonio Filosa, di rallentare gli investimenti sull’auto elettrica per tornare a spingere forte sulle motorizzazioni a benzina e diesel [LEGGI ANCHE: Fa bene Stellantis a rallentare sull’auto elettrica?].
A trascinare giù i conti, in particolare, sono 25,4 miliardi di euro di “oneri straordinari”, ossia costi eccezionali e non ricorrenti, legati a “un cambiamento strategico volto a riportare le preferenze dei clienti e la libertà di scelta al centro dei piani dell’Azienda”.
Quando, lo scorso 9 febbraio, il Gruppo aveva anticipato il rosso di bilancio a causa della “reimpostazione del business”, molti commentatori avevano concluso che era tutta colpa dell’elettrificazione dell’automotive imposta dalla Commissione europea. Tuttavia, andando a guardare nel dettaglio quali siano le voci di costo che portano a quei 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari, si scopre che due terzi degli aggravi (17,4 miliardi di euro) derivano da rettifiche sui conti del mercato del Nord America.
In particolare, tra Stati Uniti, Canada e Messico, Stellantis ha previsto aggiustamenti per 6,5 miliardi di euro legati a cancellazione di programmi di prodotto e a richieste economiche o penali da pagare ai fornitori, mentre 5,7 miliardi di euro sono il risultato di svalutazione delle piattaforme industriali o tecnologiche.
Le rettifiche riguardanti il mercato dell’Europa allargata – che, in termini di volumi, assorbe ancora circa la metà del business dell’azienda – ammontano invece complessivamente a 6,5 miliardi di euro, pari a un quarto del totale degli oneri straordinari. Cosa significa? Che il cambio di rotta dettato da Filosa riguarderà il vecchio continente solo in misura minoritaria: nei prossimi anni Stellantis si concentrerà soprattutto sul Nord America, dove ha già in programma un piano di investimenti da 13 miliardi di dollari in quattro anni, un record assoluto per quella regione nella storia dell’azienda.
Tra i principali lanci produttivi previsti per il 2026 spiccano modelli destinati al mercato statunitense, come Jeep Cherokee, Dodge Charger Sixpack e Ram 1500 Hemi V8, che “segnano con decisione il rientro nei segmenti dei mid-SUV e delle muscle-car con motore termico”. Così il Gruppo vuole tornare protagonista su un mercato che nel 2024 – dopo anni di crescita marcata – aveva rappresentato il suo grande punto debole.
Nel quarto trimestre le consegne in Nord America sono cresciute del 43% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte del -4% registrato in Europa.
La quota di mercato di Stellantis nel vecchio continente è crollata di 6 punti percentuali in sei anni: in Italia, addirittura, la produzione è precipitata ai livelli del 1957. Nello stesso arco temporale il Gruppo Volkswagen ha guadagnato 4 punti, Renault è rimasta stabile, mentre Toyota ha visto aumentare la propria fetta di due terzi.
Rispetto al mercato europeo, quello nordamericano vale meno in termini di veicoli prodotti, ma genera ricavi superiori grazie alla redditività più alta dei modelli venduti. Anche per questo, Filosa vuole presidiare con maggior forza quella regione. Dove le auto elettriche sono ancora lontane dall’affermarsi.
Nel 2025 Stellantis ha assunto 5mila nuovi lavoratori in Nord America, dove negli anni precedenti invece la forza lavoro era stata tagliata. In Europa il bilancio appena presentato registra una riduzione dei costi del lavoro per circa 800 milioni di euro. Per i lavoratori italiani, già sfiniti da anni di uscite incentivate e ammortizzatori sociali, c’è ben poco da essere ottimisti. Ne sapremo di più comunque a maggio, quando Filosa presenterà il nuovo Piano industriale del Gruppo.
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