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    Perché il Taj Mahal sta diventando verde

    Il Taj Mahal nel 2016. Credits: Chris Jackson, Getty Images

    L'antico palazzo indiano è una delle sette meraviglie del mondo moderno, patrimonio dell'umanità per l'Unesco

    Di Viola Stefanello
    Pubblicato il 6 Ago. 2018 alle 16:46 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:02

    Il Taj Mahal è sicuramente il monumento più famoso di tutta l’India, oltre ad essere una delle sette meraviglie del mondo moderno – insieme a Petra, la Grande Muraglia Cinese, il Colosseo, la piramide di Chichén Itza, Machu Picchu e il Cristo Redentore di Rio de Janeiro.

    Da qualche anno, però, il tradizionale marmo bianco di questo mausoleo, fatto costruire nel 1632 da un imperatore moghul follemente innamorato della moglie morta troppo presto, sta assumendo un colore preoccupante.

    Per via dell’azione combinata di un pesante inquinamento atmosferico, l’inquinamento delle acque circostanti e le feci di certi insetti, il famosissimo mausoleo, tradizionalmente bianco avorio, sta cominciando ad assumere tinte marroncine, verdi e giallastre.

    Le cause vanno trovate negli sciami di insetti che attaccano spesso il monumento e all’inquinamento industriale che pesa sulla zona. Ma anche il fatto che di recente sia straripato il fiume Yamuna, colmo di rifiuti umani e industriali, non ha aiutato le condizioni del sito turistico.

    La situazione terribile in cui versa il prezioso Taj Mahal è talmente preoccupante che la Corte Suprema Indiana ha rivolto un ultimatum al Ministero dell’Ambiente e delle Foreste del Paese dicendo: “O lo demoliamo, o lo restauriamo”.

    La strada per restaurare questo “monumento all’amore”, però, è in salita e colma di problemi. “Si è persa la visione d’insieme, manca una forte volontà di fare qualcosa nel contesto di un cambiamento dinamico”, ha detto Bonnie Burnah, CEO del World Monuments Fund, un’ONG che si dedica a preservare i monumenti in pericolo.

    “Non puoi considerare un monumento come se si trovasse in una teca di vetro, come se non venisse influenzato dall’ambiente in cui si trova. È questo il problema del Taj Mahal.

    Nel 2016, The Times of India aveva fatto notare come, grazie al Taj Mahal, lo stato indiani abbia guadagnato oltre 11 milioni di dollari in tre anni, spendendone poi però soltanto 1,6 milioni in restauri e conservazione del sito.

    “Quelli che distribuiscono i fondi hanno soltanto un remoto legame affettivo con questi monumenti, se proprio ne hanno. Anche se si parla di Patrimoni dell’Umanità”, aveva scritto la giornalista Maneesh Pandey.

    L’India, però, non è certo però l’unico paese in cui i fondi per restaurare anche i monumenti più celebri vengono trovati con difficoltà, però.

    In Italia, per esempio, nel 2012 il governo ha pianificato un restauro del Colosseo per 30 milioni di dollari, ma ci è voluto l’intervento di una marca d’alta moda, Tod’s, per coprire del tutto i costi.

    Nel 2014, ministero della Cultura italiano aveva individuato otto opere d’arte che hanno urgente bisogno di un restauro, chiedendo ai cittadini di votare quale avrebbe dovuto essere riparato.

     

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