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Odifreddi a TPI: “Gli elettori sono asini ignoranti e presuntuosi, hanno mandato al governo i loro simili”

Piergiorgio Odifreddi

"La scienza è un’impresa seria, che richiede abnegazione e sacrificio ed è riservata a pochi, mentre la maggioranza della gente pretende di poter dire la propria senza lo sforzo di studiare"

Di Vincenzo Fiore
Pubblicato il 10 Gen. 2019 alle 13:00 Aggiornato il 10 Gen. 2019 alle 13:41

Fatti e non opinioni. Da sempre Piergiorgio Odifreddi, nella doppia veste di matematico e di divulgatore scientifico, si diverte a smascherare le millanterie delle pseudoscienze e le bugie raccontante da incantatori, astrologi e santoni di varia specie, supportati spesso dalla complicità dei media.

“La vera religione è la matematica, il resto è superstizione. O, detto altrimenti, la religione è la matematica dei poveri di spirito”.

Con diversi saggi all’attivo, ultimo fra i quali Il dio della logica. Vita geniale di Kurt Gödel matematico della filosofia (Longanesi, 2018), Odifreddi rende accessibile a tutti, o almeno a coloro che ricercano e non si fermano ai dogmi della fede, il mondo complesso dei numeri.

Nonostante l’enorme progresso scientifico, il XXI sec. anziché celebrare il requiem alle credenze del passato, sembra, al contrario, aver dato vigore a vecchie e nuove superstizioni. No-vax, terrapiattisti e teorici del complotto di vario genere sono soltanto alcuni esempi dei fedeli della nuova religione dell’anti-intellettualismo. Cosa è andato storto Professore?

Nulla, credo: la scienza è un’impresa seria, che richiede abnegazione e sacrificio ed è riservata a pochi, mentre la maggioranza della gente pretende di poter dire la propria senza lo sforzo di studiare e senza la capacità di capire.

È sempre stato così, e infatti le superstizioni e le assurdità hanno sempre prosperato. Di diverso, oggi, c’è soltanto il fatto che i social media hanno reso evidente ciò che prima era sommerso.

Se prima ci si poteva illudere sulla qualità intellettuale della gente, oggi bisogna arrendersi all’evidenza che viviamo in un mondo di “asini ignoranti e presuntuosi”, come diceva Giordano Bruno (che non a caso è finito sul rogo).

Di recente, Cristiano Ceresani, capogabinetto del Ministero per la Famiglia in quota Lega, ha affermato attraverso la televisione pubblica che la responsabilità del cambiamento climatico è da attribuire a Satana. Cosa pensa di questa affermazione?

Sono i vantaggi della democrazia. Come diceva Bertrand Russell, “un politico non è mai più stupido di coloro che l’hanno eletto”. E gli elettori sono in massima parte costituiti da quegli “asini ignoranti e presuntuosi” di cui abbiamo appena parlato.

Non possiamo dunque sorprenderci che essi eleggano i loro simili, e che qualcuno degli eletti finisca al governo.

Fra le sue ultime pubblicazioni, vi è La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica (Rizzoli, 2018). Lei registra con argomenti convincenti le storture del sistema democratico. Qual è, a suo avviso, la più grande contraddizione del governo del démos?

La più grande contraddizione della democrazia è il fatto che essa si presenta come qualcosa di impossibile da realizzare. È una bellissima utopia, ma è come pretendere di avere un quadrato circolare: si possono avere quadrati, o cerchi, ma non entrambe le cose insieme.

E invece le caratteristiche della democrazia sono spesso incompatibili fra loro: il che è comodo, perché a seconda dei casi si può fare appello a una o all’altra, finendo per scontentare tutti nel tentativo di accontentarli.

A maggio ci saranno le elezioni europee. Lei non ha mai nascosto le sue riserve sulle forze populiste e ha criticato aspramente Renzi per aver realizzato politiche di destra in materia economica. Cosa ne pensa del nuovo Movimento per la democrazia in Europa lanciato da Varoufakis? Inoltre, teme che l’Europa possa essere travolta da un’ondata “nera”?

Purtroppo in democrazia contano i grandi numeri, e il Movimento di Varoufakis rischia di essere un partitino che soddisferà i pochi che lo votano per decenza, ma che non avrà nessuna influenza.

