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    Pirateria online, maxi operazione a Ravenna: in arrivo sanzioni fino a 5mila euro agli abbonati

    Pixabay
    Di Antonio Scali
    Pubblicato il 22 Mag. 2026 alle 15:57

    La Guardia di Finanza di Ravenna ha chiuso un’operazione denominata “Tutto chiaro” contro la pirateria audiovisiva che ha visto coinvolti migliaia di soggetti tra Italia, Francia e Germania. In particolare le fiamme gialle hanno scoperto “CinemaGoal”, un sistema capace di aggirare i controlli di Sky, Dazn, Netflix e Spotify. I danni stimati dai militari si quantificano in 300 milioni di euro. L’operazione, che ha portato a più di 100 perquisizioni, è stata condotta dalla Guardia di finanza di Ravenna su delega della procura di Bologna, con attività coordinate anche in Francia e Germania attraverso l’Eurojust, l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale. Nel mirino degli investigatori un sistema illegale che permetteva di accedere ai contenuti a pagamento di piattaforme streaming con sistemi informatici pirata. Un sistema sofisticato che inibiva la tracciabilità dei pagamenti degli abbonamenti clandestini che pagavano dai 40 ai 130 euro l’anno. I pagamenti venivano effettuati in criptovalute e ai clienti veniva data la possibilità di scegliere tra più pacchetti. Quanto ai primi mille abbonati identificati, stanno per vedersi notificare sanzioni che vanno dai 154 ai 5.000 euro. Sul piano penale, le ipotesi di reato contestate comprendono pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica.

    L’operazione, che nasce da un’attenta attività di monitoraggio dei social media, ha consentito di accertare come Cinemagoal, l’applicazione ideata per eludere il sistema, permettesse di connettere i device a un server estero per decriptare i contenuti audiovisivi scelti: sul territorio nazionale sono state allocate delle macchine virtuali che lavoravano 24 ore su 24 con il compito di captare (ogni tre minuti) e ritrasmettere istantaneamente i codici originali di abbonamenti leciti, ma intestati a soggetti fittizi (parte dei quali ora identificati), così da inviare un segnale in chiaro agli abbonati.

    “Un sistema altamente avanzato e fino ad ora mai riscontrato – confermano le fiamme gialle – che garantiva il vantaggio non solo di dribblare i blocchi di sicurezza apprestati dalle piattaforme, ma anche di migliorare la qualità della visione, riducendo la possibilità che gli utenti finali potessero essere intercettati dal sistema dei controlli: l’accesso all’applicazione, infatti, non determinava l’utilizzo di una connessione associabile direttamente a un determinato indirizzo IP, schermando maggiormente l’utente finale”. Tale funzionalità era specificamente pubblicizzata dagli oltre 70 rivenditori che avevano il compito di distribuire il prodotto sul territorio e che riscuotevano un abbonamento annuale tramite pagamenti eseguiti (preferibilmente) con strumenti non facilmente tracciabili, in criptovaluta o su conti di appoggio esteri e/o fittiziamente intestati.

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