Nel 2025, gli under 30 hanno chiesto in media € 14.293,00 con la cessione del quinto, il 18,9% in più rispetto all’anno prima. Nessun’altra fascia d’età ha fatto un salto simile: né sui prestiti personali (+13,3%), né sui finalizzati (+20,1%). Il dato viene dall’ultimo Rapporto sui Prestiti di Segugio.it ed Experian Italia, un vero “passaggio di testimone” nel credito al consumo.
Già nel 2024, del resto, le richieste di cessione del quinto erano salite del 26,3%, trainate proprio dalla fascia più giovane, con il mercato complessivo dei prestiti personali che ha chiuso il 2025 a +10,2%. Ma il dato aggregato nasconde la vera notizia: chi si muove di più sono i ventenni. E non perché siano diventati improvvisamente spendaccioni: semmai, il contrario.
I giovani e l’accesso al credito
Attenzione, però: non è che i giovani chiedano di più in valore assoluto. Anzi. Nei prestiti personali la media per un under 30 si ferma a € 10.865, contro i € 16.338 della Generazione X. Chiedono meno, insomma, ma lo fanno con molta più frequenza. E per comprare cose concrete: un’auto usata nel 28,9% dei casi, poi formazione, viaggi e qualche piccolo progetto imprenditoriale.
Perché la cessione del quinto e non un prestito classico? La risposta sta nel meccanismo. La rata viene scalata direttamente dalla busta paga, non può superare il 20% del netto e c’è un’assicurazione obbligatoria che copre il rischio di perdita del lavoro o di decesso. Non serve un garante, non servono anni di storia creditizia, il tasso è fisso dall’inizio alla fine. Per un neoassunto con un indeterminato e pochi mesi di anzianità, è spesso l’unica porta d’accesso al credito che non passi da un genitore cofirmatario. Il portale specializzato prestitiecessionedelquinto.com dedica diversi approfondimenti ai requisiti per chi è al primo impiego, ed è un buon punto di partenza per capire se si rientra nel perimetro oppure no.
C’è anche un aspetto psicologico che vale la pena considerare: non dover pensare alla rata ogni mese, non dover fare il bonifico e non rischiare di dimenticarsene. Per chi è cresciuto con gli addebiti automatici su tutto, dalla musica in streaming alla palestra, la trattenuta in busta paga è un modello familiare.
C’è poi una questione tecnica che vale la pena capire, perché incide sul portafoglio più di quanto si pensi. Quando si valuta una cessione del quinto, il numero da guardare non è il TAN (il Tasso Annuo Nominale, cioè il costo “puro” degli interessi), ma il TAEG, il Tasso Annuo Effettivo Globale. Il TAEG include tutto: interessi, spese di istruttoria, commissioni e soprattutto il premio della polizza assicurativa, che nella cessione del quinto è obbligatoria per legge.
Ed è qui che l’età fa la differenza. Per ragioni attuariali abbastanza intuitive, assicurare un ventiquattrenne costa meno che assicurare un cinquantottenne. La polizza pesa meno, il TAEG scende. A parità di importo e durata, un giovane paga un costo complessivo inferiore. Su un finanziamento di dieci anni, il divario può valere parecchie centinaia di euro.
Il problema è che molti si fermano alla rata mensile. Vedono 250 euro al mese e firmano, senza verificare se un’altra proposta con la stessa rata ha un TAEG più basso e quindi un costo totale inferiore sul decennio. Due preventivi con rate identiche possono avere TAEG diversi, e a fine corsa la differenza si sente.
Cosa dicono i numeri sul mercato
Un ultimo dato che merita attenzione. Fra le finalità dei prestiti personali, il consolidamento debiti è la voce che cresce più velocemente: +14,6% nel 2025, ormai al 18,4% del totale. La liquidità generica resta al primo posto con il 27%, ma il sorpasso potrebbe non essere lontano. Significa che sempre più persone usano un nuovo prestito per chiuderne altri, e questo, se fatto con criterio, può essere una scelta razionale. Se fatto senza, è un modo per spostare il problema.
La Generazione Z, da parte sua, sembra muoversi con più prudenza di quanto il volume delle richieste lascerebbe immaginare: importi contenuti, finalità pratiche e poca propensione a indebitarsi senza un motivo preciso. I Baby Boomer, per dire, stanno facendo il percorso opposto: la loro quota nelle cessioni del quinto è cresciuta del 9,5%, con importi medi in aumento del 6,7%. Due generazioni diverse, due modi diversi di usare lo stesso strumento. Resta da capire se la prudenza dei più giovani reggerà anche quando gli stipendi cresceranno e le offerte si faranno più insistenti.
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