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    Le PMI italiane riusciranno a rimanere competitive in rapporto all’aumento dei costi energetici e inflativi?

    Di Flavio Alberti
    Pubblicato il 7 Mar. 2023 alle 16:03

    In Italia sono 160 mila le società italiane che, impiegando tra 10 e 249 addetti e con un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro, rientrano nella definizione europea di PMI, generando un valore aggiunto complessivo pari a 204 miliardi di euro. I dati esposti da Confindustria e Cerved, tengono conto del conflitto russo-ucraino e della persistenza dei rincari sul mercato delle materie prime, analizzando l’esposizione delle PMI italiane ai rischi climatici, ambientali e di transizione nelle diverse regioni.

    Nel corso dell’ultimo biennio le PMI italiane hanno visto un incremento dei costi dovuto specialmente all’aumento delle tariffe per gas naturale ed energia elettrica (rispettivamente +136,6% e 132,6%), a causa delle forti tensioni sui mercati per il contesto geo-economico incerto e del conflitto in Ucraina con le conseguenti sanzioni applicate alla Russia.

    Gli aumenti, nel 2022, sono dipesi principalmente dall’andamento del costo della fornitura di energia elettrica e gas naturale, rispettivamente cresciuti del +132,2% e +90,5%. I rialzi dell’energia elettrica hanno interessato la componente relativa alla vendita (+172% in media) a seguito del forte aumento della materia prima.

    Gli incrementi del gas naturale, invece, hanno interessato la componente relativa alla materia prima (+291,3% rispetto al 2021) per effetto della forte risalita delle quotazioni dovuta alle tensioni in Ucraina.

    In relazione a tali dati è necessario che manager ed imprenditori, qualora non lo avessero già fatto, inizino ad intraprendere azioni che abbiano lo scopo di ridurre l’impatto negativo dell’aumento dei costi, in modo tale da essere competitivi e riducendo l’impatto negativo sulla marginalità aziendale.

    Al fine di potenziare la struttura finanziaria delle imprese e rilanciare gli investimenti, occorre sicuramente creare migliori condizioni e più efficaci strumenti per accompagnare le imprese in un percorso di crescita e di innovazione che coinvolga anche il capitale umano, rafforzando formazione e riqualificazione professionale, così da adeguare le competenze alla forte accelerazione nell’utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare quelle digitali.

    Una delle strategie utili a tale processo di crescita aziendale è l’implemento all’interno dell’ecosistema dell’azienda di una cultura manageriale strutturata che potrebbe essere basata su vari approcci, quali Project Management, Lean Production, Agile, Business Agility, Lean Six Sigma, in base alla necessità.

    Consideriamo ad esempio un’analisi effettuata dall’Osservatorio Lean della Cuoa Business School di Altavilla Vicentina in collaborazione con il dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Padova sull’importanza della formazione per la crescita delle PMI. Basando l’indagine su 151 aziende manifatturiere venete è emerso che delle 24 migliori, ovvero quelle che hanno una crescita annua superiore al 7%, un Editba superiore al 10% e un tasso di indebitamento inferiore all’80%, 21 di queste applicano le metodologie lean ed investono maggiormente nella formazione, il loro personale è più coinvolto nei processi produttivi e i processi anti-spreco vengono applicati a 360° dall’ufficio tecnico al reparto It. Investire nella formazione, nell’engagement e nell’empowerment, in base alla strategia deliberata, si può dunque dire essere alla base del miglioramento continuo delle persone e dell’impresa.

    Fondamentale è inoltre lo studio di una strategia a medio/lungo termine… affidarsi al caso facendo forza solo sulla propria dedizione al lavoro non è sufficiente; la pianificazione e la programmazione di ogni attività rappresentano il metodo migliore per far crescere costantemente un’azienda.

    Il mercato cambia nel corso del tempo e i clienti si evolvono, quindi un’impresa ha bisogno di un piano strategico che punti a realizzare obiettivi a lungo termine attraverso il raggiungimento di traguardi intermedi a breve termine.

    Un piano aziendale a medio/lungo termine prende in considerazione un arco temporale che va da 3 a 5 anni e una serie di step intermedi utili a controllare l’andamento delle diverse strategie messe in atto.

    Una corretta pianificazione strategica, inoltre, consente di avere notevoli vantaggi, tra i quali la creazione di un migliore clima in azienda, il miglioramento dell’organizzazione interna, la responsabilizzazione dei dirigenti dei vari settori (i quali diventano inoltre più collaborativi), l’incremento e l’evoluzione delle attitudini manageriali, per non parlare dell’individuazione più efficace delle risorse da impiegare per raggiungere gli obiettivi e l’efficiente coordinamento delle strategiche aree d’affari.

    Solo dopo essersi impegnati nella messa in atto delle azioni precedentemente esposte è necessario comprenderne il potenziale ed investire consapevolmente nelle tecnologie abilitanti 4.0quali: Cybersecurity, Cloud Computing, Big Data Analytics, Industrial Internet, Artificial Intelligence, Simulation and Digital Twin, Augmented Reality, Advanced Materials e Advanced Manufacturing.

    Citando Martin Luther Kingston: “Il potere è la capacità di raggiungere degli scopi. Il potere è la capacità di effettuare dei cambiamenti”.

    Un imprenditore deve essere in grado di fare cambiamenti in azienda se vuole continuare ad avere potere sul mercato, ma seguendo un piano strategico realizzato con cura.

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