Confezioni progettate per il riciclo e interventi per ridurre l’impiego di materiali, con utilizzo di materiali riciclati, materie prime provenienti da agricoltura rigenerativa, partnership con realtà che operano nel sociale. È anche grazie a questa attenzione alla sostenibilità che Barilla nel 2026 si è confermata, per il terzo anno consecutivo, al primo posto nel mondo tra le aziende del settore food con la miglior reputazione, secondo l’autorevole classifica di RepTrak Company. Quest’anno il Gruppo alimentare di Parma a conduzione familiare si è piazzato anche, per la prima volta, nella Top Ten assoluta. Risultati che sono la conseguenza diretta di altri traguardi già centrati, il 90% dei volumi venduti contiene fonti di fibre, le 816mila tonnellate di cereali e basilico da agricoltura sostenibile, la riduzione del 5% delle emissioni di gas serra rispetto al 2022, nel perimetro SBTi (Scope 1, 2 e 3) e l’aumento del 196% di acqua riciclata e riutilizzata nelle aree a stress idrico.
Barilla – oltre 8.800 addetti, 30 comprensori produttivi (metà in Italia, metà all’estero), 2 milioni di tonnellate di prodotti venduti in 100 Paesi – imposta la sua strategia di sostenibilità lungo le quattro direttrici del suo Sustainability Compass: Prodotti, Filiere, Persone, Clima.
Prodotti
Iniziando dai Prodotti, l’azienda punta a migliorare il profilo nutrizionale senza rinunciare al gusto: l’89% dei volumi venduti ha un contenuto massimo di 5 grammi di zucchero per porzione, il 90% non supera 0,5 grammi di sale per porzione, il 90% contiene fonti di fibre, il 72% delle monoporzioni da forno si mantiene sotto le 150 calorie.
Nel 2025 Barilla ha investito oltre 47 milioni di euro in Ricerca, Sviluppo e Qualità. Il fiore all’occhiello di questo impegno è il BITE (Barilla Innovation & Technology Experience), il polo globale dell’innovazione del Gruppo inaugurato lo scorso anno a Parma accanto allo storico pastificio: un hub che ospita oltre 200 professionisti tra tecnologi alimentari, ricercatori, food designer, chef, sensory expert, e che vanta una rete di collaborazioni composta da 84 università e centri di ricerca.
L’innovazione riguarda sia il prodotto sia il packaging: ad esempio, la forma in cui sono intrecciati “nidi” delle tagliatelle è stata modificata così da poter ridurre le dimensioni della scatola, per un risparmio annuo di 150 tonnellate di cartone e una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica legate al trasporto.
Filiere
Nel 2025 Barilla ha acquistato 4.160 tonnellate di grano tenero da agricoltura rigenerativa, un insieme di pratiche agricole che punta a ripristinare la salute del suolo e la biodiversità e a ridurre l’utilizzo di acqua.
Il biscotto Mulino Bianco Buongrano è il primo prodotto realizzato con il 100% di farina di grano tenero da agricoltura rigenerativa: dietro quel biscotto c’è un lavoro di anni, fatto di rotazioni colturali, minima lavorazione del suolo, fertilizzazione organica e 2mila ettari dedicati ad aree di biodiversità. Il progetto è nato dal programma Carta del Mulino, che coinvolge quasi 2mila agricoltori di grano tenero e ha permesso una riduzione annua delle emissioni di anidride carbonica pari a circa 9.000 tonnellate di CO₂ , l’equivalente di oltre 2mila voli andata e ritorno da Milano a Los Angeles.
Clima
Sul fronte energetico, l’anno scorso il Gruppo ha investito 30 milioni di euro (nell’ambito di un piano quinquennale da 168 milioni entro il 2030) per l’efficienza energetica.
Significativo è pure l’impegno sul fronte del risparmio idrico: negli stabilimenti in aree a stress idrico, l’acqua riciclata e riutilizzata è cresciuta del 196% rispetto al 2022.
Ventotto siti produttivi del Gruppo sono certificati secondo lo standard internazionale di gestione ambientale (ISO 14001) e venticinque anche secondo lo standard di gestione dell’energia (ISO 50001).
La sostenibilità di un’azienda non si misura sui risultati centrati all’interno dei propri stabilimenti e dei propri uffici, ma anche sull’impatto che essa è in grado di generare nella comunità in cui opera.
In questo senso, merita una citazione l’attività della Scuola di Fondazione Barilla, nata per offrire opportunità a giovani provenienti da contesti socio-economici svantaggiati: dal 2023 la Fondazione organizza corsi di cucina gratuiti, con alloggio incluso, che uniscono formazione tecnica, esperienza pratica e accompagnamento personale, per aiutare i partecipanti a rafforzare le proprie competenze e la propria autonomia.
Poi ci sono le collaborazioni con le onlus. Ad esempio, con PizzAut è nata PastAut, progetto che ha portato la pasta Barilla nei menù dei ristoranti gestiti da ragazzi autistici di Cassina de’ Pecchi e Monza, reso possibile grazie alla formazione degli chef di Academia Barilla. Nel caso della partnership con Dynamo Camp e con Medici senza Frontiere, i biscotti del Gruppo alimentare diventano anche megafono di cause sociali.
Nel corso del 2025, Barilla ha donato 4mila tonnellate di prodotti a organizzazioni non-profit e destinato 2 milioni di euro a cause sociali.
Inoltre, grazie alla collaborazione con iFun, sei giovani con autismo hanno iniziato a lavorare nel pastificio di Foggia, mentre nella bakery La Malterie a Montierchaume, in Francia, persone con autismo sono entrate stabilmente in produzione con contratto a tempo indeterminato (un’iniziativa sviluppata con Vivre et travailler autrement e il supporto di Agefiph, l’ente nazionale francese che finanzia iniziative per l’inclusione delle persone con disabilità).
Gli obiettivi al 2030
Con il suo Sustainability Compass, Barilla ha fissato ambiziosi obiettivi per il 2030. L’azienda punta a portare al 90% i volumi venduti con un massimo di 5 grammi di zucchero per porzione, al 95% quelli che contengono una fonte di fibre e al 75% le monoporzioni di prodotti da forno che non superano le 150 calorie, mentre per il sale il target è mantenere al 90% i volumi che non superano 0,5 grammi per porzione.
Lungo le filiere, il Gruppo punta, entro la fine del decennio, a raggiungere le 250mila tonnellate di materie prime certificate provenienti da agricoltura rigenerativa, ampliando progressivamente l’applicazione di pratiche orientate alla salute del suolo e alla resilienza dei sistemi agricoli.
Quanto al pilastro Persone, l’obiettivo è arrivare al 40% di donne in ruoli esecutivi e mantenere la parità retributiva, mentre sul fronte della salute e sicurezza l’ambizione è contare zero infortuni negli stabilimenti e nei mulini.
Riguardo al Clima, infine, il piano di Barilla per il 2030 prevede di aumentare del 250% rispetto al 2022 l’acqua riciclata e riutilizzata nelle aree a stress idrico e ridurre le emissioni di gas serra in linea con gli obiettivi validati dalla Science Based Targets initiative (SBTi), l’iniziativa internazionale che supporta le aziende nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con le evidenze scientifiche e con gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi.
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