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Bologna che stupisce: le mostre d’arte da visitare nel weekend primaverile

Credit: Fabio Milani
Di Fabio Milani
Pubblicato il 3 Apr. 2026 alle 10:26 Aggiornato il 3 Apr. 2026 alle 10:26

Bologna è sempre Bologna. Iniziate la vostra giornata immergendovi nella bellezza con un itinerario che unisce arte e memoria. Questa passeggiata trasforma la città in un museo a cielo aperto, guidandovi tra scorci suggestivi e le mostre più affascinanti del momento. 

Palazzo Boncompagni ospita la mostra “Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte”, a cura di Silvia Evangelisti. Fino al 3 giugno 2026 

Sotto questo titolo si snoda un percorso che comprende opere storiche e progetti che attraversano oltre sessant’anni di ricerca dell’artista centrati sul rapporto tra arte, società e politica. 

Il progetto si inserisce nel rapporto avviato tra Pistoletto Palazzo Boncompagni nel 2021 con la mostra Gregorio XIII e Michelangelo Pistoletto. Dal Rinascimento alla rinascita, che segnò l’apertura del Palazzo alla città e a un programma dedicato all’arte contemporanea. 

Con questa mostra Palazzo Boncompagni ospita non solo una retrospettiva di opere, ma un dispositivo attivo che mette in relazione arte, pubblico e dibattito contemporaneo, attraverso un programma che prosegue per l’intera durata dell’esposizione. 

Tavolo love difference sala del papa. 

Cuore del progetto è il ritorno a Bologna, dopo vent’anni, del Tavolo Love Difference, collocato nella Sala delle Udienze Papali. L’opera è il simbolo del movimento Love Difference – Movimento Artistico per una Politica InterMediterranea, fondato da Pistoletto nel 2002 e presentato alla Biennale di Venezia del 2003, quando l’artista ricevette il Leone d’Oro alla Carriera. 

Si tratta di un grande tavolo specchiante a forma di bacino del Mediterraneo, circondato da sedie provenienti dai Paesi che si affacciano su questo mare, attorno al quale si sono sviluppate nel tempo molte delle attività di Love Difference e di Cittadellarte. 

Pinacoteca Nazionale di Bologna per il Contemporaneo. MORE THAN THIS. Fino al 6 aprile 2026  

More Than This propone una ricognizione critica sull’Atelier F, la più rilevante scuola di pittura emersa sulla scena contemporanea italiana in anni recenti. La mostra analizza per la prima volta gli elementi caratterizzanti di tale scuola, basata non tanto su aspetti stilistici, quanto invece sulla pratica metodologica della pittura. More Than This indaga gli elementi chiavi di questo inedito sodalizio, maturato tra docenti e giovani artisti presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, attraverso una quarantina di opere di dodici tra i più significativi autori. 

Artisti: Thomas Braida , Calore Chiara , Francesco Cima, @Nebojša Despotovic, Jingge Dong, Beatrice Gelmetti , Chiara Peručh , Paolo Pretolani , Adelisa Selimbašic, Danilo Stojanović , Aleksander Velišček  e Maria Giovanna Zanella 

MAMbo. John Giorno: The Performative Word. Fino al 04 maggio 202604 maggio 2026 

Il MAMbo di Bologna rende omaggio a una delle figure più poliedriche e influenti del Novecento con la mostra “John Giorno: The Performative Word”, una retrospettiva che trasforma la Sala delle Ciminiere in un tempio della parola e dell’immagine. Curata da Lorenzo Balbi, l’esposizione non è solo una cronaca artistica, ma un viaggio immersivo in oltre sessant’anni di carriera di un uomo che è stato il collante tra la Beat Generation, la Pop Art e la scena underground di New York. Giorno, celebre per essere stato il volto del film Sleep di Andy Warhol e compagno di vita di William Burroughs, ha dedicato la sua intera esistenza a “liberare la poesia dai libri”, portandola nelle strade, nelle gallerie d’arte e persino nelle case della gente comune attraverso il telefono. 

Il cuore pulsante della mostra è rappresentato dai suoi iconici Poem Paintings, tele di grande formato dove i testi, spesso brevi e dirompenti, diventano architetture visive dai colori vibranti, capaci di colpire lo spettatore come slogan pubblicitari o mantra spirituali. Camminando tra le opere, si avverte chiaramente la doppia anima di Giorno: da un lato l’attivista politico e icona queer, che usa il linguaggio per scuotere le coscienze, dall’altro il praticante buddhista, che vede nella ripetizione delle parole un mezzo per raggiungere una dimensione meditativa. Un momento fondamentale del percorso è dedicato al rivoluzionario progetto Dial-A-Poem, che nel 1968 permise a milioni di persone di ascoltare versi poetici semplicemente componendo un numero di telefono, anticipando di decenni l’accessibilità digitale della cultura. 

