Alessandro Ceschi nasce a Padova nel 1993, studia comunicazione e cinema, lavora come giornalista sportivo, un’esperienza che lo porta in Cina per le Olimpiadi giovanili di Nanchino del 2014. Due anni dopo, fresco di laurea e senza un piano preciso, si imbatte in un articolo online sulla crescita esplosiva dell’industria cinematografica cinese: nel giro di un mese è già a Pechino. Impara il mandarino tra toni sbagliati e malintesi, anche guardando serie tv in metropolitana; cambia nome; frequenta l’Accademia del Cinema; insegna italiano; lavora come comparsa tra annunci pubblicitari e film, inclusa una pellicola di propaganda bellica. Poi arriva la pandemia di Covid-19, i lockdown a Shanghai, e un Paese che da promessa si trasforma, da un giorno all’altro, in spazio di solitudine e resistenza quotidiana. Da quella esperienza nasce un diario online che gli conquista un vasto seguito sui social cinesi, una collaborazione con diverse testate locali e, nel 2022, il primo premio in un concorso della rivista Sixth Tone. “Ho fatto un sogno in mandarino”, scritto direttamente in cinese, entra nel 2024 nella top 10 annuale di Douban, il principale portale di recensioni letterarie in Cina, dove Ceschi vive nella città di Guangzhou. Oggi lo pubblica la casa editrice EDT nella sua prima traduzione italiana, che sarà presentata al Salone del Libro di Torino il 17 e il 18 maggio. In vista dell’uscita in libreria, prevista domani 15 maggio al prezzo di 18 euro, TPI anticipa un estratto di “Ho fatto un sogno in mandarino” di Alessandro Ceschi:
Intermezzo: alieni capitalisti
«Sei il mio primo passeggero straniero quest’anno! Il secondo in due anni».
«Bene, uno all’anno!».
«L’Italia, che posto romantico».
«Più o meno, dai».
«E che profumi di lusso!».
«Eh».
«Il Tour de France!».
«No, quello è in Francia».
«Ah, mi sono sbagliato».
«Il Tour de France è quello con la maglia gialla. In Italia c’è la maglia rosa».
«Vedi, che paese romantico! Tu credi negli alieni?».
«Mah, non sono sicuro».
«Secondo me i ricchi sono degli alieni, venuti sulla Terra a guadagnare i nostri soldi».
«Ahah, può essere».
«Posso farti una domanda?».
«Va bene».
«Se fossi ricco e potessi comprarti una macchina da corsa, quale sceglieresti?».
«Non so. Magari una Ferrari. Tu?».
«Nei videogiochi ho guidato la Lamborghini, non è la più veloce, ma è quella con il funzionamento migliore! Comprerei una Lamborghini».
«Bene, speriamo presto!».
«Ahah! Se in questa vita riesco a comprarne una sarebbe un successo. Tu credi nella reincarnazione?».
Mi è spiaciuto di essere arrivato a casa, dovendo scendere dal taxi e interrompere una serie di domande che non so a quali ambiti filosofici sarebbe potuta arrivare, con solo qualche chilometro di strada in più.