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    Stellantis investe in Algeria e chiama le aziende di Torino: “Venite con noi”

    L'a.d. di Stellantis Antonio Filosa. Credit: AGF

    Organizzato un incontro per illustrare le opportunità del mercato algerino, dove il costo del lavoro e dell'energia sono sensibilmente più bassi. La Fiom attacca: "In Italia il settore soffre, serve un piano industriale"

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 21 Gen. 2026 alle 17:56

    Mentre la produzione in Italia è ai minimi da 70 anni, Stellantis invita le aziende della componentistica auto torinesi a investire in Algeria, dove la multinazionale delle quattro ruote sta espandendo le proprie attività.

    Stellantis ha organizzato un evento nel capoluogo piemontese per illustrare ai propri fornitori le opportunità del mercato algerino. L’appuntamento – dal titolo “Stellantis Algeria meets Turin companies” – è in calendario per il prossimo 2 febbraio alle 9.30 nella sede dell’Unione Industriali di Torino.

    La casa automobilistica presieduta da John Elkann è presente nel Paese nordafricano dalla fine del 2023 (LEGGI ANCHE: Il Memorandum Fiat-Algeria: Stellantis punta sul Nord Africa): nello stabilimento di Tafraoui, nella regione di Orano, oggi vengono assemblati i modelli Fiat Doblò, Scudo, Tipo e la Grande Panda e negli scorsi mesi alcuni media locali hanno riferito che la fabbrica potrebbe presto iniziare a sfornare auto a marchio Opel e Alfa Romeo.

    Tra il 2024 e il 2025 l’impianto algerino – dove i costi del lavoro e dell’energia sono sensibilmente più bassi rispetto all’Italia – ha prodotto complessivamente circa 70mila veicoli ma, secondo la Fiom-Cgil, nel 2026 Stellantis punta ad arrivare a quota 90mila vetture in un anno “a fronte di investimenti consistenti” (il sito di Mirafiori, per fare un confronto, nel 2025 si è fermato a 30mila).

    L’incontro del 2 febbraio ha l’obiettivo di presentare alle aziende torinesi dell’indotto auto le opportunità del mercato algerino. Nella nota di presentazione dell’evento, sul sito dell’Unione Industriale di Torino, si parla sia di eventuali collaborazioni con i partner algerini di Stellantis sia della possibilità di avviare linee di produzione o di approvvigionamento locali “riducendo i costi logistici e migliorando i tempi di consegna”.

    “L’obiettivo è quello di spingere le aziende della componentistica a investire in Algeria per creare un vero e proprio indotto intorno allo stabilimento di Tafaroui”, osserva Samuele Lodi, segretario automotive della Fiom-Cgil, secondo cui “questa iniziativa è un’ulteriore conferma, che Stellantis ha scelto di fare i veri investimenti, quelli che garantiscono volumi e livelli occupazionali, fuori dal nostro Paese”.

    Il sindacato dei metalmeccanici sottolinea che in Italia l’indotto dell’auto, legato prevalentemente a Stellantis, soffre “una crisi profondissima, con centinaia di aziende che sopravvivono solo grazie ad un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali”.

    Lodi lamenta che, “al netto dei molti annunci e qualche importante novità come il lancio della Cinquecento Ibrida a Mirafiori e la nuova Compass a Melfi, comunque non sufficienti a saturare e a dare prospettiva ai due stabilimenti, per l’Italia manca un vero e proprio piano industriale che possa garantire la piena attività e l’occupazione dei nostri stabilimenti”.

    La Fiom chiama in causa anche il Governo Meloni. “Al Governo chiediamo trasparenza. Non si può affermare che con Stellantis tutto stia andando bene”, attacca Lodi. “La produzione precipita e la componentistica è in una condizione ancora più critica”. Il 30 gennaio è previsto presso il Mimit il tavolo sull’automotive dove ribadiremo la necessità, data la drammaticità della situazione, di spostare la discussione a Palazzo Chigi presso la Presidenza del Consiglio”.

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