Con la chiusura delle scuole torna uno dei principali problemi organizzativi per le famiglie italiane: come gestire i figli durante i mesi estivi. Una necessità che, anno dopo anno, si traduce anche in una spesa sempre più elevata. Secondo il monitoraggio realizzato dall’Osservatorio Eures-Adoc su 200 strutture private distribuite in diverse città italiane, il costo dei centri estivi continua infatti a crescere. Nel 2026 la spesa media settimanale ha raggiunto i 179 euro per bambino, con un aumento del 27% rispetto a tre anni fa e del 3,5% rispetto al 2025. Tradotto in termini concreti, una famiglia che iscrive un figlio a un centro estivo per otto settimane può arrivare a spendere oltre 1.400 euro. Con due figli il conto supera facilmente i 2.700 euro. L’indagine evidenzia forti differenze territoriali. Le regioni del Nord si confermano le più costose, con una spesa media di circa 196 euro a settimana. Nel Centro Italia il costo medio si attesta intorno ai 185 euro, mentre nel Mezzogiorno scende a circa 143 euro. Le differenze emergono ancora più chiaramente osservando le singole città.
Milano guida la classifica dei rincari
Milano si conferma la città più cara d’Italia per chi deve iscrivere i figli a un centro estivo. Qui il costo medio raggiunge i 233 euro settimanali per bambino. Seguono Firenze con 187 euro, Bologna con 181 euro, Torino con 171 euro e Roma con 165 euro. Nel Sud i prezzi risultano più contenuti, ma continuano comunque a rappresentare una voce importante nel bilancio familiare. Palermo registra una media di 153 euro a settimana, Napoli 142 euro e Bari 137 euro, con quest’ultima che ha fatto segnare uno degli aumenti più consistenti nell’ultimo anno.
Sconti limitati e costi in crescita
Uno degli aspetti evidenziati dalla ricerca riguarda la scarsa diffusione delle agevolazioni per le famiglie con più figli. Quasi la metà delle strutture analizzate non applica riduzioni tariffarie per fratelli iscritti allo stesso centro estivo e, quando presenti, gli sconti risultano generalmente modesti. Anche le formule a tempo ridotto, che non prevedono il pranzo o limitano la permanenza alle sole ore mattutine, non garantiscono risparmi particolarmente significativi.
Un problema che coinvolge milioni di famiglie
L’aumento dei costi dei centri estivi si inserisce in un contesto più ampio di crescita delle spese sostenute dalle famiglie. Inoltre, l’Italia continua ad avere una delle pause scolastiche estive più lunghe d’Europa, con periodi di chiusura che possono superare i tre mesi. Una situazione che rende spesso indispensabile il ricorso a servizi educativi e ricreativi durante l’estate. Per molte famiglie il tema non riguarda soltanto l’organizzazione del tempo libero dei figli, ma rappresenta ormai una vera questione economica, soprattutto nei grandi centri urbani dove il costo della vita è già particolarmente elevato.