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    Viaggio nell’Italia delle disuguaglianze

    Foto Unsplash

    Uno studio promosso da Intesa Sanpaolo analizza il tessuto sociale del Paese, provincia per provincia. Istruzione, lavoro, sanità, servizi, sicurezza: il benessere dei territori dipende dall’intreccio di quei fattori. Al centro però c’è sempre il capitale umano

    Di Giorgio Del Re
    Pubblicato il 24 Lug. 2026 alle 08:03

    Le disuguaglianze che caratterizzano un territorio non dipendono da un solo fattore, ma sono la risultante di un complesso intreccio di variabili che abbraccia varie dimensioni: economiche, sociali, demografiche, ambientali, istituzionali. Per comprenderne le cause e orientare le strategie di intervento non basta quindi fotografare il livello di ricchezza di quel luogo: occorre analizzare nel profondo le relazioni interdipendenti tra bisogni, risorse e opportunità. 

    È da questa prospettiva che parte la ricerca “Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze”, promossa da Intesa Sanpaolo e realizzata in collaborazione da Intesa Sanpaolo per il Sociale – la struttura della banca guidata da Carlo Messina dedicata ai programmi di contrasto delle disuguaglianze e a favore dell’inclusione sociale – con l’Aiccon Research Center di Forlì, il centro di ricerca di Intesa Sanpaolo Srm (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) e il Research Department di Intesa Sanpaolo.

    L’indagine, presentata il mese scorso, è stata pensata allo scopo di interpretare il carattere multidimensionale delle fragilità sul territorio italiano. In un documento lungo 105 pagine vengono scandagliate le dinamiche proprie di ciascuna provincia attraverso una base informativa articolata in circa 150 indicatori, organizzati in 11 domini e 37 dimensioni, che spaziano dal mercato del lavoro al reddito, dalla salute all’istruzione, dall’inclusione sociale alla qualità dei servizi, fino alle componenti ambientali e produttive e alla tutela della legalità e della sicurezza.

    Relazioni reciproche
    Uno dei principali elementi di novità del Monitor è rappresentato dall’approccio con cui vengono analizzate le varie dimensioni prese in esame: valutate non più in modo separato ma in un’ottica di interdipendenza strutturale. Un tessuto produttivo innovativo alimenta il mercato del lavoro, livelli più elevati di occupazione si traducono in maggiori redditi e consumi, la disponibilità di risorse consente di sostenere investimenti in servizi di qualità, che a loro volta rafforzano l’attrattività territoriale per imprese e persone. 

    In questo quadro, il capitale umano spicca come il fattore a più elevato “potenziale moltiplicativo”. Laddove si registrano alti livelli di istruzione e partecipazione alla formazione continua, si segnalano migliori performance in termini di occupazione, vitalità imprenditoriale, inclusione sociale e attrattività. Specularmente, nelle province in cui è più limitato l’accesso alle opportunità formative, al lavoro e ai servizi, si osservano fenomeni di povertà educativa, difficoltà abitative, bassi redditi, reti sociali deboli, disaffezione civica. Inoltre all’aumentare del livello di occupazione corrisponde generalmente un incremento nell’aspettativa di vita media. Ciò significa che le politiche che favoriscono l’inserimento lavorativo, la stabilità occupazionale e l’accesso a lavori di qualità producono effetti moltiplicativi sulla coesione e sul benessere delle comunità. 

    Ciascun indicatore tende a sovrapporsi con gli altri, dando vita a un complesso schema di interazioni reciproche. Tuttavia gli esiti di queste interdipendenze non sono sempre lineari. Ad esempio, nei territori caratterizzati da una bassa densità abitativa e da una popolazione più anziana, oppure in quelli in cui è più difficile accedere ai servizi, un elevato tasso di occupazione non si traduce automaticamente in una migliore qualità della vita. 

    Spesso controintuitive sono anche le dinamiche che si sviluppano intorno alla legalità e alla sicurezza: il rapporto mostra come alcune aree urbane economicamente dinamiche presentano livelli più elevati di microcriminalità e una maggiore percezione di insicurezza. Sviluppo economico e sicurezza, in altre parole, non evolvono automaticamente in parallelo, ma richiedono politiche integrate e preventive.

    Lo studio di Intesa Sanpaolo misura inoltre i “differenziali”, ossia la relazione tra i bisogni socio-economici di un territorio e i servizi o le risorse in esso già presenti. Così vengono individuati diffusi squilibri tra bisogni e risorse: sistemi sanitari non sempre coerenti con le esigenze delle comunità locali, carenza di servizi per l’infanzia che limitano l’occupazione femminile, offerta insufficiente sul fronte dei servizi socio-assistenziali per la popolazione anziana. Tali squilibri interessano anche province considerate tradizionalmente virtuose, facendo emergere una “geografia delle fragilità” più complessa e meno prevedibile.

