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    Il fascino discreto delle officine ferroviarie

    Inaugurate nell’Ottocento ai tempi delle locomotive a vapore, oggi sono poli tecnologici all’avanguardia per la manutenzione dei treni Alta Velocità e Intercity. Così la memoria industriale incontra digitale ed energia green

    Di Giorgio Del Re
    Pubblicato il 8 Mag. 2026 alle 08:27

    Nelle retrovie della rete ferroviaria italiana ci sono luoghi che custodiscono insieme la memoria industriale del Paese e il suo slancio nel presente e nel futuro. Sono le Officine di Manutenzione di Trenitalia.

    Distribuite in punti strategici del territorio italiano – da Roma a Napoli, da Vicenza a Foligno –, queste infrastrutture rappresentano un punto d’incontro tra epoche diverse: sono state create come centri di lavorazioni manuali – affidate a  falegnami, tappezzieri, limatori e montatori – mentre oggi emergono come avamposti di un ecosistema industriale avanzato, in cui ingegneri e tecnici specializzati lavorano con sistemi digitali, sensori, piattaforme di telediagnostica e strumenti di manutenzione predittiva: un’evoluzione che consente di anticipare i guasti e garantire livelli sempre più elevati di efficienza e sicurezza. 

    Non solo: le officine contemporanee integrano anche impianti fotovoltaici e sistemi di efficientamento energetico che favoriscono l’autosufficienza energetica e riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

    Che storia
    La prima di queste officine fu inaugurata nel 1840 a Pietrarsa, lungo la linea Napoli-Portici, dove l’anno precedente era stato effettuato il primo viaggio ferroviario a vapore in Italia: il Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive era visitato regolarmente da Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, che ne sostenne lo sviluppo fino a farne un emblema dell’industrializzazione del Regno meridionale. 

    Oggi quello stabilimento è diventato il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, uno dei principali spazi di archeologia industriale in Italia. Dal 1966 le attività di manutenzione sono state trasferite a Santa Maria la Bruna, nel Comune di Torre del Greco.

    Dal Sud al Nord, diverse altre officine ferroviarie, come quelle di Torino, sono state riconvertite in spazi urbani, mentre impianti come quello di Napoli Gianturco conservano ancora la loro funzione produttiva, testimoni di una continuità storica che attraversa il tempo, ma si sono evoluti in veri e propri poli tecnologici.

    Innovazione
    A Roma, lo Scalo di San Lorenzo, nell’omonimo quartiere, ospita oggi due impianti: uno dedicato ai Frecciarossa e uno ai treni Intercity.

    Attive dal 1865, queste officine hanno visto scorrere sui loro binari la storia d’Italia. Il 19 luglio 1943, in quanto infrastruttura strategica per la rete ferroviaria italiana, lo stabilimento fu bersaglio del famoso bombardamento delle forze alleate su San Lorenzo: tra le vittime ci furono anche diversi ferrovieri e ancora oggi i segni del raid sono presenti su alcune travature.

    Il sito focalizzato sui Frecciarossa – uno dei quattro stabilimenti di questo tipo sul territorio nazionale – si articola a sua volta in due capannoni industriali, ciascuno con una superficie coperta di circa 27mila metri quadrati: qui lavorano, 24 ore su 24, circa 250 persone tra addetti Trenitalia e ditte appaltatrici, impegnati in attività di manutenzione e pulizia di convogli Alta Velocità commerciali. All’interno dei capannoni possono essere presenti contemporaneamente sei o sette treni composti da otto carrozze, che possono raggiungere una lunghezza di 202 metri (nel caso del Frecciarossa 1000) e un peso a vuoto di 450 tonnellate. 

    In questi enormi spazi, i mezzi vengono sottoposti a operazioni di sollevamento, ispezione e smontaggio parziale o completo. Le lavorazioni vengono effettuate sia da postazioni sottostanti i convogli, tramite tunnel di servizio, sia da piattaforme e gru mobili che consentono l’accesso alle parti superiori delle carrozze. Queste attività sono supportate da sistemi digitali avanzati per la gestione delle lavorazioni, la consultazione delle procedure e la tracciabilità degli interventi (la manutenzione non riguarda solo le componenti meccaniche, ma anche i sistemi elettronici e di diagnostica di bordo). Inoltre, il sito è dotato di una sala di controllo dalla quale vengono monitorate le attività e i parametri tecnici dei treni.

