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Ecco “Pensare Blu – Dal pensiero critico al problem solving”, il libro controcorrente di Roberto Basso

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 4 Mag. 2026 alle 16:05

Al giorno d’oggi non c’è tempo per pensare, bisogna correre, andare veloci. Macinare metaforici chilometri senza mai fermarsi un secondo a riflettere. Tutto scorre frenetico: il mondo del lavoro con il suo passo inarrestabile, la società dei consumi, il sovraccarico informativo dei social media. Ogni cosa vola via in un battito di ciglia.

In questo contesto caotico Roberto Basso con il suo libro “Pensare blu – Dal pensiero critico al problem solving” (Luiss University) invita ad alzare lo sguardo verso il cielo. Il cielo blu delle canzoni, blu come il mare, blu come lo spazio infinito dell’immaginazione. Lì lo sguardo si muove senza fretta e il tempo rallenta. Il blu è il colore di una distanza riflessiva, di un movimento lento e attento, di un pensiero critico, pacato e profondo.

«Che cosa immaginate quando leggete la parola “blu”? Il mare? O il cielo? A me vengono in mente entrambi questi elementi infiniti e lontani – scrive Basso, esperto di comunicazione e portavoce di tre ministri dell’Economia tra il 2013 e il 2018 -. La distanza e lo spazio inducono a fermarsi, a riflettere. Il blu non è il colore della passione che infiamma né quello dell’urgenza che incalza. È piuttosto il colore da associare alla sospensione dell’azione, alla riflessione. Pensare blu però non significa rinunciare ad agire ma scegliere di vedere con chiarezza prima di muoversi. Non è inerzia: è lucidità. Questa sospensione – che i filosofi antichi chiamavano epoché – anziché essere un rinvio è piuttosto un atto di forza: fermarsi un istante prima di decidere vuol dire guadagnare spazio. In questo spazio il pensiero diventa “critico”: osserva, distingue, mette in discussione, cerca connessioni nascoste. Ed è in questo spazio che si coltivano due capacità che diventano ogni giorno più importanti nella vita e nel lavoro: il problem solving e il decision making».

In questo libro Roberto Basso tinge quindi di blu i problemi e le sfide del mondo del lavoro e della società. Problemi che noi siamo ormai abituati ad affrontare con decisioni immediate, fulminee. “Pensare Blu” invita invece ad un gesto silenzioso e controcorrente, tornare a pensare con lentezza e riflessività. Prendersi il proprio tempo. È un piccolo atto di libertà: fermarsi per ripartire nella direzione giusta.

«Pensare blu» è quindi «un atto dirompente perché una buona risposta può essere decisiva mentre una risposta non ponderata può essere dannosa – scrive Basso -. Pensare blu vuol dire difendere il tempo necessario alla ragione per scegliere meglio; distinguere la voce più vera tra voci più forti; non cadere nella tentazione delle soluzioni facili; non confondere il semplice con il semplicistico».

Nel libro viene sviscerato il film di Clint Eastwood “Sully” con protagonista Tom Hanks. Una metafora perfetta su tutti noi che ci troviamo alle prese con vari problemi.  Il film, per chi non lo conoscesse, racconta la storia vera del pilota Chesley Sullenberger che nel 2009 riuscì a compiere un atterraggio d’emergenza sul fiume Hudson a New York dopo che il suo aereo aveva perso entrambi i motori a causa di un “bird strike”, l’impatto con uno stormo di uccelli. Il pilota in pochissimi minuti dovette prendere una decisione drammatica: dove atterrare? Prese quella giusta: ammaraggio – con una manovra incredibile – sul fiume, salvando sé stesso e i suoi passeggeri. Cosa passò per il suo cervello in quel poco tempo? A cosa si affidò per prendere la decisione corretta?

Sospendere, distinguere, valutare, immaginare. Per Roberto Basso, già autore di saggi come Sindaci imprenditori e L’economia percepita, «chi è capace di prendere decisioni sotto pressione ha sviluppato un’attitudine, prima ancora che una tecnica». Una competenza che si riassume nel saper «interrompere il giudizio per qualche secondo, chiedersi se si è inquadrato bene il punto o se l’esperienza pregressa ci stia ingannando». La nostra mente «funziona in modo articolato», sostiene l’autore recuperando la lezione dello psicologo israeliano Daniel Kahneman. «Siccome le emozioni giocano un ruolo cruciale in tutte le decisioni che prendiamo – si legge nel libro – il primo passo per assumerne di razionali consiste nel contenere la spinta degli istinti, in qualche modo “raffreddare” alcune pulsioni e attivare il pensiero blu».

Nel corso di nove capitoli, l’autore offre strategie ed esercizi che possono aiutare nello sviluppo delle capacità di problem solving. Vengono, ad esempio, spiegate tecniche per strutturare il lavoro di analisi, come il diagramma dell’ingegnere giapponese Karou Ishikawa, utile per «facilitare la ricerca della causa dell’origine di un problema e per prevenire la nascita di nuovi», o l’impiego del design thinking, «un approccio creativo e iterativo alla risoluzione di questioni complesse, basato su visualizzazione, prototipazione e test».

Insomma, nel libro “Pensare blu – Dal pensiero critico al problem solving” c’è davvero tanta materiale interessante a cui attingere a piene mani. Come scegliere, quando scegliere. La razionalità ha bisogno di più tempo dell’impulso. Secondi o minuti di lucida riflessione che ci rimandano ancora una volta al blu e a Sully, il pilota eroe: «Blu è il cielo di New York su cui si alza il volo del comandante Sullenberger così come blu è il suo pensiero, che lo mette di fronte a una scelta e lo spinge a scegliere con lucidità una manovra mai eseguita fino ad allora, e tuttavia quella a cui sentiva di poter associare la maggiore probabilità di successo. Una manovra che salverà la propria vita e quella di altre 154 persone: tutti gli uomini e le donne che quel giorno attraversavano con lui lo stesso cielo».

Sully ha preso una decisione riflettendo in modo lucido, analitico. E la decisione si è rivelata giusta. E noi? Noi siamo chiamati in continuazione a prendere decisioni piccole o grandi che siano. Ogni giorno. Anche perché, come afferma Basso, «tutta la vita è risolvere problemi». E questo libro può darci qualche dritta in più per farlo bene.

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