Quanto all’ondata “nera”, ormai non è più solo europea, ma mondiale, e i suoi leader si riconoscono e si coalizzano fra loro: Trump, Bolsonaro, Netanyahu, Orban e Salvini sembrano ormai far parte di un unico schieramento, che va ben oltre i confini europei.

La filosofia può essere un argine alla deriva della post-verità?

Temo di no, visto che lo stesso concetto di “post-verità” è filosofico. La verità riguarda i fatti, più che le opinioni, e la filosofia è più che altro una questione di opinioni: i fatti sono di pertinenza della scienza.

So di essere in minoranza, su questo argomento, ma questo non significa che abbia torto: come diceva Labriola, “la verità non si mette ai voti”.

L’Italia, in quanto paese laico, dovrebbe rivedere l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica?

Non credo che l’insegnamento della religione vada “rivisto”, ma abolito. Non si vede perché lo stato debba accollarsi il costo di un insegnamento impartito da professori che non debbono avere nessuna qualifica, a parte il benestare del vescovo, e che li inquadri addirittura nell’organico in corsie preferenziali.

L’ora di religione è un anacronismo pre-risorgimentale, oltre che post-fascista, e uno stato degno di questo nome dovrebbe vergognarsi di permetterlo, anche se il nostro si vanta di tenerlo.

Papa Francesco gode molta popolarità anche fra i non credenti. Lei, però, ha affermato di avere maggiore stima di Ratzinger. Qual è il motivo di questa sua preferenza?

In parte credo che sia una questione di simpatie personali: ciascuno di noi è attratto da certi tipi di persone, e distratto da altri. Ratzinger era un teologo che faceva onestamente il proprio lavoro, e leggere i suoi libri (o almeno l’Introduzione al Cristianesimo, che è quello che conosco meglio) poteva essere interessante e piacevole, anche senza necessariamente condividerne il contenuto.

Bergoglio fa meno onestamente il proprio lavoro, nel senso che è un tipico gesuita, capace di “dire la verità mentendo”, o “mentire dicendo la verità”: infatti mi sembra che riesca a confondere (e, a volte, pure a menare per il naso) sia i fedeli che gli atei.

Lei ha dedicato una biografia al filosofo e logico Kurt Gödel, celebrato dalla rivista Time come “il matematico del secolo”. Quali ritiene siano state le applicazioni più importanti dei suoi lavori?

Una sicuramente ci ha cambiato la vita, ed è il computer. Anche se molti credono che sia un’invenzione di Steve Jobs o di Bill Gates, in realtà il computer è stato progettato da Alan Turing, che era un logico matematico: lo inventò nella sua tesi di laurea del 1936, che usava appunto i metodi sviluppati da Gödel cinque anni prima.

Anzi, la tesi di Turing era un tentativo di tradurre in termini meccanici, più comprensibili al profano, il teorema che Gödel aveva dimostrato in termini matematici.

Nel corso della sua vita ha conosciuto menti straordinarie come John Nash, Rita Levi Montalcini e James Dewey Watson, solo per citarne alcune. C’è un incontro che ha particolarmente inciso su di lei?

Come diceva Smerdjakov nei Fratelli Karamazov, “fa sempre piacere fare quattro chiacchiere con una persona intelligente”. Ma parlare con persone come Nash o Watson non è solo un piacere, per quanto grande: può essere anche una lezione di vita.

L’esempio di Watson mi ha stimolato a dire ciò che penso, anche quando sarebbe forse più utile o più comodo lasciar perdere.

Se il Paradiso esistesse, la vita avrebbe più senso?

In realtà, la vita non ha senso né con il Paradiso, né senza, perché il senso non è una proprietà della vita, ma delle frasi del linguaggio. Purtroppo questa semplice osservazione logica, che farebbe piazza pulita di tutto l’esistenzialismo, viene spesso dimenticata, e di discorsi insensati sul senso della vita se fanno (troppo) spesso in molte parrocchie: da quelle letterali, dei preti, a quelle metaforiche, dei filosofi.

Ma gli uni e gli altri saranno puniti andando all’Inferno, altro che in Paradiso!

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