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    Stellantis “appalta” le sue auto elettriche ai cinesi di Leapmotor?

    A sinistra Tianshu Xin, amministratore delegato dalla joint-venture Leapmotor International. A destra Antonio Filosa, a.d. di Stellantis. Credit: AGF

    Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, il Gruppo franco-italiano sta valutando di affidarsi alle tecnologie del socio cinese per i veicoli a batteria e abbattere i costi. E spunta il "modello Ikea": prendere tutti i pezzi dalla Cina e assemblarli in Occidente

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 10 Apr. 2026 alle 14:06

    Stellantis sembra orientata ad affidarsi alla tecnologia Made in China per tentare di emergere nel comparto delle auto elettriche. Negli ultimi giorni diverse indiscrezioni giornalistiche convergono tutte verso lo stesso punto: per alcuni dei nuovi modelli a batteria, la casa automobilistica franco-italiana sarebbe pronta a utilizzare le componenti e le piattaforme della cinese Leapmotor, di cui è azionista al 20% e con cui ha una joint-venture dal 2023. Nel progetto potrebbero essere coinvolte anche le fabbriche italiane di Pomigliano d’Arco, Cassino e Mirafiori.

    La Cina è ormai il gigante mondiale delle auto elettriche e Leapmotor, in particolare, è specializzata nella produzione di vetture compatte e assai economiche. Appoggiandosi sulle sue tecnologie, Stellantis punta a ridurre tempi e costi di produzione ed essere quindi più competitiva sui prezzi da offrire alla clientela.

    Nel 2025 il Gruppo presieduto da John Elkann ha piazzato una sola vettura nella classifica delle prime 25 elettriche più vendute in Europa (la Citroën C3, 18esima). L’amministratore delegato Antonio Filosa, in carica da meno di un anno, vuole imporre un cambio di passo, anche se ha già chiarito che nel vecchio continente l’azienda si focalizzerà ora soprattutto sui modelli ibridi, mentre è previsto un maxi-piano di investimenti (13 miliardi di dollari in quattro anni) in Nord America, dove benzina e diesel la fanno ancora da padrone.

    La notizia del probabile ricorso al socio cinese l’ha data per prima Bloomberg, all’inizio di questo mese. Secondo la testata statunitense, Stellantis sta valutando di affidarsi a Leapmotor per tecnologie come le piattaforme powertrain e le batterie da montare su futuri modelli di Fiat, Opel e Peugeot. La collaborazione consentirebbe al costruttore europeo non solo di snellire il processo produttivo ma anche di risparmiare su ricerca e sviluppo.

    Tre anni fa Stellantis ha acquisito il 20% di Leapmotor per 1,5 miliardi di euro. Pochi mesi dopo le due aziende hanno costituito una joint-venture a due, Leapmotor International, con la casa franco-italiana al 51%, per attribuire a Stellantis i diritti esclusivi per esportazione, vendita e fabbricazione dei prodotti Leapmotor al di fuori della Cina. In base a quell’intesa, sono arrivate sul mercato europeo auto elettriche cinesi come la T03, la B10 e la C10.

    Adesso, se le indiscrezioni fossero confermate, la partnership salirebbe di livello: la tecnologia cinese entrerebbe nelle auto europee.

    Ad alimentare i rumors è anche Reuters. Lo scorso 8 aprile l’agenzia di stampa britannica ha scritto, citando tre fonti anonime, che Stellantis è in trattative avanzate con Leapmotor per sviluppare congiuntamente un Suv elettrico a marchio Opel che sarà prodotto nello stabilimento Stellantis di Saragozza, in Spagna. Il nuovo modello dovrebbe essere lanciato nel 2028, con un obiettivo di produzione annua di 50mila veicoli: il Suv Opel condividerebbe l’architettura con il Suv compatto B10, che inizierà a essere assemblato anch’esso a Saragozza entro la fine di quest’anno.

    Leapmotor fornirebbe tecnologie e componenti chiave, tra cui parti elettroniche ed elettriche, mentre in capo a Opel resterebbe la definizione del design esterno. Sempre secondo Reuters, Stellantis ha avviato colloqui preliminari con i cinesi anche per lo sviluppo futuro di un modello Alfa Romeo, sempre a Saragozza.

