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    Quanto costerà la guerra in Medio Oriente agli italiani: previsti rincari per oltre 2mila euro a famiglia

    Credit: Unsplash

    La chiusura dello Stretto di Hormuz e il lancio di missili e droni contro i Paesi del Golfo sta facendo impennare i prezzi di petrolio e gas. Ecco le prime stime dell'impatto su bollette e carburanti

    Di Giovanni Macchi
    Pubblicato il 4 Mar. 2026 alle 11:37 Aggiornato il 4 Mar. 2026 alle 12:09

    La guerra in Medio Oriente sta provocando forti rialzi sui prezzi di petrolio e gas naturale. Dopo che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, la quotazione del Brent è schizzata fino a 85 dollari al barile, un livello che non si vedeva da luglio 2024, mentre il prezzo del metano sul mercato europeo ha sfondato i 60 euro al megawattora, il massimo dalla fine del 2022.

    I rincari sono dovuti principalmente alle azioni di rappresaglia adottate dalla Repubblica islamica, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz, dove transita circa il 20% del traffico mondiale di petrolio e gas naturale, e ha lanciato missili e droni contro diversi impianti energetici in Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman. In Qatar il colosso energetico statale QatarEnergy ha sospeso le attività nel sito di Ras Laffan, il più grande impianto al mondo per la produzione di gas naturale liquefatto.

    La guerra, dunque, rischia di avere pesanti conseguenze economiche anche fuori dal raggio del conflitto militare. Per quanto riguarda l’Italia, secondo un’analisi di Facile.it, nel nostro Paese le bollette energetiche potrebbero lievitare in media di 166 euro al mese: si prevede infatti un aumento di 121 euro per le tariffe del gas e di 45 euro per le tariffe dell’elettricità.

    Il calcolo di Facile.it è stato effettuato considerando le stime di “Pun” (prezzo unico nazionale) e “Psv” (Punto di Scambio Virtuale) per i prossimi dodici mesi: il conto complessivo dei rincari ammonta a 2.593 euro nell’anno, pari al 7% in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto. La stima si basa su consumi ipotetici di 2.700 kWh per l’energia elettrica e 1.400 SmC per il gas (che corrispondono a quelli della famiglia tipo italiana).

    Tuttavia – precisa in una nota Facile.it – riguarderà solo chi ha un contratto energetico con tariffa indicizzata,  mentre i consumatori che hanno concordato una tariffa fissa non subiranno aumenti almeno fino alla scadenza del contratto attualmente attivo.

    Un’altra stima dei rincari causati dalla guerra in Medio Oriente arriva dall’associazione dei consumatori Codacons, che ha considerato anche l’impatto sui prezzi dei carburanti: tra utenze e carburanti, si prevede un incremento medio della spesa compreso tra i 614 e gli 818 euro all’anno.

    Nella giornata di ieri, martedì 3 marzo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione per fare il punto della situazione con i ministri Guido Crosetto (Difesa) e Gilberto Pichetto (Ambiente e Sicurezza energetica) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Al vertice si sono uniti poi anche Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, amministratori delegati di Eni e Snam, con i quali è stata fatta “un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia”.

    L’Italia importa dall’estero oltre il 90% del petrolio e del gas. Le forniture provenienti dal Medio Oriente rappresentano circa il 12% per il petrolio e circa il 30% per il gas. Secondo quanto emerso nella riunione di ieri, non ci sono problemi nel breve periodo sul fronte degli approvvigionamenti.

    Anche la Commissione europea ha diffuso una nota in cui sottolinea che nel vecchio continente non sono previsti choc particolari sul lato dell’offerta, considerato che l’Ue dipende per quasi il 70% delle forniture da gas naturale liquefatto provenienti da Stati Uniti e Norvegia, mentre gli acquisti dal Qatar pesano per il 4%.

    Il problema più urgente, dunque, al momento, non è come far arrivare in Italia e in Europa le materie prime energetiche, ma il prezzo globale a cui le potremo acquistare. Se i rincari si prolungassero nel tempo, il rischio concreto è che si possa innescare una nuova spirale inflazionistica come quella partita sull’onda di Covid-19 e guerra in Ucraina.

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