Italia in lockdown energetico a maggio?
Il Governo italiano sta valutando la possibilità di imporre dei razionamenti energetici per far fronte alla crisi dei prezzi di petrolio e gas scatenatasi a causa della guerra in Medio Oriente. Le misure ipotizzate riguarderebbero la limitazione ai consumi dei condizionatori, la riduzione dell’illuminazione pubblica e il ricorso a targhe alterne e smart working, ma non si esclude che, in ultima istanza, si possa arrivare a economizzare le forniture alle industrie energivore.
Sui giornali già si parla di un possibile “lockdown energetico” richiamando il periodo di clausura e sacrifici che fu richiesto ai cittadini di sopportare durante la pandemia di Covid-19.
Le misure di razionamento potrebbero scattare a maggio, qualora le scorte nazionali di petrolio e gas naturale andassero in sofferenza. Nei prossimi mesi, inoltre, potrebbe registrarsi una forte riduzione del traffico aereo a causa del caro carburante, con conseguente impatto anche sul settore turistico.
Perché si pensa ai razionamenti
Attualmente le riserve italiane di oro nero consentirebbero un’autonomia pari a circa 90 giorni, mentre per quanto riguarda il metano gli stoccaggi sono riempiti al 43% a fronte di una media europea del 27%. Ma le prospettive sono altamente incerte.
Attaccata da Stati Uniti e Israele, l’Iran ha di fatto bloccato il traffico di merci nello Stretto di Hormuz, da cui transita abitualmente circa un quinto del commercio di petrolio e gas. Si teme dunque che nelle prossime settimane, con la riduzione dei flussi dal Medio Oriente, le scorte potrebbero essere sfruttate oltre la soglia di allarme.
A ciò si aggiunge la questione dei prezzi. La crisi di Hormuz ha provocato finora marcati aumenti delle quotazioni di greggio e metano. Il Brent viaggia sui 110 dollari al barile, mentre sul mercato europeo del Ttf il gas oscilla intorno ai 45/50 euro al megawattora (contro i 25/30 dollari pre-guerra). Una moderazione dei consumi potrebbe aiutare a contenere i rincari.
Cosa dicono Governo italiano e Commissione europea
Giovedì 9 aprile la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è attesa in parlamento per un’informativa sulla guerra.
Poco prima di Pasqua, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha fatto sapere che “siamo pronti al razionamento, se necessario”. “Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire”, ha chiarito il ministro.
“Noi sappiamo che se tutto si blocca, con le riserve si va avanti un mese. Al ministero – ha sottolineato – lavora una commissione apposita per studiare il piano per l’emergenza”. “Vedremo dove e come intervenire”.
Nei giorni scorsi il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, ha esortato gli Stati membri a “prepararsi tempestivamente” a uno scenario più critico, auspicando una riduzione dei consumi di carburanti e forme di incentivo allo smart working e all’uso del trasporto pubblico e del car sharing.
Lockdown energetico: le possibili misure
Il Governo Meloni ha prorogato fino al primo maggio il taglio delle accise sui carburanti, ma la misura – introdotta il 19 marzo – costa tra i 500 e i 600 milioni di euro al mese. Dunque sarebbe assai oneroso per lo Stato prolungarla per ancora molto tempo.
Qualora l’esecutivo decidesse di ordinare il cosiddetto “lockdown energetico”, uno dei provvedimenti principali potrebbe riguardare il consumo dei condizionatori, con limiti sulle temperature o sugli orari di accensione (in caso di crisi prolungata, potrebbero essere introdotte nuove regole sull’utilizzo dei termosifoni in inverno).
Il razionamento dei consumi energetici potrebbe passare anche attraverso l’obbligo di smart working per determinati dipendenti pubblici e un’incentivazione del medesimo strumento nel settore privato (come proposto dai sindacati).
Altre possibili misure riguarderebbero l’imposizione del traffico a targhe alterne per i mezzi di trasporto e la riduzione dell’illuminazione per edifici, monumenti e luoghi pubblici.
Se la crisi energetica dovesse farsi particolarmente impattante e prolungata nel tempo, il Governo potrebbe anche intervenire rimodulando l’attività produttiva delle filiere industriali energivore, come quelle dell’acciaio e della meccanica.
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