    Qualcosa di analogo potrebbe accadere presto anche in Italia. Il sito specializzato AlVolante.it riferisce che, nella fabbrica di Pomigliano, la nuova Pandina sarà assemblata sulla stessa piattaforma della prossima Citroën C1 e ipotizza che tale architettura possa arrivare direttamente da Leapmotor. “L’obiettivo – si legge nell’articolo – è avere un listino che parte da meno di 15.000 euro sia per la versione elettrica, con batterie piccole ed economiche fornite dal partner cinese, che per quella ibrida, con configurazioni simili a quelle del modello attuale”.

    La stessa piattaforma dovrebbe essere alla base anche di una nuova city car di Leapmotor che verrebbe prodotta sempre a Pomigliano, mentre sul forum Autopareri, solitamente beninformato, è stata rilanciata l’ipotesi che la tecnologia cinese possa arrivare anche a Mirafiori, per la produzione della futura 500 elettrica.

    La Repubblica – quotidiano che fino a poche settimane fa era pubblicato dal gruppo editoriale Gedi, controllato dalla Exor di Elkann – riporta inoltre che tra gli stabilimenti che potrebbero rientrare in questa nuova strategia sulle auto a batteria c’è anche quello di Cassino, che versa in gravi difficoltà dopo il rinvio dei lanci delle nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio.

    Come emerge dal nuovo rapporto trimestrale della Fim-Cisl, la fabbrica ciociara nei primi tre mesi di quest’anno ha prodotto appena 2.916 auto, con un calo del 37,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. “La condizione del sito e dell’intero indotto ha ormai superato ogni limite di sostenibilità”, avverte il sindacato, ricordando che l’attività è ormai ridotta a 5-6 giorni lavorativi al mese.

    La situazione di Cassino è in controtendenza, quantomeno, rispetto al dato nazionale. Nel primo trimestre del 2026 gli stabilimenti italiani di Stellantis hanno sfornato complessivamente 120.366 veicoli, il 9,5% in più rispetto ai primi tre mesi dell’anno passato. Il balzo in avanti è trainato dalla 500 ibrida prodotta dallo scorso novembre a Mirafiori e dalla nuova Jeep Compass assemblata a Melfi. Secondo le previsioni della Fim, l’anno in corso dovrebbe chiudersi intorno ai 500mila veicoli prodotti complessivamente, volumi in crescita rispetto al 2025 ma ancora lontani dai ritmi pre-2024.

    Intanto, a proposito di partnership con i cinesi, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico arriva una notizia bizzarra, per non dire inquietante. Bloomberg riferisce che Stellantis potrebbe presto produrre veicoli elettrici di Leapmotor nella fabbrica canadese di Brampton, in Ontario.

    Il sito è fermo da due anni, dopo che la produzione della Jeep Compass elettrica è stata dirottata negli Stati Uniti a causa delle tensioni commerciali tra Usa e Canada. La riapertura dovrebbe quindi rappresentare una buona notizia, ma le autorità politiche locali e i sindacati non sono dello stesso avviso. Il motivo sta nel fatto che l’assemblaggio dei veicoli dovrebbe avvenire con il cosiddetto sistema “knock-down kit”: i componenti, cioè, sarebbero pre-assemblati in Cina, per poi essere spediti in Canada, dove avverrebbe il montaggio finale.

    Il primo ministro dell’Ontario, Doug Ford, ha definito l’operazione “inaccettabile”, sottolineando come un simile modello produttivo ridurrebbe drasticamente l’impatto occupazionale rispetto a una produzione tradizionale. Ma il commento più ficcante è arrivato da Flavio Volpe, presidente dell’Apma (l’associazione dei produttori di componenti automobilistici del Canada), il quale ha paragonato il progetto a un sistema “in stile Ikea” applicato all’automotive.

    Per ora Stellantis non ha confermato né questa notizia né le altre riguardanti la nuova strategia con Leapmotor. Forse ne sapremo di più il prossimo 21 maggio, quando Filosa, direttamente da Auburn Hills, negli Stati Uniti, presenterà il nuovo piano industriale del Gruppo.

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