Attraverso una ricca selezione di installazioni sonore, video d’archivio e opere grafiche, la mostra bolognese riesce a restituire la forza magnetica di un artista che ha saputo mescolare la tecnologia con la spiritualità e la performance con la quotidianità. Visitare l’esposizione significa immergersi in un’epoca di sperimentazione radicale, dove la poesia smette di essere una lettura solitaria per trasformarsi in una forza viva, fisica e collettiva, capace di risuonare ancora oggi con una modernità sorprendente. Un’occasione imperdibile per scoprire come un singolo autore sia riuscito a cambiare per sempre il modo in cui percepiamo e “ascoltiamo” l’arte contemporanea. 

La mostra è a cura di Daniele Capra, promossa da Pinacoteca Nazionale di Bologna in collaborazione con Fondazione Coppola. 

Museo Civico Archeologico di Bologna Graphic Japan: Da Hokusai al Manga 

fino al 6 aprile 2026  

Questa bella mostra celebra l’evoluzione del segno nipponico attraverso oltre 250 opere. Il percorso espositivo mette in dialogo i grandi maestri della tradizione ukiyo-e, come Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige, con l’estetica moderna di grafici e mangaka contemporanei. Tra silografie, libri rari e matrici katagami, l’esposizione svela come le linee classiche abbiano plasmato l’immaginario di anime e design globale. 

Ricordo anche che di Hokusai è in corso una bella personale a Roma al museo dell’Ara Pacis. 

Palazzo Pepoli do ut do a Bologna: L’Arte della Solidarietà. Fino al 6 aprile 2026 

Il progetto do ut do, la biennale che unisce arte, design e solidarietà a favore della Fondazione Hospice Seràgnoli, vede quest’anno il suo fulcro espositivo presso Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna. 

Il Cuore dell’Esposizione: Palazzo Pepoli 

Situato in Via Castiglione 10, il Palazzo non è solo una cornice storica, ma diventa parte integrante del percorso. Le opere donate da artisti e designer di fama internazionale dialogano con l’allestimento multimediale del museo, creando un corto circuito affascinante tra la storia millenaria di Bologna e la creatività contemporanea rivolta al bene comune. 

Le Altre Sedi Bolognesi del Progetto 

Oltre al nucleo principale di Palazzo Pepoli, il percorso cittadino di do ut do coinvolge altri luoghi simbolo della cultura bolognese, confermando il legame profondo tra l’iniziativa e il tessuto della città: 

Palazzo dell’Archiginnasio: La storica sede dello Studium bolognese partecipa al progetto ospitando interventi che valorizzano il connubio tra sapere antico e visione moderna. 

Palazzo Poggi: Le collezioni scientifiche settecentesche e le aule affrescate di via Zamboni 33 aprono le porte alle installazioni del progetto, sottolineando l’importanza della ricerca e della cura. 

MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna): Spesso coinvolto come partner fondamentale per le sezioni più d’avanguardia del progetto.

Palazzo Poggi: Scienza, Arte e il Genio dei Manzolini 

Situato nel cuore del quartiere universitario, Palazzo Poggi è uno dei tesori più affascinanti di Bologna. Sede storica dell’Ateneo, l’edificio incanta i visitatori con i maestosi affreschi di Pellegrino Tibaldi, ma la sua vera anima risiede nelle collezioni scientifiche settecentesche che spaziano dalla storia naturale all’architettura militare. 

Tra le mura di questo palazzo si consumò una delle collaborazioni scientifiche e umane più straordinarie del Settecento: quella tra Anna Morandi e suo marito Giovanni Manzolini. Giovanni, esperto anatomista e ceroplasta, fu il primo a intuire il potenziale didattico della cera, ma fu insieme ad Anna che trasformò la loro casa in un laboratorio d’avanguardia. I due coniugi lavorarono fianco a fianco, dissezionando migliaia di corpi per carpirne i segreti e riprodurli con una fedeltà impressionante. 

Alla morte prematura del marito, Anna Morandi emerse come una vera eroina della scienza. Nonostante il dolore e le restrizioni dell’epoca per le donne, scelse di continuare il lavoro iniziato con Giovanni, superando persino i risultati del consorte. Ottenne la cattedra di anatomia all’Università e divenne celebre in tutta Europa — consultata persino da Caterina II di Russia  per la sua maestria nella ceroplastica. 

Le sue opere, nate dall’unione tra rigore chirurgico e sensibilità artistica, permisero di studiare il corpo umano con una precisione mai vista prima. Ancora oggi, le loro cere anatomiche sono il cuore pulsante dei Musei di Palazzo Poggi: una testimonianza eterna del legame tra Anna e Giovanni e del genio di una donna che ha saputo trasformare la scienza in un’arte immortale. 

Da non perdere la Sala di Architettura dedicata alle opere e ai modelli di Andrea Pozzo il gesuita architetto e pittore che realizzò alla chiesa di San Ignazio a Roma l’incredibile affresco prospettico della volta e la famosa “falsa cupola”. 

