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Claudio Saltarelli racconta Grazia Deledda: il teatro diventa memoria, diritti e poesia

Di Redazione TPI
Pubblicato il 1 Set. 2026 alle 15:46

Ci sono figure della letteratura che continuano a parlare al presente perché custodiscono domande che la storia non ha ancora smesso di rivolgerci. Grazia Deledda è una di queste. Premio Nobel per la Letteratura, unica donna italiana ad aver ricevuto il più prestigioso riconoscimento letterario internazionale, torna oggi protagonista di un nuovo progetto teatrale firmato da Claudio Saltarelli, poeta, librettista e drammaturgo tra i più autorevoli del panorama culturale contemporaneo.

L’opera, “Oltre i Girasoli di cui non t’ho detto – Tragedia in due Stagioni”, pubblicata da BastogiLibri, nasce in occasione del doppio anniversario del Nobel assegnato alla scrittrice sarda: il centenario dell’assegnazione nel 2026 e quello della consegna nel 2027. Un lavoro di ampio respiro che sceglie il linguaggio del teatro per raccontare non soltanto la parabola artistica e umana di Deledda, ma anche le contraddizioni di un’epoca che, in forme diverse, continuano ancora oggi a interrogare la società.

L’opera sarà presentata nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Göteborg-Stoccolma e vedrà la sua prima esecuzione scenica il 20 settembre alla Sala dei Teatini di Piacenza, con la Compagnia Teatrale Zelda, la regia di Leonardo Tosini e Filippo Tognazzo e l’accompagnamento dell’Orchestra Filarmonica Italiana diretta da Camillo Mozzoni.

Chi è Claudio Saltarelli, il drammaturgo che unisce teatro, musica e ricerca storica

Se l’opera dedicata a Grazia Deledda rappresenta uno dei momenti più significativi della sua recente produzione, è perché sintetizza un percorso artistico costruito nell’arco di decenni. Claudio Saltarelli è oggi riconosciuto come uno dei principali interpreti della drammaturgia poetica italiana contemporanea, autore capace di intrecciare letteratura, musica e ricerca storica in una scrittura dal forte respiro civile.

Poeta, librettista, commediografo e drammaturgo, ha firmato oltre venti opere liriche, numerose pièce teatrali, oratori e testi sacri, collaborando con alcuni dei più importanti compositori italiani e internazionali e portando i propri lavori nei principali contesti culturali europei. Dalle collaborazioni con Giuliano Montaldo, Luciano Chailly, Roman Vlad, Katia Ricciarelli e Milva fino alle rappresentazioni in teatri e festival internazionali, la sua produzione ha sempre perseguito l’obiettivo di utilizzare il teatro come luogo di conoscenza, restituendo nuova vita ai grandi protagonisti della cultura e trasformando la memoria storica in esperienza emotiva.

Non sorprende, quindi, che le sue opere siano state presentate nei Saloni internazionali del Libro di Francoforte, Londra, Parigi, Bruxelles, Stoccolma e Il Cairo, ricevendo l’attenzione della stampa italiana e internazionale. Una carriera che gli è valsa prestigiosi riconoscimenti accademici e istituzionali e che continua a confermare la sua capacità di coniugare rigore culturale, sensibilità poetica e vocazione divulgativa. Un tratto distintivo della sua produzione è la volontà di riportare al centro della scena figure della storia, della letteratura e della musica attraverso una drammaturgia che non si limita alla ricostruzione biografica, ma ricerca la dimensione più intima e umana dei protagonisti. È questo approccio che rende le sue opere capaci di parlare a un pubblico contemporaneo senza rinunciare alla profondità della ricerca culturale.

“Oltre i Girasoli di cui non t’ho detto”, il volto più autentico di Grazia Deledda

Ciò che rende questo lavoro particolarmente significativo è la prospettiva scelta dal suo autore. Saltarelli non si limita a ricostruire una biografia, ma restituisce al pubblico una Grazia Deledda sorprendentemente viva, ironica, intelligente, sognatrice, lontana dall’immagine severa e malinconica che per lungo tempo ne ha accompagnato il ricordo. È una donna che osserva il proprio tempo senza piegarsi del tutto alle sue convenzioni e che trasforma la scrittura in uno spazio di libertà, capace di dare voce ai desideri, ai conflitti e alle contraddizioni dell’esistenza.