    La cura delle locomotive e dei vagoni si accompagna a una marcata attenzione per l’efficientamento energetico. Sulle coperture dei capannoni dell’officina è stato installato un impianto fotovoltaico con una potenza di picco pari a 1.108 kWp e una produzione annua potenziale di circa 1,5 GWh di energia elettrica: in questo modo lo stabilimento ha raggiunto un livello di autosufficienza energetica pari a circa il 39% dei consumi elettrici complessivi, e nei prossimi anni – grazie anche all’installazione di sistemi di accumulo – punta ad arrivare al 60%. Oggi nei periodi di eccedenza rispetto ai consumi dello stabilimento, l’energia prodotta viene immessa nella rete del gestore. 

    Non solo. La palazzina destinata a spogliatoi, uffici e magazzini è dotata di una copertura con 72 pannelli solari, utilizzati per la produzione di energia termica a servizio del riscaldamento e dell’acqua calda sanitaria: nei mesi estivi, questo sistema consente una riduzione dei consumi di gas per i locali di servizio. 

    Complessivamente, la produzione annua da fonte fotovoltaica nello Scalo di San Lorenzo consente di evitare l’emissione in atmosfera di circa 800 tonnellate di anidride carbonica.

    Dai “Caimani” all’E401
    Allo Scalo di San Lorenzo, a poca distanza dall’impianto dedicato ai treni Frecciarossa, si sviluppa lo stabilimento focalizzato sulla manutenzione degli Intercity: circa 120 convogli settimanali, per un totale di 250 vetture giorno, 140 vetture notte e 130 locomotive elettriche e diesel.

    L’attività è suddivisa tra San Lorenzo, dove si effettua la manutenzione delle sole locomotive (Officine Manutenzione Locomotive), e il sito di Roma Prenestina, dove ci sono le officine per le vetture singole e i treni completi (Impianti di Manutenzione Corrente).

    In più di un secolo e mezzo di attività, l’Officina Manutenzione Locomotive ha visto sfilare la storia dell’industria ferroviaria italiana, dalle iconiche locomotive “Caimani” e “Tartarughe” fino ai modello attuali: oggi qui si fa la manutenzione sulle locomotive elettriche degli Intercity E401, E402B, E403 ed E464 operanti sulla rete nazionale, oltre che delle locomotive diesel adibite a manovra e al Sistema di Soccorso nazionale.

    Su una superficie coperta di quasi 17mila metri quadrati – articolata in quattro diverse rimesse – un centinaio di lavoratori (tra addetti Trenitalia e ditte appaltatrici) si occupano di verifiche strutturali e meccaniche, controlli sul sistema di captazione dell’energia, ispezione e verifica del calettamento delle ruote, operazioni di rialzo cassa e sostituzione sale montate e controlli sugli apparati di sicurezza e di bordo.

    Nel’Impianto di Manutenzione Corrente di Prenestina, invece, operano complessivamente circa 250 addetti, impegnati nella manutenzione sul treno completo o sulle singole vetture. L’impianto è suddiviso in tre macroaree: il “Piazzale”, dove 34 binari accolgono i treni in arrivo o partenza; il “Capannone Manutenzione Correttiva e Programmata a Treno Completo”, dove viene eseguita l’attività di manutenzione sull’intero treno; e la “Officina Manutenzione Veicoli”, dove si svolgono le attività di manutenzione che richiedono attrezzature specifiche o tempi di lavorazione più lunghi.

    Anche gli stabilimenti dedicati agli Intercity sono coinvolti nelle misure di efficientamento energetico. L’Officina Manutenzione Locomotive si San Lorenzo è alimentato per una quota parte dall’esubero di quanto prodotto in termini energetici dall’impianto fotovoltaico del vicino impianto l’Alta Velocità, mentre a Prenestina si sta valutando l’installazione di pannelli fotovoltaici.

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