L’Archiginnasio di Bologna: Tra Scienza, Musica e Rinascita 

Il Palazzo dell’Archiginnasio è uno dei tesori più preziosi di Bologna. Antica sede dell’Università, oggi ospita la Biblioteca Comunale e custodisce ambienti che hanno segnato la storia della cultura europea. 

Il Teatro Anatomico e il miracolo della ricostruzione 

Il cuore della ricerca medica bolognese batte nel Teatro Anatomico, costruito nel 1637 in legno d’abete. Qui, sotto lo sguardo delle statue degli “Spellati”, i medici del passato effettuavano le dissezioni pubbliche per comprendere i segreti del corpo umano. 

Tuttavia, la bellezza che ammiriamo oggi ha rischiato di sparire per sempre. Il 29 gennaio 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, un violento bombardamento colpì il palazzo, distruggendo quasi completamente il Teatro. Nel dopoguerra, grazie a un incredibile lavoro di restauro, l’aula è stata ricostruita fedelmente recuperando i frammenti originali dalle macerie, permettendoci ancora oggi di sedere tra quegli stessi scranni storici. 

La Sala dello Stabat Mater: Il tempio dei Legisti 

Altro gioiello imperdibile è la Sala dello Stabat Mater, l’antica aula magna dei “Legisti” (gli studenti di legge). Questa sala monumentale deve il suo nome a un evento epocale: il 18 marzo 1842, proprio qui, ebbe luogo la prima esecuzione italiana dello Stabat Mater di Gioachino Rossini, diretta da Gaetano Donizetti. 

Oggi la sala, circondata da migliaia di volumi antichi e decorata con monumenti celebrativi e stemmi accademici, rappresenta un simbolo dell’eccellenza giuridica e artistica della città. 

Un’eredità salvata 

Passeggiare oggi tra il Teatro Anatomico e la Sala Stabat Mater non significa solo visitare un museo, ma testimoniare la resilienza di Bologna. Nonostante le ferite della guerra, l’Archiginnasio continua a raccontare la transizione dal sapere antico alla scienza moderna e la gloria della grande musica. 

Vibrazioni: Il dialogo tra Etel Adnan e Giorgio Morandi al MAMbo. Fino al 3 maggio 2026 

Il MAMbo di Bologna ospita Vibrazioni, un’esposizione che mette a confronto la poetica di Etel Adnan con l’eredità di Giorgio Morandi. La mostra esplora un’affinità elettiva fondata sulla sintesi visiva: da un lato, le celebri nature morte e i paesaggi polverosi di Morandi; dall’altro, le composizioni cromatiche e i panorami astratti dell’artista libanese. 

Entrambi gli autori condividono la scelta del piccolo formato e una dedizione quasi ascetica alla ripetizione del soggetto, volta a catturare l’essenza della luce e della forma. Dove Morandi scava nel silenzio e nelle variazioni tonali, Adnan risponde con una vitalità cromatica che trasforma la natura in un’esperienza spirituale vibrante. 

Mattia Moreni: Il ritorno dell’antologica del 1965 al MAMbo fino al 31 maggio 2026 

Il MAMbo di Bologna ospita una mostra cruciale intitolata “Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965”, curata da Claudio Spadoni e Pasquale Fameli. Non si tratta di una rassegna generica, ma di un’operazione filologica che riprende e reinterpreta la storica esposizione curata sessant’anni fa da Francesco Arcangeli. 

Il cuore della mostra: Il “Libero Realismo Moderno 

L’esposizione si concentra su un decennio specifico della produzione di Moreni (1954-1964), periodo in cui l’artista, sostenuto con forza da Arcangeli, divenne il simbolo di una pittura viscerale e conoscitiva. In un’epoca dominata dall’ascesa della Pop Art e segnata dalla recente scomparsa di Giorgio Morandi, Moreni scelse una strada solitaria e potente: quella dell’Ultimo Naturalismo. 

Le opere esposte 

Nella Project Room del museo sono presentati undici dipinti monumentali, selezionati tra quelli che composero la mostra originale del ’65. Il percorso espositivo è racchiuso tra due capisaldi simbolici: 

Il giardino delle mimose (1954): opera acquistata dal Comune di Bologna alla Biennale di Venezia su suggerimento dello stesso Arcangeli. 

Ah! La povera anguria dell’estate (1964): che segna l’inizio della transizione verso i celebri “Cartelli” e le serie successive. 

La mostra espone riproduzioni di lettere e documenti provenienti dal Fondo Francesco Arcangeli (Biblioteca dell’Archiginnasio). Questi testi testimoniano lo stretto dialogo intellettuale tra il critico e l’artista, definendo Moreni come una delle voci più irrequiete e originali del secondo dopoguerra italiano. 

Purtroppo il tempo trascorso non mi consente di vedere altre 2 interessanti mostre che sono: Banksy Archive 01 : The School of Bristol a palazzo Fava fino al 13 aprile 2026, Frida Kahlo “Lo sguardo come Identità” a palazzo Pepoli fino al 14 giugno 2026. 

Credit: Fabio Milani
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