Attorno a lei prende forma un universo umano complesso, popolato da legami familiari, passioni, sofferenze e aspirazioni represse. La vicenda attraversa la Sardegna di fine Ottocento per accompagnare la scrittrice fino agli anni della maturità e del Nobel, intrecciando il suo percorso personale con quello di una società profondamente segnata da rigide convenzioni morali e culturali. È in questo dialogo continuo tra individuo e contesto storico che il dramma trova la sua forza narrativa, trasformando la storia di Deledda in una riflessione universale sulla libertà e sull’identità.

A fare da filo conduttore a questo viaggio è anche una potente dimensione simbolica. Il mare, infatti, non è un semplice sfondo, ma una presenza viva che accompagna il cammino della protagonista. Accanto alle onde affiorano Cervia, città della quale Deledda si innamorò profondamente, e una Sardegna, appunto, evocata senza indulgere al folklore, ma restituita come luogo dell’anima, delle radici e della memoria. Anche la lingua partecipa a questo equilibrio, con il dialetto sardo che compare soltanto in alcuni passaggi, sufficiente a preservare l’autenticità culturale del racconto senza comprometterne la piena accessibilità per il pubblico.

Diritti, emancipazione femminile e identità negate

Emergono così temi di straordinaria attualità, come la condizione femminile, il diritto all’istruzione, il peso del maschilismo, il conformismo sociale, l’emarginazione culturale delle donne, la marginalizzazione artistica operata nei confronti delle autrici e, soprattutto, il dramma dell’identità negata.

Centrale è infatti la figura di Santus, fratello di Grazia, costretto a vivere la propria omosessualità nell’ombra, schiacciato da un contesto incapace di accettare ogni forma di diversità. Una storia che diventa simbolo universale di tutti i diritti soffocati e delle vite costrette al silenzio.

Non è un caso che Saltarelli abbia voluto dedicare quest’opera a Dario Bellezza, nel trentesimo anniversario della sua scomparsa. Poeta tra le voci più autentiche del Novecento italiano, Bellezza fece della propria esperienza personale e della battaglia contro ogni forma di discriminazione il cuore della sua produzione letteraria. Attraverso questa dedica il drammaturgo costruisce un ponte ideale tra due epoche diverse ma unite dalla stessa esigenza di affermare la dignità della persona e il diritto a essere sé stessi.

La scrittura teatrale sceglie consapevolmente di non trasformarsi in una ricostruzione filologica. Saltarelli rivendica la libertà del teatro di interpretare la storia, mantenendone intatta la sostanza pur concedendosi alcuni scarti narrativi necessari allo sviluppo drammaturgico. Incontri immaginati, dialoghi ricostruiti e leggere deviazioni cronologiche diventano così strumenti per restituire una verità emotiva più profonda di quella documentaria. È il teatro, in fondo, il luogo in cui la memoria incontra l’immaginazione senza tradire il significato delle vicende raccontate.

Claudio Saltarelli restituisce al teatro la sua funzione civile

“Oltre i Girasoli di cui non t’ho detto” si inserisce nel percorso artistico di Claudio Saltarelli come una delle sue opere più mature e rappresentative. Non è soltanto un omaggio a Grazia Deledda, ma un invito a guardare oltre la superficie della storia, restituendo alla scrittrice la complessità della donna, dell’artista e dell’intellettuale che ha saputo sfidare il proprio tempo.

Attraverso una drammaturgia che intreccia poesia, memoria e ricerca storica, Saltarelli conferma una visione del teatro come luogo di riflessione civile, capace di dare voce ai diritti, alle fragilità e alle contraddizioni dell’essere umano.

In un’epoca in cui la cultura è chiamata sempre più spesso a dialogare con il presente, il suo lavoro riafferma il valore del palcoscenico come spazio di conoscenza, di libertà e di consapevolezza, dimostrando come le grandi storie del passato possano ancora illuminare il nostro tempo.

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