    Da Milano a Reggio Calabria
    In generale, nel Nord e nel Centro diverse province si distinguono per profili particolarmente solidi: un’elevata dotazione di capitale umano, mercati del lavoro dinamici, servizi accessibili e di qualità, un tessuto produttivo diversificato e una presenza significativa dell’economia sociale. Nel Sud, invece, accanto a criticità diffuse, emergono in determinati territori segnali di tenuta e traiettorie di miglioramento: progressi sul fronte del lavoro, dei servizi, del capitale umano o delle capacità amministrative. Complessivamente – pur confermandosi il divario tra Nord e Mezzogiorno – ne viene fuori una realtà articolata in cui convivono dati positivi in territori periferici o depressi e aree di vulnerabilità all’interno delle province economicamente più sviluppate. Le traiettorie di sviluppo, insomma, non sono statiche e interventi mirati possono contribuire a ridurre i divari esistenti.

    Nel rapporto viene elaborato, provincia per provincia, un super-indice economico, sociale e ambientale, ottenuto come media aritmetica dei valori assegnati a ciascun ambito preso in considerazione. Sulla base di questo parametro, al primo posto tra i territori più virtuosi c’è Milano, seguita da Trento, Bolzano, Bologna e Padova, mentre spiccano in negativo Reggio Calabria, Crotone, Foggia, Napoli e Vibo Valentia. Firenze è settima, Roma trentaquattresima, Bari e Cagliari performano meglio rispetto alla rispettiva regione d’appartenenza.

    Peraltro, come detto, non c’è una provincia in cui tutto vada bene o in cui tutto vada male. Milano brilla per servizi, tessuto economico, redditi e istruzione, ma è ultima in Italia per legalità e sicurezza. Discorso analogo vale per Bologna, Parma e Modena. Di contro, Crotone è tra le peggiori realtà secondo i parametri economici e ambientali ma registra livelli di criminalità tra i più bassi del Paese. Analogamente, Foggia è ultima per livello di istruzione e formazione ma 16esima in termini di tutela dell’ambiente e sviluppo di nuove fonti energetiche.

    Il mercato del lavoro più virtuoso è individuato a Padova, tuttavia se si considera solo l’occupazione femminile al primo posto c’è Prato, mentre Bolzano è in testa per quella giovanile. Le peggiori province dove cercare lavoro sono invece Vibo Valentina, Taranto e Reggio Calabria.

    I territori con il più elevato livello di sicurezza (denunce di reati, percezione del rischio criminalità, affollamento delle carceri) sono Matera, Ascoli Piceno e Aosta. I più “pericolosi” sono Milano, Bologna e Ravenna.

    La provincia di Imperia è ultima per inclusione sociale (tasso di povertà e di sostegni economici alle famiglie), seguita da Sassari e Crotone, mentre quelle più inclusive sono Vicenza, Monza e Padova.

    Sul fronte dell’offerta di servizi socio-assistenziali agli anziani in rapporto all’indice di anzianità, si segnala un gap particolarmente ampio a Ferrara, Rovigo, Imperia, Isernia, Campobasso ed Enna. Al contrario, la Puglia emerge come la regione più attrezzata.

    Quanto ai servizi per l’infanzia in relazione al tasso di disoccupazione femminile, i dati raccolti fotografano la storica frattura tra Centro-Nord e Centro-Sud: le regioni più virtuose si confermano essere Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto, a fronte di un’offerta mediamente scarsa in Calabria, Sicilia, Sardegna e Basilicata. Peraltro, si registrano differenziali molto diversi da una provincia all’altra, segno che ci sono territori che presentano significative disuguaglianze anche al proprio interno.

    L’impatto di una banca
    Il Monitor rappresenta per Intesa Sanpaolo uno strumento di concreta utilità, poiché consente di allineare le politiche sociali della banca sulla base di informazioni solide e quindi valutare in modo più consapevole i progetti ex-ante ed ex-post. Come ha ribadito recentemente l’amministratore delegato Carlo Messina, l’approccio di Intesa Sanpaolo si fonda sull’investimento nei territori, l’assunzione di giovani, l’impegno nel sociale, il rafforzamento delle imprese e il sostegno alle famiglie per la crescita del Paese.

    Il nuovo Piano di Impresa 2026-2029 dell’istituto rafforza l’obiettivo di consolidarsi come punto di riferimento nella sostenibilità sociale in Italia e nel mondo, destinando nei prossimi quattro anni un miliardo di euro a iniziative filantropiche e 25 miliardi di euro di flussi cumulati di social lending. Risorse che verranno impiegate con una forte attenzione sulla co-progettazione, sulla condivisione e sulla creazione di reti.

    Tali attività sono coordinate dall’Area Social Impact del Gruppo, guidata da Paolo Bonassi. «Il Monitor conferma quanto le disuguaglianze siano fenomeni complessi e non lineari, capaci di manifestarsi in modo diverso da territorio a territorio», osserva Bonassi. «In questa prospettiva, Intesa Sanpaolo, con la sua capacità di coniugare la dimensione economica e sociale, vuole svolgere un ruolo abilitante nella costruzione di risposte mirate ai bisogni reali delle comunità e delle persone. Le analisi del Monitor saranno utili a orientare l’azione della Banca. Con una vocazione evolutiva e aperta, Intesa Sanpaolo lo mette a disposizione di istituzioni, imprese e attori sociali del Terzo settore per contribuire a creare valore sociale e favorire un impatto sempre più significativo».

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